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Un'immagine dell'eclissi totale di sole del 2017 in Nord America
La notte del 12 agosto il cielo offrirà uno degli appuntamenti astronomici più attesi dell'estate: un'eclissi che attirerà l'attenzione di astrofili, appassionati e curiosi. Un allineamento tra Sole, Terra e Luna che darà vita ad uno scenario di grande suggestione. Per guidarci alla scoperta di questo affascinante fenomeno celeste, spiegando come osservarlo e comprenderne i meccanismi, abbiamo rivolto le nostre domande, che poi sono quelle che tutti si fanno, a Luigi Bignami, geologo, noto volto televisivo e divulgatore scientifico, apprezzato per il suo linguaggio chiaro e rigoroso. È firmato proprio da lui lo speciale Tv Eclissi – Il giorno in cui il Sole sparisce in onda l’11 agosto su Focus (canale 35) alle ore 21.20.


Bignami, partiamo da una domanda che in molti si fanno: dove e come si vedrà l'eclissi del 12 agosto in Italia? Sarà uguale ovunque?
«In Italia l’eclissi del 12 agosto sarà un'eclissi parziale. Questo vuol dire che da nessun punto del Paese si vedrà il Sole sparire del tutto. Ma il grado di "morso" lunare, vale a dire la parte della luna che coprirà il Sole, cambia molto da Nord a Sud. Le regioni più fortunate saranno quelle settentrionali e occidentali, con Torino intorno al 93%, Milano al 92% e Venezia al 91%, mentre il punto più favorevole d'Italia dovrebbe essere Ventimiglia, con un oscuramento che potrà arrivare a circa il 94,84%. Scendendo lungo lo Stivale la percentuale cala. Roma arriverà a un massimo intorno al 69%, sufficiente comunque per percepire un cambiamento della qualità della luce, mentre nel Mezzogiorno e nelle Isole la copertura scenderà sotto il 50%, con Napoli al 46%. Un elemento in più renderà speciale lo spettacolo dell’eclissi di agosto. Il fenomeno inizierà alle 19:30, con il Sole già prossimo al tramonto, perciò lo vedremo basso sull'orizzonte, spesso di colore arancione e deformato dall'atmosfera. Sarà un tramonto “morsicato”, più che un buio a mezzogiorno».
Se la Luna copre il 92-97% del Sole a Milano scenderà il buio?
«No. Anche con una copertura altissima, la luce solare rimarrà sorprendentemente intensa. Vediamo perché. Il Sole sarà talmente luminoso che basterà anche solo una piccola fetta scoperta per illuminare ancora il paesaggio in modo quasi normale. Ci si accorgerà però di una luce più fredda, ombre più nette e, vista l'ora, di un tramonto dai colori insoliti».
Dove si vedrà davvero la totalità e quanto durerà?
«La fascia dove la Luna coprirà il Sole al 100% sarà strettissima e non toccherà l'Italia. II 12 agosto 2026 l’eclissi totale di Sole attraverserà Groenlandia, Islanda e la Spagna, dove il cono d'ombra abbandonerà la Terra al tramonto, poco oltre le Baleari, sul Mediterraneo. Lì, per pochi minuti, il cielo si scurirà davvero e apparirà la corona solare. La durata non sarà lunghissima. La fase di totalità durerà tra un minuto e mezzo e due minuti circa, poco se paragonata a eventi come quello che si avrà nel 2027».
Se la Luna gira intorno alla Terra ogni mese, perché non si verifica un’eclissi una volta al mese?
«Perché l'orbita della Luna è inclinata di circa 5 gradi rispetto al piano su cui la Terra gira intorno al Sole (l’eclittica). Quasi sempre, quando la Luna è “nuova” (cioè tra noi e il Sole) passa un po' sopra o un po' sotto il disco solare, senza coprirlo. Solo quando la Luna nuova cade vicino a uno dei due punti in cui la sua orbita incrocia l'eclittica, i cosiddetti "nodi lunari", allora l'allineamento è abbastanza preciso da produrre un'eclissi. Questo accade solo un paio di volte l'anno, ma non è sempre visibile dallo stesso posto sulla Terra. Da qui la rarità del fenomeno per un singolo osservatore».
Ha ancora senso studiare le eclissi oggi?
«Certo che sì e non solo per nostalgia romantica. Il motivo principale è la corona solare, la tenue atmosfera esterna del Sole che normalmente è invisibile perché sovrastata dalla luce accecante del disco. Solo durante la totalità dell’oscurità, la corona emerge e gli scienziati possono osservarla direttamente dalla Terra; qui hanno scoperto una anomalia. La superficie del Sole (la fotosfera) ha una temperatura di circa 5.500°C; mentre invece la corona, pur essendo molto più lontana dal "cuore" della Stella, raggiunge temperature di milioni di gradi. Questo è un controsenso fisico che i ricercatori chiamano “problema del riscaldamento coronale” e che non è ancora del tutto spiegato. Le eclissi restano quindi un laboratorio naturale unico per studiare campi magnetici, espulsioni di massa coronale (che influenzano il meteo spaziale e i nostri satelliti) e la dinamica di questa regione estrema».
Come interpretavano le eclissi le popolazioni antiche?
«Quasi in ogni cultura questo fenomeno veniva interpretato come segno carico di paura o di significato cosmico-politico. In Cina si pensava che un drago celeste stesse divorando il Sole e si battevano tamburi e pentole per scacciarlo. In Mesopotamia le eclissi erano lette come presagi legati al destino del re, tanto che a volte si nominava un "re sostituto" temporaneo che assorbisse simbolicamente la sventura predetta. I Vichinghi immaginavano due lupi cosmici, Sköll e Hati, che inseguivano Sole e Luna. Gli antichi Greci, con filosofi come Anassagora, furono tra i primi a proporre una spiegazione fisica, la Luna che si frapponeva al Sole, anticipando di secoli l'astronomia moderna. Ma l’evento restò comunque a lungo un segno celeste, temuto dalla popolazione».


La mappa dove sarà visibile l'eclisse solare del 12 agosto. La fascia più scura corrisponde alle zone dove si potrà vedere l'eclisse totale, quella più chiara dove il fenomeno si potrà ammirare in maniera parziale
Come osservare l’eclissi senza rischi per la vista?
«Anche se in Italia l’eclissi è sempre parziale, il punto fondamentale che deve essere sempre tenuto presente è che il Sole non va mai guardato a occhio nudo, nemmeno per un istante. Vanno usati occhiali da eclissi certificati ISO 12312-2 o filtri solari montati su ottiche; oppure i vetrini da saldatore, ma che siano quelli veri. Occhiali da sole normali, anche scurissimi, non proteggono a sufficienza dai raggi infrarossi. Ѐ necessario munirsi di occhiali da eclissi presso rivenditori affidabili e, ad esempio, l’American Astronomical Society sconsiglia i marketplace online non verificati. Se si usa un binocolo, telescopio o fotocamera serve un filtro solare montato davanti all'ottica, mai un filtro solo sull'oculare. In alternativa, la proiezione con un foro stenopeico (anche un semplice colino da cucina che hai i fori piccoli) permette di vedere l'immagine del Sole in totale sicurezza».
Quando è stata l'ultima eclissi in Italia e quando sarà la prossima?
«L'ultima risale al 29 marzo 2025. Ѐ stata un'eclissi parziale, con una percentuale di oscuramento piuttosto bassa, circa il 10% al Nord dell’Italia. La prossima occasione europea sarà il 2 agosto 2027, con una nuova eclissi totale ben visibile nel sud della Spagna. In Italia sarà ancora parziale ma con un oscuramento maggiore nelle regioni del Centro e del Sud rispetto a quella di quest'anno. Per la vera totalità visibile dall'Italia, però, servirà molta pazienza: bisognerà attendere il 3 settembre 2081».
Ѐ vero che si avrà il “picco” di stelle cadenti durante la notte che seguirà l’eclissi?
«Sì, è proprio vero. Il massimo della visibilità del fenomeno astrale è confermato per la notte tra il 12 e il 13 agosto, non per la classica notte di San Lorenzo del 10 agosto. Questa è una precisazione che vale sempre la pena fare. Il culmine reale delle stelle cadenti coincide raramente con la festa del Santo, ma cade quasi sempre qualche giorno dopo. E quest'anno c'è un motivo in più per segnare la data in rosso: la Luna Nuova, ossia quando la Luna non si vede, cadrà proprio il 12 agosto e la sua assenza permetterà di osservare anche le meteore più deboli. Cielo scuro e meteore in bella vista. Un cielo quasi privo di luce lunare è la condizione che gli astrofili aspettano da anni».
Ma cosa sono davvero queste “lacrime di San Lorenzo”?
«Dietro la poesia popolare si nasconde la fisica più semplice del mondo. Le cosiddette stelle cadenti sono granelli di polvere, spesso non più grandi di un chicco di sabbia, lasciati indietro dalla cometa Swift-Tuttle nel suo lungo cammino attorno al Sole. Ogni estate la Terra attraversa quella nuvola di detriti e quei frammenti minuscoli entrano nell'atmosfera a velocità impressionanti – circa 59 km al secondo, quasi 212mila chilometri orari – bruciando a causa dell’attrito e disegnando quelle scie luminose che tolgono il fiato. Il loro nome scientifico sarebbe "Perseidi", perché provengono dalla costellazione di Perseo, il punto del cielo da cui sembrano irradiarsi. Il nome popolare, invece, nasce da una un fatto devozionale. La tradizione lega questo spettacolo al martirio di San Lorenzo, bruciato su una graticola nel 258 d.C.; quelle scie di fuoco nel cielo d'agosto sono diventate, nell’immaginario collettivo, le sue lacrime. Chi vuole vivere al meglio questo fenomeno celeste, dovrà scrutare, lontano dalle luci della città, il cielo a tarda notte verso l'alba, quando il punto da cui arrivano le stelle cadenti sale più alto. Con la volta celeste davvero buia si possono contare anche 80 meteore l'ora».




