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C’è un piccolo mondo sull’Appennino abruzzese dove il tempo sembra essersi fermato e la logica del profitto ha dovuto cedere il passo a quella, più antica e preziosa, della comunità. Siamo a Valle Castellana, un borgo sparpagliato in una quarantina di frazioni tra i Monti della Laga, in provincia di Teramo. Qui, dove le ferite del terremoto del 2016 sono ancora visibili nei cantieri della ricostruzione e lo spopolamento minaccia di inghiottire la storia, l’unica stazione di servizio del paese stava per chiudere i battenti. Non rendeva abbastanza, dicevano le metriche di mercato. Ma senza quel distributore, per fare anche solo dieci litri di gasolio utili a muovere un trattore o a portare un anziano dal medico, bisognava mettersi al volante e guidare per oltre quaranta minuti fino ad Ascoli Piceno o Teramo.
Poi, la svolta. Il comune guidato dal sindaco Camillo D’Angelo, oggi anche presidente della Provincia, ha fatto una scelta controcorrente e coraggiosa: nel 2022 l'amministrazione si è comprata l'impianto e ha iniziato a gestirlo direttamente. Nessun intermediario privato in cerca di maximi margini, nessun algoritmo speculativo sul prezzo giornaliero. Il Municipio acquista il carburante e lo rivende praticamente a prezzo di costo.


Il risultato? Alla pompa di Valle Castellana la benzina viaggia oggi attorno a 1,75 euro al litro e il diesel a 1,89 euro, contro una media nazionale e regionale che sfonda la quota dei 2 euro. Un risparmio netto per gli automobilisti che va dai 20 ai 26 centesimi al litro. Non a caso, tra i tornanti del paese c'è la fila: residenti, pendolari, turisti e soprattutto gli operai delle imprese edili impegnate nella ricostruzione post-sisma affollano ogni giorno il piazzale della "pompa del sindaco”.
Un servizio essenziale, non una merce
«Non lo abbiamo fatto per entrare nel mercato energetico o per fare concorrenza sleale, ma per garantire un diritto fondamentale», spiega a Il Post il primo cittadino Camillo D’Angelo. Nelle aree interne della nostra Italia, un distributore di benzina non è un mero esercizio commerciale, ma un’infrastruttura di cittadinanza, esattamente come la farmacia, la scuola o l’ufficio postale. Se chiude il distributore, il paese si spegne.
Rilevando l’impianto, il Comune di Valle Castellana ha dimostrato che la gestione pubblica orientata al bene comune non solo è possibile, ma può persino far quadrare i conti. Vendere a prezzo di costo non significa affatto lavorare in perdita.
L'amministrazione sostiene le spese d'acquisto e di manutenzione, rinuncia all'extraprofitto e restituisce il beneficio alle tasche dei cittadini e ai bilanci dei piccoli artigiani locali. Tanto che le entrate legate ai volumi erogati dall'impianto sono cresciute nel tempo, garantendo persino risorse da reinvestire per i servizi del borgo. Un caso virtuoso di economia civile che oggi molti altri Comuni montani isolati stanno chiedendo di poter replicare.


La parabola delle accise: la promessa elettorale rimasta a secco
La vicenda di Valle Castellana, con la sua disarmante e poetica semplicità, assume contorni quasi simbolici se specchiata sul quadro politico ed economico nazionale.
Mentre un piccolo comune di 800 abitanti trova il modo pratico di tutelare il potere d'acquisto delle famiglie applicando la sussidiarietà, Roma continua ad annaspare sulle politiche energetiche. Si stima che oltre la metà del costo di ogni litro di carburante che eroghiamo in Italia sia composto da tasse da gettito statale: IVA e, soprattutto, le tanto discusse accise, introdotte nel corso dei decenni per finanziare le emergenze più disparate (dalla guerra d'Etiopia del 1935 al terremoto del Belice).
Quattro anni fa, la coalizione di governo attualmente in carica aveva fatto del carovita e della pressione fiscale il proprio cavallo di battaglia elettorale. Tutti ricordano le uscite sui social e i comizi accorati nei piazzali delle stazioni di servizio, accompagnati dallo slogan imperativo: "Taglieremo le accise sui carburanti!".
A distanza di quattro anni da quelle promesse solenni, la realtà raccontata dai tabelloni delle stazioni di servizio di tutta Italia è amaramente diversa. Non solo il promesso taglio strutturale delle accise non si è mai concretizzato, ma anche i bonus temporanei e gli sconti d'emergenza introdotti dai governi precedenti sono stati progressivamente riassorbiti o prorogati all'ultimo secondo tramite decreti d'urgenza dell'ultimo minuto. La realtà è che il gettito derivante dai carburanti resta un'ossigenazione contabile a cui le casse dello Stato non riescono né vogliono rinunciare, lasciando i cittadini alla mercé delle oscillazioni del greggio e dei margini speculativi della filiera.


Una lezione di buona amministrazione per il Paese
C'è un insegnamento profondo che arriva dalle montagne dell'Abruzzo. Il modello Valle Castellana non sarà del tutto applicabile nelle metropoli o sulle reti autostradali, laddove vigono dinamiche di mercato più complesse, ma smaschera un'ipocrisia di fondo. L'idea, cioè, che di fronte ai rincari dell'energia e del costo della vita la politica debba sempre dichiararsi impotente, lasciando che il libero mercato decida le sorti delle comunità più fragili.
Un sindaco di montagna ha ricordato all'Italia intera che quando la politica rinuncia al mero tornaconto e torna ad applicare l'articolo 3 della Costituzione, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, anche fare il pieno di benzina può smettere di essere un salasso e tornare a essere semplicemente un servizio alla comunità.









