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IPA73864434 - Roma : Teatro Palladium . Photocall I Cesaroni . Nella foto : Ricky Memphis


Raggiungo Ricky Memphis, all’anagrafe Riccardo Fortunati, mentre sta salendo in ovovia sulle montagne di Cortina d’Ampezzo durante una breve pausa dal suo impegno come giurato al Festival del cortometraggio: «Mi scusi se ho il fiato corto, ma ho fatto una corsa per prenderla al volo», si giustifica con quell’educazione priva di fronzoli che lo contraddistingue. Nato nel quartiere popolare di Monte Mario a Roma, l’attore perde il padre a soli 4 anni in un incidente automobilistico, ma cresce in una famiglia unita e numerosa che lo circonda d’amore. A 9 anni legge sul giornale la notizia della morte di Elvis Presley, il suo idolo, originario di Memphis nel Tennessee, città da cui ha preso il cognome d’arte: «Il re del rock mi sembrava un eroe infallibile», ricorda con commozione, «ancora oggi se sento i suoi dischi mi vengono le lacrime agli occhi».
A casa gli viene insegnato il rispetto per la famiglia e verso il prossimo, tuttavia il suo è un ambiente non ateo, sebbene non praticante e abbastanza anticlericale: «Nonostante questo, sentivo sempre un trasporto spontaneo verso Gesù, forse vedevo in Lui la figura paterna che mi era mancata. Mi affascinavano le sue parole, il suo modo di comportarsi. Ricordo che, quando vedevo un film sulla sua vita, speravo sempre che gli risparmiassero la crocifissione, nonostante sapessi che il suo sacrificio aveva permesso la salvezza dell’umanità».
Ricky, dunque, è sempre stato credente: «Non ho mai perso la mia fede anche nell’età in cui sei costretto a omologarti al “branco” per sentirti accettato. All’epoca frequentavo un gruppo che vedeva in modo negativo l’essere cristiani e cercai di allontanarmi dal mio credo, come se me ne vergognassi. Quando cominciai a ragionare per conto mio, capii che la fede era una grazia che avevo ricevuto, divenni fiero di essere cattolico. Oggi la fede è la mia ancora di salvezza dalle paure e dai momenti di sconforto. Tengo il Vangelo sul comodino e ne leggo qualche pagina ogni sera, anche se spesso non lo applico: rimango un cristiano che sbaglia spesso!».
Nel suo percorso religioso, l’artista ammette l’importanza di aver trovato una guida spirituale: «Provo una gratitudine particolare verso don Paolo Tammi, il mio parroco di quando, da ragazzo, frequentavo la parrocchia di San Pio X al quartiere della Balduina, dove vivevo. Don Paolo è stato il mio confessore, il mio direttore spirituale, ma soprattutto un amico». Dopo aver lavorato come impastatore nella pasticceria dello zio e come manovale nei cantieri, Ricky debutta al Maurizio Costanzo Show come poeta metropolitano: «All’epoca ero un ragazzo, Costanzo rappresentava la cultura all’Amici miei», ricorda con un filo di nostalgia, citando il famoso film di Mario Monicelli. Viene scoperto come attore da Claudio Amendola per il film Ultrà (1991), diventando in breve tempo uno dei caratteristi più amati dal pubblico. Lo ricordiamo poi nella serie televisiva Distretto di Polizia e in oltre quaranta film fra cui Immaturi di Paolo Genovese (2011) e l’ultimo Prendiamoci una pausa di Christian Marazziti (2026) nei quali ha sempre conferito una spontanea umanità ai suoi personaggi, rendendoli totalmente credibili. In questo a tu per tu ad alta quota, l’attore rivela per la prima volta come la Madonna sia un punto di riferimento fondamentale in ogni momento della sua vita.
Cosa prova verso Maria?
«Fin da piccolo la mia grande attrazione si è rivolta a Gesù, ma nei momenti di “calo” c’è sempre stata la Madonna, anche quasi fisicamente, a riportarmi verso di Lui. Una volta partecipai a un corso di filosofia materialista, i relatori parlarono male di Maria e mi sentii offeso, come se avessero insultato mia madre».
Ha ricevuto delle grazie dalla Vergine?
«Io chiedo continuamente grazie alla Madonna: so che me le concede perché allontana le cose negative attraverso la sua preghiera. Purtroppo, ci accorgiamo solo di quello che accade, mentre non facciamo caso a ciò che non succede attraverso la sua protezione e la sua intercessione».
Ha chiamato sua figlia Maria in onore della Madre Celeste?
«Sì, certo, perché abbiamo scoperto di aspettarla il 13 maggio: giorno della festa di Nostra Signora di Fatima».
Ha visitato dei santuari mariani?
«Sì, quello del Divino Amore di Roma: come tutti gli altri santuari mariani è un luogo molto bello e importante, meta di molte famiglie. Vorrei andare anche a Medjugorje per rendermi conto di persona della forza che trasmette quel luogo. Tuttavia, non sento la necessità di apparizioni sovrannaturali per credere, perché la Verità è già stata rivelata da Gesù».
Prega?
«Sì, sempre, anche ora che sono in ovovia. Prego sia a livello tradizionale, recitando l’Ave Maria e il Padre Nostro, sia in una sorta di dialogo interiore. La preghiera alla Madonna e a Gesù accresce la mia fede».
Le piacerebbe trasmettere la fede ai suoi figli Francesco e Maria?
«Certamente: vorrei trasmettere loro gli insegnamenti di Gesù nel Vangelo, anche prendendo esempio da me, perché diventino dei veri cristiani. Spesso non riesco ad applicarli, ma prego anche per questo».
Teme la morte?
«No, ma sono terrorizzato dall’idea di lasciare soli i miei figli come mio padre fece con me perché hanno ancora bisogno della mia presenza».
Partecipa alla Messa?
«Sì, ci sono dei periodi in cui vado a Messa anche tutte le sere nella mia parrocchia Regina Pacis, nel quartiere Monteverde a Roma».
Vorrebbe interpretare la parte di un santo?
«Oddio, non lo so… Forse mi sentirei inadeguato: dovrei capire lo spirito che c’è dietro l’operazione. Se non fosse un progetto totalmente cristiano, rinuncerei».
Qual è il suo Papa del cuore?
«Giovanni Paolo II. Lo scoprii tardi: nella prima parte del suo pontificato dovevo far finta di essere anticlericale; successivamente mi liberai da quella posizione che non mi apparteneva, approfondii la sua figura e capii che era santo anche nella vita. Mi piaceva molto anche Benedetto XVI, lo consideravo l’ultimo baluardo dei guardiani della fede, un uomo dal grandissimo spessore culturale. Ebbi modo di ascoltarlo durante un’udienza generale».
Cosa ne pensa della Chiesa di oggi?
«Il cristianesimo non si può reggere senza la Chiesa perché è opera dello Spirito Santo. Gli errori vengono fatti, gli scandali ci sono perché è gestita da uomini che possono sbagliare».
È soddisfatto del suo ruolo nei Cesaroni 7?
«Sono soddisfattissimo del mio ruolo nei Cesaroni 7, il mio personaggio è una new entry. Nella serie ho ritrovato Claudio Amendola, un vero amico: in parte ho iniziato questo mestiere grazie a lui».
La nostra conversazione termina qui. Ricky scende dall’ovovia a godersi le montagne ampezzane, per lui un “buen retiro” a due passi dal cielo.





