Non c’è più tempo. Mario Draghi, dal palco del Meeting di Rimini, lancia un nuovo avvertimento all’Europa: o cambia rotta, o resterà spettatrice irrilevante davanti alle crisi globali. «Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui è evaporata l’illusione dell’Europa di contare», ha detto l’ex presidente del Consiglio, tornato per la quarta volta alla kermesse di Comunione e Liberazione.

Draghi ha puntato il dito contro la lentezza decisionale di Bruxelles, i «riti» che paralizzano l’Unione, e l’incapacità di reagire davanti a scenari come la guerra in Ucraina, la crisi in Iran e a Gaza, o i dazi imposti «dal nostro alleato di antica data», gli Stati Uniti, a cui l’Europa «ha dovuto rassegnarsi».

«Stringiamoci insieme»

Il cuore del suo intervento è stato un appello all’unità: «Di fronte a un mondo in cui non c’è più rispetto delle regole ma l’uso della forza militare e della potenza economica per proteggere gli interessi nazionali, la prima cosa che viene in mente è: stringiamoci tutti insieme». Non la scorciatoia della «sovranità nazionale», che significherebbe solo indebolire il Vecchio continente, ma un’Europa capace di rafforzare l’integrazione e di riformare la propria architettura politica.

Debito comune e difesa

Draghi è tornato anche sulla sua distinzione tra «debito cattivo e debito buono», invocando la costruzione di «forme di debito comune» per finanziare grandi progetti europei, come l’aumento della spesa per la difesa, reso necessario – ha sottolineato – dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. «Sforzi nazionali frammentati e insufficienti non riuscirebbero mai ad attuare simili progetti», ha ribadito.

Pragmatismo, non visione

Il suo non è un europeismo di facciata. «Il mio è un approccio pragmatico, coi piedi per terra», ha detto citando con ironia l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt: «Cerchi una visione? Vai dall’oculista». Ha ricordato come persino nella sua tesi di laurea definisse l’idea di moneta unica «una sciocchezza». Eppure, proprio l’euro – ha riconosciuto – si è rivelato la risposta giusta alle sfide di allora.

L’applauso del Meeting

Accompagnato dal presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz, Draghi ha visitato una mostra sul lavoro, accolto da applausi già prima di salire sul palco. Ma è stato il suo intervento a conquistare il pubblico. «Rimuovere le barriere, mettersi d’accordo su come finanziare i giganteschi investimenti necessari, disegnare una politica commerciale adeguata alla nuova era: ecco la strada», ha scandito.

Un monito chiaro: senza una «unità di azione» immediata, «le circostanze» rischiano di diventare «insostenibili».