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Trattori in piazza, come a Milano, petardi, patate e letame lanciati da migliaia di manifestanti davanti alle sedi delle principali istituzioni europee a Bruxelles. È stato solo l’ultimo atto delle ondate di proteste degli agricoltori di mezza Europa per far slittare la firma dell’accordo commerciale Ue-Mercosur inizialmente previsto per il 20 dicembre, ma ora slittato al 17 gennaio, in Paraguay, a seguito dei tumulti registrati e alle ferme opposizioni di paesi di rilievo come la Francia.
L’accordo tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, area che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, prevede la possibilità di creare la più vasta area di libero scambio al mondo, un mercato comune di 700 milioni di persone che prevede in base ai contenuti della proposta di legge la liberalizzazione del 90 percento delle importazioni dei beni industriali europei e il 93 percento dei prodotti agricoli. A ridursi progressivamente saranno le barriere tra le due vaste aree del pianeta che oggi vedono dazi dal 15 al 35 percento su ricambi auto, macchinari, prodotti chimici, farmaceutici, liquori e vini.
Ma l’accordo divide. Se da un lato permetterebbe alle imprese dell’Ue di risparmiare circa quattro miliardi di euro di dazi l’anno e favorirebbe le esportazioni con procedure doganali più semplici, dal fronte dell’agricoltura ci sarebbe invece da affrontare la concorrenza dei prodotti sudamericani, in particolare zucchero, carne bovina, pollame, mais che per gli agricoltori verrebbero messi sul mercato con poche garanzie rispetto a quelli che sono gli standard previsti proprio dall’Unione Europea. La Commissione europea ha precisato che tutti i prodotti importati, oggi facilmente tracciabili attraverso l’uso della tecnologia, dovranno rispettare rigorosamente le norme europee in materia di sicurezza alimentare, ma la paura nel settore agroalimentare resta e le rassicurazioni quando c’è di mezzo il pezzo di pane e la salute non bastano. Tra i Paesi favorevoli all’accordo c’è in prima fila la Germania seguita da Spagna e dai paesi del Nord Europa, contrari oltre Francia e anche Polonia, Ungheria, Austria e Irlanda (il Belgio, diviso tra Fiamminghi e Valloni, si è astenuto). Un numero insufficiente per poter bloccare tutto in quanto per raggiungere qualsiasi tipo di accordo commerciale in Consiglio dell’Ue è necessario raggiungere la maggioranza qualificata. A votare a favore in fatti sono stati più di 15 Stati membri, superando il 65 per cento della popolazione europea. Il veto invece si ottiene quando supera il 35 percento dei voti.
La posizione espressa dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla necessità di firmare l’accordo Mercosur, ribadita anche nella conferenza stampa di ieri, è chiara. L’Italia chiede che nell’accordo ci siano garanzie per il settore agricolo, per le imprese e per la salute dei consumatori. Per gli agricoltori queste garanzie sembrano non esserci. I benefici per l’Italia potrebbero tuttavia riguardare il settore industriale, in particolare quello meccanico, tecnologico e chimico-farmaceutico. Secondo un’analisi del ministero degli Esteri nel 2021 per valutare gli effetti dell’accordo, entro il 2036, le esportazioni totali di beni e servizi dell’Ue aumenterebbero di circa 25 miliardi di dollari e l’Italia sarebbe il maggior beneficiario tra i 27 Paesi membri, con una quota del 14 percento. Confindustria stima un beneficio per l’Italia di circa 14 miliardi di euro.
Per Coldiretti il rinvio della firma è stato una vittoria collettiva. Ma l’Europa ha firmato, compresa l’Italia. La principale organizzazione che sostiene gli agricoltori italiani ha fatto rilevare come l’accordo in questione ignori le discrepanze tra gli standard produttivi europei e quelli dei paesi del Mercosur. Nei campi sudamericani si usano ancora sostanze bandite in Europa da anni, come fungicidi, insetticidi, erbicidi in un contesto di totale assenza dei diritti dei lavoratori. Nei primi 10 mesi del 2025 secondo la stima di Coldiretti le importazioni dal Mercosur in Italia sono salite del 17 percento sul 2024, sfiorando i 3 miliardi di euro (pari all’intero anno precedente), mentre l’export italiano è sceso del 3 per cento. «Abbiamo portato avanti in questi mesi un lavoro a tutti i livelli, italiano e comunitario, per denunciare gli enormi rischi connessi alla firma di un’intesa priva di garanzie per le aziende agricole e per la salute stessa dei cittadini consumatori. In assenza di condizioni paritarie, garantite dal principio di reciprocità delle regole si spalanca la strada a una concorrenza sleale che penalizza gli agricoltori europei, sacrificati a favore di altri interessi commerciali, e si aumentano anche le potenziali minacce per la salute dei cittadini consumatori. L’intesa ignora completamente il divario tra gli standard produttivi europei e quelli in vigore nei Paesi Mercosur, dove nei campi si continuano ad utilizzare in larga misura molecole da anni bandite nell’Unione europea», si legge in un comunicato di Coldiretti.




