Uccidere i più importanti leader militari iraniani, più che colpire i siti nucleari, era l'obiettivo principale dell'attacco di Israele iniziato nella notte tra giovedì e venerdì. Nei raid, infatti, sono stati uccisi sia il comandante dei pasdaran, Hossein Salami, sia il capo di stato maggiore Mohammad Bagheri, il militare più alto in grado dell’Iran, che doveva rispondere soltanto alla Guida suprema Ali Khamenei, che è la principale autorità politica e religiosa del paese.

L’apparato militare dell’Iran è formato da due forze armate distinte, come due grandi eserciti che si devono coordinare tra loro. La prima forza sono i Guardiani della rivoluzione (o Guardie rivoluzionarie), creati dopo il 1979 e conosciuti anche come pasdaran, e la seconda sono le forze armate regolari.

I pasdaran sono considerati più robusti dal punto di vista dell’ideologia e hanno più risorse a disposizione. In caso di emergenza esiste un comando interforze che si chiama Khatam al Anbiya, si occupa di coordinare le due forze militari dell’Iran ed era comandato dal generale Gholamali Rashid.

Gli israeliani hanno ucciso anche lui, dimostrando di avere informazioni precise sull’ubicazione dei militari più importanti. È stato ucciso anche Amir Ali Hajizadeh, il capo dall’aviazione dei Guardiani della rivoluzione, che gestiva il programma missilistico e i sistemi di difesa aerea iraniani, e aveva ideato vari attacchi contro Israele.

Nel giro di poche ore, prima dell’alba di venerdì, l’Iran si è ritrovato sotto attacco e senza più leader militari. Dopo una giornata di bombe e minacce, nella serata di venerdì il regime degli ayatollah ha risposto con il lancio di almeno 150 missili balistici, alcuni dei quali hanno bucato la proverbiale difesa aerea israeliana: esplosioni, incendi e feriti lievi si sono registrati a Tel Aviv e a Gerusalemme mentre risuonavano le sirene, con la popolazione chiusa nei rifugi. Teheran ha poi rivendicato di aver abbattuto due jet israeliani e di aver «catturato una pilota donna», notizia smentita poi da Israele.

I caccia di Tsahal hanno bombardato ininterrottamente «oltre 200 obiettivi», tra siti nucleari, lanciamissili e droni, infrastrutture militari strategiche della Repubblica islamica. L'articolato comando militare iraniano è stato letteralmente decimato, così come la squadra di scienziati nucleari che ha guidato la corsa alla bomba atomica.

L'attacco preventivo annunciato nel cuore della notte dal ministro della Difesa Israel Katz ha ottenuto risultati attesi da decenni, ma con un prezzo da pagare: «Il regime sionista avrà un destino amaro e doloroso, con conseguenze gravi e distruttive. Apriremo le porte dell'inferno», ha minacciato il nuovo comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Pakpour, nominato poco dopo dopo l'uccisione del potente predecessore Hossein Salami.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva dichiarato di aspettarsi «diverse ondate di attacchi iraniani». La prima, con un centinaio di droni, è stata fermata dai sistemi di difesa che li hanno abbattuti prima che entrassero nello spazio aereo israeliano. Poi in serata l'allerta massima per un attacco dall'Iran - l'operazione "Vera Promessa 3" - comunicata dall'esercito è arrivata sui telefoni cellulari di tutte le persone che si trovano nel territorio del Paese, preludio ad almeno tre ondate di missili balistici dall'Iran. L'operazione israeliana, denominata Leone Nascente, arriva alla vigilia del sesto round di colloqui tra Usa e Iran, previsto in Oman domenica, subito annullato.

«L'azione militare di Israele contro l'Iran è stata eccellente», ha commentato Donald Trump. «Abbiamo dato a Teheran una chance e non l'ha colta. Sono stati colpiti molto duramente», ha detto il presidente americano, indicando che ci saranno «molti altri attacchi». Tuttavia, il presidente statunitense ha deciso di lasciare ancora una porta aperta alla Repubblica islamica: «Due mesi fa ha dato all'Iran un ultimatum di 60 giorni per fare un accordo. Oggi è il giorno 61. Ora hanno, forse, una seconda possibilità», ha scritto su Truth. E ha ribadito: l'Iran «non può avere una bomba nucleare, speriamo di tornare al tavolo delle trattative».

Il presidente ha poi aggiunto che era stato informato dell'attacco da Gerusalemme. Il premier israeliano ha invece affidato a un video il messaggio ai cittadini per spiegare la decisione di attaccare: «Stavano cercando di accelerare la produzione e fabbricare 300 missili balistici al mese, pari a 10.000 missili in tre anni, 20.000 in sei, ognuno con una tonnellata di esplosivo. È come far cadere autobus carichi di esplosivo sulle città israeliane: anche questa è una minaccia esistenziale», ha detto. Ma oggi a far cadere tonnellate di esplosivo sono stati i caccia dell'Iaf colpendo a più riprese l'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz, quello di Fordow, e il sito di Isfahan.

Secondo funzionari della difesa i danni sono ingenti, ma Teheran sminuisce: «Solo in superficie e non ci sono vittime».