C’è un’immagine che brucia più di mille parole: dieci container pieni di biscotti, miele e marmellata per bambini affamati, fermi in porto come merce proibita. Non armi, non esplosivi: biscotti. Israele li blocca, ponendo condizioni surreali: affidarli a un ente giordano che elimini questi alimenti “ad alto valore energetico”, li distrugga e presenti il conto dello smaltimento. La burocrazia dell’assurdo applicata alla fame. Non è più sicurezza, è umiliazione. Perfino un pacco di aiuti non può arrivare intero, come intera dovrebbe restare la dignità di chi lo riceve. La fame usata come arma, oltre alle bombe.

Durante una conferenza stampa a Genova, l’organizzazione umanitaria Music4Peace ha denunciato le pesanti restrizioni imposte da Israele sugli aiuti destinati alla popolazione civile di Gaza. Secondo l’Ong, Tel Aviv vieta l’ingresso di alimenti fondamentali come biscotti, miele e marmellata, nonostante le linee guida internazionali – comprese quelle della Fao delle Nazioni Unite – li indichino come prioritari nei contesti di carestia. Il presidente di Music4Peace Stefano Rebora in una conferenza stampa ha spiegato che in tre settimane sono state respinte oltre 300 tonnellate di aiuti, con costi aggiuntivi imposti ai donatori. Infatti, ha spiegato, ogni camion deve pagare un pedaggio di 2.200 dollari, e i pacchi vengono aperti, modificati e privati degli alimenti più utili. Una modalità definita “disumana” e “in violazione del diritto umanitario”.

Sabato 27 settembre 25mila persone hanno preso parte alla fiaccolata organizzata da Music for Peace a Genova contro il genocidio del popolo palestinese. Luci accese anche nella Cattedrale di San Lorenzo dove si è svolta una veglia solenne «affinché si depongano le armi in tutti i Paesi in guerra». Tantissime persone presenti, tra cui, oltre all'arcivescovo monsignor Marco tasca, la sindaca Silvia Salis e il presidente di Regione Liguria Marco Bucci.

nella foto, la fiaccolata del 27 settembre