Ormai nel linguaggio comune è entrato il termine «maranza». Così diffuso che la Treccani lo ha ufficialmente incluso, nel 2025, tra i neologismi. In realtà, ci avvisa l’Accademia della Crusca la parola era già conosciuta dagli anni Ottanta/Novanta.

Non si sa esattamente quale sia l’etimologia della parola, ma la teoria più accreditata fatta propria dall’Accademia la fa risalire al dialetto meridionale «maranza», che significa «melanzana». In questo caso, l'origine avrebbe una connotazione legata al colore della pelle, riferendosi a persone di origine nordafricana.
Un'altra ipotesi, molto diffusa a Milano dove il fenomeno è più radicato, vede «maranza» come una crasi tra «marocchino» e «zanza», quest'ultimo un termine del gergo milanese per indicare un piccolo ladruncolo o imbroglione.
C'è poi chi sostiene che la parola derivi da una storpiatura di «tamarro» in «tamarranza», con l'aggiunta di un suffisso tipico del Nord Italia dal significato derisorio (come in «riccanza»).

Indipendentemente dall'origine, oggi la Treccani definisce il «maranza» come un «giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente e dal linguaggio volgare». Si tratta solitamente di ragazzi di seconda generazione, spesso nati in Italia ma con origini nordafricane.
La definizione della Crusca è simile: «Ragazzo o, meno freq., ragazza, che appartiene a gruppi di giovani che condividono e ostentano atteggiamenti da strada, particolari gusti musicali, capi d’abbigliamento e accessori appariscenti e un linguaggio spesso volgare».

La prima attestazione sarebbe del 1988, dal brano di Jovanotti “Il capo della banda”

«Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente
di matti di maranza e di malati di mente
fissati con le moto e coi vestiti americani
facciamo tutto ora o al massimo domani».

«Negli ultimi anni il termine maranza si è diffuso tra i giovani − principalmente attraverso i social network come TikTok – per identificare un certo tipo di ragazzi (meno frequentemente ragazze) accomunati dagli stessi stili d’abbigliamento (ad es. abiti griffati, perlopiù contraffatti), gli stessi gusti musicali (come la trap), e un linguaggio e un atteggiamento talvolta grezzi o volgari», spiegano le note dell’Accademia. Aggiungendo che «nell’estate 2022, alcuni raduni di giovani avvenuti tra Peschiera del Garda e Riccione hanno portato il “fenomeno maranza” all’attenzione dei media nazionali, e il termine si è diffuso nella stampa e nei telegiornali. L’opinione pubblica si è divisa tra chi ritiene i maranza un fenomeno sociale pericoloso e criminale, e chi invece ne evidenzia le contraddizioni e mette in risalto gli aspetti più ridicoli e caricaturali».

Inoltre, spiega Marco Biffi, ordinario di Linguistica italiana presso l'Università di Firenze e responsabile del sito web dell’Accademia della Crusca, nel suo articolo Giovani, lingua e mode: se maranza non sempre fa rima con violenza, «vedo un rischio in questo modo di usare le parole; e chi le usa per professione dovrebbe saperlo. Il fatto che in gruppi di violenti ci siano anche alcuni maranza non significa, ovviamente, che maranza significhi violento. Così si rischia di marchiare inutilmente, con facili e superficiali sovrapposizioni, migliaia di ragazzi che non farebbero e non fanno del male a nessuno, e che semplicemente aderiscono giovanilmente, come avviene in ogni generazione, alla moda di un momento».