Il decreto Milleproroghe (provvedimento con cui, ogni anno, il Governo rinvia scadenze e proroga, appunto, norme in scadenza) è arrivato alla stretta finale dell’iter parlamentare. Dopo il via libera alla Camera con voto di fiducia il 23 febbraio 2026, il testo è ora atteso al Senato per la conversione definitiva, che deve arrivare entro il 1° marzo.

Dentro un pacchetto di proroghe molto ampio, una delle misure che tocca più da vicino la sanità riguarda la possibilità, per i camici bianchi, di continuare a lavorare oltre l’età pensionabile.

Medici fino a 72 anni: cosa cambia

Il Milleproroghe proroga per tutto il 2026 la norma che consente ai dirigenti medici e sanitari di rimanere in servizio, o di essere richiamati, fino al compimento dei 72 anni, su base volontaria. L’obiettivo dichiarato è tamponare la carenza di personale in corsia e garantire la continuità dei servizi, soprattutto nei reparti più in sofferenza.

Non si tratta quindi di un obbligo: è una possibilità che richiede la disponibilità del professionista e si innesta sulle esigenze organizzative delle strutture. La misura, inoltre, prevede alcuni paletti: restano esclusi i docenti universitari impegnati in attività assistenziale e, per chi prosegue o rientra, sono preclusi gli incarichi apicali (come la direzione di struttura complessa o ruoli dirigenziali di vertice).

In sostanza, la proroga punta a tenere aperta una “valvola” già utilizzata negli ultimi anni per coprire turni e servizi minimi, in una fase in cui il sistema sanitario continua a fare i conti con organici ridotti e difficoltà di reclutamento.