Allarmi inseriti, telecamere a circuito chiuso, un discreto numero di guardiani: non si può dire che il Mume, il Museo regionale Accascina di Messina, il più grande del Sud Italia per superficie complessiva, fosse proprio abbandonato alla mercé di predoni e mariuoli, eppure il famigerato furto di Ferragosto è comunque riuscito senza particolari affanni. Tre delle cinque tavole che compongono il Polittico di San Gregorio o del Rosario – due poi abbandonate dai ladri al ciglio della strada e riconosciute da un passante - e una tavoletta bifronte di una Madonna con Bambino con un ritratto di Cristo sull’altro lato sottratti al patrimonio artistico italiano. Come è stato possibile?

«Non c'è dubbio che si tratti di ladri specializzati, che sapevano perfettamente come aggirare i sistemi di sicurezza (compresa la posizione delle telecamere) e soprattutto cosa prendere, anche in una teca blindata come nel caso della piccola tavoletta dipinta su entrambe le facce». Stefano Zuffi, uno dei maggiori esperti e critici d’arte del nostro Paese, non ha dubbi in proposito. «Non dimentichiamoci che ogni anno in Italia vengono rubate decine di migliaia di oggetti censiti come “opere d’arte”, ovviamente in larghissima maggioranza da ville o abitazioni private. Qualsiasi sistema di sicurezza può essere violato; piuttosto, mi fa riflettere il fatto che i ladri abbiano abbandonato sul ciglio della strada, senza nessuna precauzione, due delle tavole del polittico di San Gregorio. Una circostanza che fa certamente pensare a una precisa tipologia di furto di opere d'arte “pubbliche”: la richiesta di un riscatto allo Stato».

Il Polittico di San Gregorio trafugato nella serata del 15 agosto (Ansa/Museo).
Il Polittico di San Gregorio trafugato nella serata del 15 agosto (Ansa/Museo).

Il Polittico di San Gregorio trafugato nella serata del 15 agosto (Ansa/Museo).

Che ruolo e che valore hanno all’interno della storia dell’arte italiana queste tavole?

«È un furto gravissimo. Antonello da Messina è un artista fondamentale nella storia del Quattrocento europeo, anello di congiunzione indispensabile tra Italia e Fiandre, pioniere della tecnica della pittura a olio. Il suo viaggio attraverso l'Italia, dalla Sicilia a Napoli e su fino a Venezia nel 1475, è una delle “avventure” decisive nella storia dell'arte umanistica e nel diffondersi del nuovo linguaggio espressivo della prospettiva. Ma purtroppo Antonello è anche un pittore raro: molte delle sue opere sono andate perdute o ci sono giunte in uno stato compromesso, e questo rende i suoi dipinti tanto preziosi e delicati. Persino il polittico di San Gregorio, unica opera rimasta nella città natale, ha subito danni irreversibili dal terremoto di Messina del 1908: la sua parziale e complicata ricomposizione è entrata nella storia del restauro pittorico. Si tratta comunque di un dipinto di eccezionale interesse nella fase finale della breve vita del pittore: rientrato in Sicilia dopo il soggiorno a Venezia, Antonello cerca e trova un raffinato equilibrio tra le aspettative di un ambiente ancora tradizionale (e dunque dipinge un polittico a fondo oro, secondo un modello che in altre parti d'Italia cominciava a essere sostituito dalla pala d'altare unitaria) e l'introduzione di una volumetria solida, tridimensionale, pienamente realizzata nello spazio. La tavoletta bifronte è ovviamente meno significativa, ma, per dare un ordine di grandezza economica, lo Stato italiano ha di recente acquistato un dipinto di Antonello sostanzialmente analogo per formato e funzione, pagandolo 16 milioni di euro. Va poi aggiunto che Messina, praticamente rasa al suolo dal terrificante sisma del primo Novecento, ha potuto raccogliere solo poche tracce del suo glorioso passato di città di cultura, e anche per questo la ferita è molto dolorosa».

Lo storico dell'arte Stefano Zuffi.
Lo storico dell'arte Stefano Zuffi.

Lo storico dell'arte Stefano Zuffi. 

Perché rubare queste opere di Antonello da Messina? È possibile trovare acquirenti nel mercato nero? Hanno un enorme valore ma è pressoché impossibile guadagnarci dei soldi… si tratta di ladri non professionisti?

«Impensabile proporre opere tanto note sul mercato, e qualunque ladro di opere d'arte, anche il più sprovveduto, lo sa benissimo. Restano altre ipotesi: la prima è quella un furto su commissione, per desiderio di un misterioso collezionista, ma lo ritengo comunque assai improbabile. Più credibile è la probabilità che i ladri chiedano un riscatto allo Stato, oppure (come è avvenuto nel celebre precedente del furto di una tela di Caravaggio a Palermo nel 1969) che sia una “prova di forza” da parte della mafia, una sfida alle istituzioni statali. In questo caso, va ricordato che purtroppo la Natività di Caravaggio non è mai stata ritrovata, e anzi con ogni verosimiglianza è stata distrutta».

Il patrimonio artistico conservato nei musei italiani è vastissimo. Dobbiamo in qualche modo rassegnarci a non poter tutelare tutte le opere presenti in Italia oppure questa sovrabbondanza può essere tutelata nella sua interezza?

«Risuona ancora una volta una frase che ritengo insopportabile, specie quando è pronunciata con un sorrisetto: “In Italia c’è troppo!”. Eh no! Semmai c’è troppa ignoranza: quanti di coloro che oggi si scandalizzano hanno mai visitato il museo di Messina? Lo diceva un grande storico amante dei paradossi come Federico Zeri, che sfoderava l’accento romanesco della sua infanzia quando sosteneva che per far capire agli italiani quanto sia importante il patrimonio artistico: “Ce vojono le bombe!”. Vale a dire: ci si accorge della importanza e della fragilità delle opere d'arte quando succedono purtroppo fatti drammatici, come appunto i furti o, ahimè, i terremoti. Da una parte possiamo certamente affermare che in Italia disponiamo di eccellenti funzionari preposti alla tutela e di un corpo specializzato dei Carabinieri che può essere considerato il migliore del mondo per quel che riguarda il recupero delle opere d'arte. Ma d'altra parte ho l'impressione che molti di noi non conoscano o sottovalutino l'importanza dell'arte per la nostra vita, per le nostre comunità, per una identità tutta da offrire e da condividere. È molto urgente che si diffonda una sensibilità più viva e profonda: un senso di gratitudine per quello che la storia e le generazioni ci hanno lasciato, un amore e una cura per la bellezza delle opere d'arte, degli edifici storici e naturalmente dell'ambiente in cui si trovano».