Perché dunque l' umanità ha inventato leggi e tribunali? Per evitare che i cittadini si armassero gli uni contro gli altri. Ed è amaro doversi ora porre di nuovo la domanda e riepilogare il cammino che ci ha portati alla civiltà: regna la confusione, deliberatamente e cinicamente promossa da pessimi mestieranti della politica, che incitano al risentimento e all’odio. C’è quello che esalta l' omicida condannato da giudici togati e popolari dopo un regolare processo: così nuoce a lui che si gloria del male compiuto e a quelli di noi che si fanno confondere. Quale traccia lascerà in un giovane sentire che si propone come candidato al Parlamento chi ha sparato ai rapinatori già fuggiti e non un bravo insegnante, un ricercatore, un soccorritore di naufraghi?

Eppure non basta; nelle caverne della disonestà si preparano disegni di legge che autorizzerebbero esplicitamente la vendetta, peggio che in qualunque paese del mondo, peggio che in quelli dove vige la pena di morte.

Siamo sull’orlo di un abisso. Mentre occorrerebbe dedicarsi ai veri e grandi problemi che ci spingono al declino, veniamo distratti da queste miserabili sceneggiate recitate sopra ad autentiche tragedie.

Qualche anno fa la propaganda immorale aveva spinto, purtroppo con qualche successo, a odiare gli immigrati. Esaurito o quasi quel tema, si passa all'ossessione della repressione, che già traspare nei decreti recenti e minaccia diritti garantiti dalla Costituzione.

Il clima che si vorrebbe instaurare per coprire i fallimenti delle politiche di prevenzione, accoglienza, istruzione, sanità e lavoro è più che inquietante. Forse nella psicologia collettiva hanno un’eco le violenze di guerre insensate, pagate dai civili in particolare; le “operazioni speciali” dell’Ucraina e lo sterminio di Gaza. La Magnifica Umanità che ci ha rammentato il Papa come splendido traguardo è minacciata, l’Europa stessa è percorsa da sbrigative pulsioni di violenza e di involuzione.

Fermiamoci a riflettere con serenità. La pace sociale è un bene irrinunciabile dal quale dipende la dignità della nostra vita. Rifiutiamo strumentalizzazioni, sconci balletti sulle tragedie della cronaca. Rispettiamo le leggi e le sentenze ottenute con corrette procedure.

Non facciamoci confondere per non perderci.

Ora siamo davanti alla morte sull’asfalto rovente di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna. Un uomo che ha chiesto aiuto con una voce che via via si spegneva, insopportabile agli orecchi di altri esseri umani: perché il suo torace è stato oppresso dal peso di due uomini quando egli era già a terra ammanettato? Avrei gridato :«Alzatevi, muore!».

Avrebbero gridato la sorella e la nipote, che ci hanno dato una drammatica lezione: vogliamo la verità, secondo le procedure, secondo la legge, non la vendetta. Lo hanno gridato, ascoltiamole.