Una sorta di passaggio di consegna tra i Papi. Alla ricerca, sempre, della pace. Antonio Preziosi, direttore del tg2, presenta all’ambasciata italiana presso la santa sede il suo ultimo volume “Pasqua di pace. Da Giovanni XXIII a Leone XIV, verso il Giubileo del 2033” (edizioni San Paolo) e ricorda che «l’ultima parola di papa Francesco è stata “pace” e “pace” è stata la prima parola di papa Leone». Pace è la meta e il dialogo lo strumento per procedere verso di essa. Il nuovo saggio di Preziosi ricostruisce l’impegno instancabile per la concordia che lega i pontefici da Giovanni XXIII a Leone XIV: un lavoro attivo e assiduo per la riconquista dell’unità della Chiesa universale e per la pace nel mondo. Quasi una staffetta tra i Pontefici raccontata attraverso fatti, documenti e aneddoti che mostrano come ognuno abbia aggiunto una tessera al mosaico dell’unità.

Il percorso prende avvio da Giovanni XXIII, il Papa che aprì il Concilio Vaticano II e firmò la storica enciclica Pacem in Terris, ridisegnando il concetto stesso di pace e di relazioni internazionali. A lui succede Paolo VI, che portò a compimento il Concilio e pronunciò il memorabile “Mai più la guerra”. Poi Giovanni Paolo I, che nei soli 33 giorni del suo pontificato confermò l’impegno della Chiesa per l’ecumenismo e scrisse la storica lettera al presidente americano di allora, Jimmy Carter, per appoggiare gli accordi di Camp David tra israeliani e palestinesi. E ancora Giovanni Paolo II, con la Giornata di preghiera per la pace di Assisi nel 1986 e l’enciclica Ut unum sint. Fino a Benedetto XVI, che riprese l’eredità di Assisi, e a Papa Francesco, che con l’enciclica Fratelli tutti ha condannato ogni forma di violenza in nome della religione. Il testimone passa infine a Leone XIV, che ha fatto della pace e del dialogo le parole chiave del suo Pontificato.

Il cuore del libro è la data simbolo del 2033, quando la Chiesa celebrerà un Giubileo straordinario per i duemila anni della Risurrezione. L’idea della stesura, spiega lo stesso Preziosi, è nata nel giugno del 2024, quando Papa Francesco annunciò il desiderio di recarsi a Nicea per commemorare il 1700° anniversario del Concilio insieme al patriarca ortodosso Bartolomeo I. Preziosi si è messo al lavoro per concludere il suo impegno proprio nel momento in cui Papa Leone chiudeva la Porta Santa del Giubileo del 2025.

Tra questi due momenti c’è stato anche un evento astronomico significativo: il 20 aprile 2025, per una coincidenza dei calendari gregoriano e giuliano, la Pasqua è stata celebrata contemporaneamente da tutte le confessioni cristiane. Papa Francesco definì questa circostanza una «provvidenziale coincidenza» e immaginò che il cammino della pace potesse passare proprio attraverso il dialogo tra le religioni, fino a giungere alla celebrazione comune della Pasqua.
Preziosi sottolinea che la ricerca di una data unica per la Pasqua non è soltanto un esercizio di puro tecnicismo calendariale, ma il tentativo di superare divisioni storiche in nome di una fede comune. È un traguardo importante, un impegno concreto al quale tutti siamo chiamati, riconducibile all’agenda del Concilio Vaticano II.

Il cardinale Pietro Parolin a Palazzo Borromeo durante il suo intervento per la presentazione del libro di Antonio Preziosi (ANSA)

Durante la presentazione, alla presenza anche del ministro degli esteri Antonio Tajani, il segretario di Stato Pietro Parolin, riprendendo il titolo del libro, ha sottolineato come sia quanto mai necessaria una «Pasqua di pace» per eliminare la guerra, «mai degna dell’uomo e mai benedetta da Dio».

Il cardinale ha ricordato le parole di Papa Leone XIV: «La pace esiste, vuole abitarci, ha immette potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace è il respiro dell’Eterno, mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”». Un messaggio che riecheggia le quattro colonne su cui, secondo Giovanni XXIII, si regge l’edificio della pace: verità, giustizia, libertà e amore.
“Pasqua di pace”, allora non è un semplice saggio sull’ecumenismo, ma un’opera che invita a sperare «anche contro ogni speranza», consegnandoci la visione di una Chiesa che, attraverso l’unità, si fa custode del futuro dell’umanità. In un’epoca segnata da conflitti e fratture profonde, il libro offre una chiave di lettura autorevole per comprendere perché la pace rappresenti oggi più che mai un bene vitale. Un bene vitale per i tanti conflitti che ancora ci sono nel mondo, quelli di cui tutti parlano, ma anche quelli dimenticati. E per costruire anche un clima più sereno nelle nostre società.

Non a caso, a margine dell’incontro, il cardinale Parolin ha ricordato, sia sul caso di Bologna che su quello del gioielliere Roggero che esasperano le polarizzazioni, che «la Chiesa continua a ripetere parole che possano servire. Però l’importante è che queste parole, come nella parabola del seminatore, trovino un terreno adatto e portino frutto. La Chiesa non si stanca, il Papa non si stanca di ripeterlo e credo che è giusto farlo, al di là dei risultati che si possano ottenere, però questo è il compito della Chiesa. Ecco continuare ad insistere su questi valori che servono ad assicurare una convivenza pacifica e costruttiva».