Un ricordo appassionato di Elia Oyek, patriarca di Antiochia dei Maroniti dal 1899 al 1931 e fondatore della Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia, beatificato in Libano il 25 luglio. Papa Leone, con la sua pausa estiva agli sgoccioli – dovrebbe tornare in Vaticano il 27 luglio – segue con apprensione quello che accade nel mondo. E prende spunto proprio da quello che è chiamato «Padre del Grande Libano» per essere stato «uomo di dialogo e di speranza e un luminoso punto di riferimento ecclesiale, sociale e politico», per tornare a parlare del Paese dei cedri. Chiede di pregare anche con l’intercessione del nuovo beato per ottenere «il dono della pace per l’intero popolo del Libano a me tanto caro».

E poi il duro ammonimento contro il «perdurare e l’inasprirsi della violenza in Terra Santa, di cui ultimamente sono state vittime anche molti civili in Cisgiordania e a Gaza». Leone rivolge «un accorato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e sugli uguali diritti di ogni persona umana, e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa». Allargando lo sguardo all’intera regione rinnova «l’appello circa la situazione in tutto il Medio Oriente, dove un intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione, mettendo gravemente a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile e dell’elettricità». La sua è una esortazione «dal profondo del cuore» rivolta a «tutte le parti coinvolte» perché sospendano «gli attacchi» e riaprano «con urgenza spazi di dialogo e diplomazia per giungere quanto prima alla pace tanto desiderata per tutta la regione».

Il Pontefice non dimentica le popolazioni che soffrono a causa della guerra in tutto il mondo e chiede che il Signore possa «toccare i cuori e illuminare le menti dei responsabili, perché presto si giunga alla riconciliazione e alla pace».

Poi ricorda la sua vicinanza alla Spagna e alla Francia per i devastanti incendi di cui sono vittime e prega per le persone colpite e per il lavoro dei soccorritori.

Infine, prima di salutare le numerose delegazioni presenti, ricorda la sesta giornata mondiale dei nonni e degli anziani, «che ha come tema le parole del profeta Isaia: “Io invece non ti dimenticherò mai”. Ringraziamo insieme il Signore per il dono che gli anziani sono per la Chiesa e per la società. E impegniamoci a rispettarne e valorizzarne il ruolo prezioso e a garantire loro sempre la giusta attenzione e assistenza».

Prima aveva spiegato il Vangelo del giorno, quello di Matteo che paragona il Regno di Dio a una perla preziosa e a un tesoro. «Le parabole lasciano intendere la sorpresa di chi trova ciò che non poteva neanche sperare, al punto che vendere o lasciare tutto non appare ormai una rinuncia, ma un guadagno». Leone spiega che la chiamata di Gesù è irresistibile, suscita una «risposta pronta e mossa dal desiderio». Un primo aspetto, dunque, è che «Dio è vicino e si fa trovare: l’incontro col suo Regno è una svolta che non restringe, ma allarga la vita. Se qualcosa deve ora cambiare, è per un di più di possibilità, non per un di meno».

Il secondo aspetto è che a riconoscere il tesoro nascosto è «probabilmente un contadino; la perla, invece, è riconosciuta di grande valore da un mercante, forse un viaggiatore. Seguono altre due parabole in cui i protagonisti sono dei pescatori e uno scriba esperto di cose antiche e nuove. Ve ne sono altre, poi, in cui il Regno si lascia scorgere in una donna che impasta la farina, in un’altra che riordina la casa, in un re che pianifica la guerra, in un uomo che progetta una torre, in amministratori che gestiscono pagamenti o investimenti, in pastori e agricoltori. Insomma, il Regno di Dio rivela la sua inestimabile bellezza su strade diverse, ma chiama tutti – uomini e donne, giovani e anziani, poveri e ricchi – a un profondo rinnovamento. Tutti lo possono comprendere e ne sono attratti».

E anche oggi «la Chiesa è comunione di persone diverse per origine, per cultura, per competenze, per livello di responsabilità, ma tutte chiamate a riconoscersi “uno” in Gesù Cristo: è Lui il tesoro nascosto, la perla preziosa, la rete che raccoglie chi è disperso. Dal principio, infatti, Gesù ha chiamato e radunato attorno a sé persone che, altrimenti, non si sarebbero mai frequentate». Così Dio ha mostrato che «non fa preferenza di persone e che la sua elezione è predilezione, specialmente per chi è piccolo e scartato».

Allora, conclude il Pontefice, «non ci resta che chiedere un dono, lo stesso invocato dal giovane re Salomone. È il dono di distinguere la perla di grande valore, di saper riconoscere il tesoro per cui vale la pena di vendere tutto. Mentre l’industria dei consumi ci modifica il palato, suscitando sempre nuovi bisogni per poi venderci risposte che non saziano e talvolta avvelenano il cuore, dobbiamo imparare a cogliere ciò che conta davvero, il tesoro della relazione con Dio che ci apre alla gioia e ci aiuta a vivere al meglio le relazioni tra di noi».