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Maria Francesca Polli è un nome che, probabilmente, i non addetti ai lavori hanno sentito citare solo qualche volta, eppure è una di quelle figure discrete e silenziose che fanno molto bene alla musica. Sì, perché parla innanzitutto con l’anima. Autrice di numerosi testi per Roby Facchinetti, Claudio Baglioni, fino ad arrivare persino a Mina, è una veterana tra le penne per lo Zecchino d’Oro, in cui si è contraddistinta anche nell’ultima edizione con la popolarissima Boomer Boom Boom.
Le sue canzoni sono vere poesie che inneggiano sempre a guardare alla bellezza della vita attraverso la natura, che definisce «un miracolo a cielo aperto». E lei, direttrice dei cori giovanili Mitiche note azzurre, Le mille note blu e soprattutto dei Mitici Angioletti che hanno accompagnato anche Mr. Rain a Sanremo nella celebre Supereroi, di miracoli ne sa qualcosa.
Il giorno che cambiò la vita
«Qualche anno fa persi quanto era più importante per me: Filippo. Caddi in depressione. Dopo poco tempo venni operata per un tumore. Durante l’intervento chirurgico, mentre dormivo sotto l’effetto dell’anestesia, sognai proprio Filippo, che mi guardava stranito nel vedermi lì. Improvvisamente, una voce maschile, invitandomi a tornare indietro, disse ad alta voce: “Filippo sta bene!”. In quel momento mi svegliai».
Si emoziona Maria Francesca a ricordare quel momento che le ha cambiato la vita e il modo di relazionarsi al mondo, facendole scoprire l’importanza di non prendere tutto con impeto ed eccessive ansie, ma accogliendo ciò che arriva unicamente come un dono.
Una convinzione, questa, che ha saputo rafforzare dopo un altro problema di salute, in seguito al quale è stata costretta a un nuovo ricovero. Ma anche di fronte a una nuova “visione”: «Tutti i dottori erano intorno a me e si davano da fare per recuperare una situazione che sembrava compromessa. A un certo punto, mi sembrò di vedere una luce bianca grande e rotonda, che mi attirava talmente tanto da impedirmi di distoglierne lo sguardo. Non udivo più nessuna voce intorno a me: sentivo una pace infinita e iniziai a sorridere, perché mi sentivo leggera. Poi i medici hanno fatto qualcosa di straordinario prendendomi per i capelli e facendomi tornare una seconda volta alla vita. Insomma, come potrei non pensare che dal cielo ci sia una protezione?».
La mia missione nella vita
Sono esperienze forti e importanti, che qualcuno potrebbe confondere per mere suggestioni, ma che trovano un riscontro di fede proprio nel cambiamento personale che l’autrice ha sentito dentro di sé: «Oggi perdono con estrema facilità, chiedo scusa e ringrazio costantemente Dio. Questa forza me la dà proprio Lui che da lassù ha voluto continuassi a vivere perché evidentemente ci sono ancora tante cose da fare».
Pensando al suo amore per gli anziani, i bambini e gli animali, Maria Francesca è convinta che la sua missione in questa vita sia duplice: «Condividere pubblicamente il modo di affrontare la sofferenza quotidiana e proteggere i più fragili». E il ricordo va alla sua infanzia difficile: «Dovetti portare via mia mamma da una persona che ci faceva molto male. A volte, bisogna usare parte della propria vita anche per salvare quella di altri».


Non sorprenderà quindi che a 7 anni, autrice in erba di temi scritti talvolta persino in rima e in metrica, Maria Francesca non avesse amici immaginari ma dialogasse direttamente col suo angelo custode: «È una figura che è tornata spesso nella mia esistenza. Dopo aver riscritto dieci canzoni tra le più famose delle colonne sonore di Walt Disney, provai a scrivere per lo Zecchino d’Oro il brano Mitico Angioletto»: è il 1999 e si rivela un successo, tanto che con Mitici Angioletti si intende appunto anche un gruppo di bambini che la stessa Polli dirige in numerosi eventi.
E poi ci sono gli incontri, due molto speciali, con Giovanni Paolo II, nel 2000, al Giubileo del Bambino in Sala Nervi, e con Benedetto XVI nel 2006. «Di Wojtyla mi arrivò immediatamente la potenza del suo carisma, mentre Ratzinger mi piacque per la sua simpatia. Dopo che il coro cantò l’Angelus, mi disse che che il mio doveva essere un lavoro pesante. Gli risposi: “Mai quanto il suo”».
Una strada, quella della musica, che ha permesso talvolta a Maria Francesca di unire carriera e vita privata. «Credere è una fede», dichiara, «in tutto ciò che di buono può regalarci il mondo voluto da Dio. Anche ricordare con gioia chi non c’è più ma continua ad aiutarci, diventa un atto di fede».




