In coincidenza non voluta con l’ondata di caldo, il Censis ha presentato nei giorni scorsi il rapporto: “Invecchiare nell’Italia della longevità”, con i risultati di uno studio dedicato alla valutazione della condizione degli anziani. La meteorologia ha contribuito a concentrare l’attenzione sui dati, drammatici anche se fossero stati accompagnati da temperature più dolci. Il primo aspetto del Rapporto indica che il 36.6% degli over 65 intervistati dichiara di avere bisogno di qualche aiuto nella vita quotidiana. Per quanto generico, il dato dimostra che in più di un terzo degli anziani vi è una diffusa incertezza, la mancanza di fiducia verso il futuro, il desiderio di essere ascoltati e accompagnati. È il triste segnale di una comunità che non garantisce protezione, tranquillità, serenità, al di là della specificità del bisogno e della condizione di salute.

Non possiamo guardare a questo fatto con occhio neutrale; chi scrive, e chiunque ha cuore una collettività serena, sente il peso dell’inadeguatezza personale e collettiva. Gli scenari di violenza, di dolore, di fatica di vivere, di povertà incidono particolarmente su chi è in età avanzata (un quarto dei cittadini) e diffondono un senso di paura e di preoccupazione. Questo dato del Rapporto deve essere letto insieme con quello secondo il quale l’82.8% degli anziani indica come sua maggiore paura il dover dipendere dagli altri in futuro. Si sente il profondo bisogno di essere accompagnati (e talvolta assistiti) e, allo stesso tempo, si vive con angoscia la possibilità che questa richiesta sia senza risposta e che, quindi, l’anziano deva affrontare da solo il futuro. Il tutto peraltro diviene ancor più doloroso perché il 29,5% degli anziani vive solo, condizione che induce di per sé sofferenza.
Nell’insieme queste rilevazioni descrivono uno scenario che è fonte di preoccupazione per chi vorrebbe che una prospettiva di fraternità accompagni la vita di tutti e, in particolare, delle persone anziane, lenendone le crisi, le sofferenze, le difficoltà pratiche.

Il Rapporto Censis non descrive scenari di speranza; però i dati demografici ed epidemiologici non devono bloccare l’impegno generoso dei singoli e della politica. I problemi sono enormi, tuttavia nella storia abbiamo molte volte superato le crisi che si sono succedute.

In questa prospettiva l’insegnamento di papa Leone XIV è importante: il progresso è, per chi crede, un dono della Provvidenza. Oggi riteniamo che l’intelligenza artificiale sia una risposta di valore per affrontare i gravi problemi posti dalla fragilità degli anziani. Dobbiamo sperare che la crisi indotta dalla modernità possa essere sconfitta da strumenti che la stessa umanità è in grado di costruire. Umanità e tecnologia devono camminare insieme per aiutare gli anziani fragili.