Riapre la scuola in Emilia Romagna ed è boom di iscrizioni: 8000 bambini lunedì 31 agosto tornano in aula grazie alla sperimentazione della Regione che, con un finanziamento di 3 milioni di euro, coinvolgerà più di 150 istituti scolastici di 42 comuni, alcuni dei quali accoglieranno anche alunne e alunni provenienti da altre scuole non direttamente coinvolte nel progetto.

Noi ne abbiamo parlato con Ivan Sciapeconi ed Eva Pigliapoco, tra i maggiori autori di testi di didattica per le scuole e per i docenti, scrittori ma soprattutto maestri della primaria IC9 di Modena, uno degli istituti che riapre le porte per “accorciare” l’estate delle famiglie. «Noi no, non saremo in classe ma il plesso Cittadella riapre. È una sperimentazione che riguarda solo la primaria, con un certo numero di bambini per cui si va per graduatoria».

Ivan Sciapeconi

Un progetto che ha un nome significativo.
«La scuola riparte insieme, si chiama così ed è stato approvato con DGR 1072 del 2026: il senso profondo di questa scelta è che le scuole – come si legge nel decreto- siano presidi civici, aperti alla comunità, oltre il calendario scolastico ordinario. Nella nostra città, qui a Modena, hanno aderito 10 scuole primarie e ogni scuola ne ospita 60. Ovvero 600 bambini complessivi rientrano a scuola il 31 agosto, più i bambini di sei scuole paritarie».

Con un orario ridotto, fino all’11 settembre.
«Dal 31 agosto all’11 settembre, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. I bambini non saranno con i maestri, ma con i gestori dei centri estivi iscritti all’albo comunale selezionato con avviso pubblico. In sostanza, sarà un centro estivo a scuola».

Quali sono i punti di forza?
«Che sin qui i centri estivi erano solo a giugno e luglio e che è gratis».

Eva Pigliapoco

Un bell’aiuto per le famiglie.
«La richiesta è alta e i tempi delle famiglie sappiamo quali sono. Il servizio gratis ovviamente è percepito positivamente. Ma l’aspetto più importante di questa proposta, dal nostro punto di vista, risiede nel non essere scuola perché, è dimostrato dalla letteratura scientifica, che più tempo i bambini trascorrono “nella didattica” meno apprendono. Il centro estivo, invece, ha una valenza solo positiva di socializzazione, rimette i bambini tra i pari proponendo attività ricreative».

Altri aspetti decisivi di questa scelta?
«Oltre alla gratuità e alla socializzazione, l’aver scelto scuole abbastanza attrezzate. Per esempio, nel nostro istituto hanno individuato il plesso che ha un’area verde con gli alberi per gestire anche il tema del caldo».

L’Emilia Romagna fa un primo passo verso un ragionamento che potrebbe- dovrebbe diventare nazionale.
«Diciamo che è l’occasione per diventare un vero presidio civico aperto alla comunità, come da DGR. Il modello migliore di scuola, si sa, è quello finlandese dove vai a scuola anche il pomeriggio ma non per “fare scuola”, ma fare attività extracurricolari».

Come gestirete il caldo dal 14 settembre?
«Siamo molto preoccupati. A livello nazionale non siamo attrezzati al cambiamento climatico, non lo eravamo a giugno e luglio e non lo siamo a settembre. Ci prepariamo a far lezione in un “forno”».

Con che spirito accoglierete i bambini quest’anno?
«Siamo marito e moglie e colleghi. Entrambi prendiamo le quarte. Al netto del caldo facciamo il lavoro più bello del mondo, in una “scuola laboratorio” del centro città, con una multietnicità notevole (siamo al 70 per cento nelle classi), scelta dalle famiglie fuori bacino come un esperimento sociale ben riuscito».