Per qualche motivo vi sentite giù di corda? Ascoltate “Wasting light” dei Foo Fighters e l'effetto energetico sarà immediatamente assicurato. A tre anni e mezzo di distanza dal precedente “Echoes, silence, patience & Grace” la band capitanata da David Grohl è tornata con un disco tostissimo, «l'album più heavy che abbiamo mai registrato», come l'ha definito lo stesso leader. Anche nei pezzi più “rumorosi”, tuttavia, la melodia gioca sempre un ruolo essenziale, rendendoli così più appetibili.
La parola d'ordine dunque è: immediatezza. Quindi bando ai computer e alle altre diavolerie tecnologiche. Per registrare il disco, Grohl ha convocato i suoi soci direttamente nel garage di casa sua in California, usando solo nastri analogici. La formula è stata premiata: per la prima volta nella loro carriera che ormai dura da oltre 15 anni, un loro disco è schizzato al primo posto in classifica tanto negli Stati Uniti quanto in Inghilterra. L'inizio è subito infuocato con “Bridge burning”, a cui fanno seguito i riff di chitarra micidiali del singolo “Rope”, i ritmi sincopati di “Dear Rosemary” e il metal puro di “White limo”. Per trovare un pò di pace, bisogna attendere “These days”, un pop-rock trascinante e orecchiabile che potrebbe benissimo aspirare al titolo di secondo singolo del disco. Peccato che dopo questo picco, la tensione cali con qualche brano decisamente anonimo.
Ma è in serbo il gran finale, con “I should have known”, una ballatona drammatica innervata dal basso martellante di Krist Novoselic, vecchio sodale di Grohl dei tempi gloriosi dei Nirvana, così come il produttore Buth Vig. L'appuntamento ora è nella dimensione dove i Foo Fighters sprigionano al meglio tutta la loro energia: il palco. Il loro tour prevede un'unica data Italia: il 15 giugno al Rock in Idhro di Milano.
La parola d'ordine dunque è: immediatezza. Quindi bando ai computer e alle altre diavolerie tecnologiche. Per registrare il disco, Grohl ha convocato i suoi soci direttamente nel garage di casa sua in California, usando solo nastri analogici. La formula è stata premiata: per la prima volta nella loro carriera che ormai dura da oltre 15 anni, un loro disco è schizzato al primo posto in classifica tanto negli Stati Uniti quanto in Inghilterra. L'inizio è subito infuocato con “Bridge burning”, a cui fanno seguito i riff di chitarra micidiali del singolo “Rope”, i ritmi sincopati di “Dear Rosemary” e il metal puro di “White limo”. Per trovare un pò di pace, bisogna attendere “These days”, un pop-rock trascinante e orecchiabile che potrebbe benissimo aspirare al titolo di secondo singolo del disco. Peccato che dopo questo picco, la tensione cali con qualche brano decisamente anonimo.
Ma è in serbo il gran finale, con “I should have known”, una ballatona drammatica innervata dal basso martellante di Krist Novoselic, vecchio sodale di Grohl dei tempi gloriosi dei Nirvana, così come il produttore Buth Vig. L'appuntamento ora è nella dimensione dove i Foo Fighters sprigionano al meglio tutta la loro energia: il palco. Il loro tour prevede un'unica data Italia: il 15 giugno al Rock in Idhro di Milano.



