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Una gigantografia allestita a Lampedusa per la visita di Papa Leone XIV sull’isola
«L’accoglienza è una faccenda seria, non solo dal punto di vista della carità, ma della crescita umana di chi è accolto e di chi accoglie». Monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento spiega che quella di papa Leone, «sulla scia della visita di papa Francesco, vuol dire riportare l’attenzione sul fenomeno delle migrazioni dicendo che la dignità umana non deve naufragare nel Mediterraneo».
L’aria è ventosa a Lampedusa, le onde alte rendono difficili gli sbarchi e tanti che sarebbero voluti venire per partecipare alla messa di Leone XIV non riusciranno a essere presenti. Nave San Giusto, della Marina Militare, pattuglia il mare. La porta d’Europa, opera dello scultore Mimmo Paladino, ricorda i morti e i vivi che da qui sono passati in cerca di un futuro nuovo.


La Porta d'Europa a Lampedusa dove sosterà papa Leone XIV durante la sua visita del 4 luglio
Non si vedono in giro i migranti, come accadeva qualche anno fa. Le imbarcazioni vengono intercettate al largo, il trasbordo avviene lontano dagli occhi dei turisti, le persone portate all’hotspot distante dal centro abitato per poi avviarle verso Porto Empedocle e altri lidi. Sono diminuiti gli arrivi, negli ultimi tempi, ma non le morti, che anzi registrano un lieve incremento. «Eppure», insiste il vescovo, «quelle dei migranti sono visite profetiche che ci aiutano a leggere il presente con gli occhi di Dio. Uno sguardo che oggi sembra essere smarrito». Non fa sconti, monsignor Damiano. «La dignità umana va sempre salvaguardata, chi sta morendo in mare va sempre salvato, poi si attiveranno i percorsi che si devono attivare. E se, come si dice, nel Mediterraneo annega la dignità di tutta l’Europa, il Santo Padre ci ricorda che questa dignità va salvaguardata, non solo quella di chi annega, ma anche la nostra se non accogliamo».
«Lampedusa è migrazione, è porta aperta dell’Europa», aggiunge suor Antonietta Papa, coordinatrice del progetto intercongregazionale Uisg a Lampedusa, l’iniziativa che papa Francesco voluto chiamando nell’isola, nel 2023, suore provenienti da diverse parti del mondo per offrire assistenza ai migranti al molo Favarolo facendo da ponte anche con la comunità locale. «A volte l’unica cosa che possiamo fare è stare vicino, con la nostra presenza, per confortare anche solo guardando le persone negli occhi».
La comunità locale è molto accogliente, «come avviene sempre nelle isole che sono abituate ai naufragi e ad accorrere in soccorso», sottolinea il vescovo. «E noi da papa Leone aspettiamo che, come ha già fatto anche alle Canarie e visitando le reliquie di Santa Francesca Cabrini, che accogliere significa riconoscere la dignità della persona umana che va e che viene, che deve avere la possibilità e l’opportunità di scegliere dove stare e avere una vita migliore, fuggendo da quella che giustamente ritiene una vita non propria».


Uno dei momenti più toccanti «sarà certamente la visita al cimitero. Il Papa darà una carezza a quegli uomini e a quelle donne che a Lampedusa hanno trovato la fine del loro viaggio, senza avere, mentre annegavano quella carezza».
E poi vedrà le famiglie e i migranti che, seppure con tante difficoltà, ce l’hanno fatta, ma che vivono in condizioni di sofferenza e con la paura della remigrazione. Certamente da questa visita arriverà anche un messaggio politico, come è stato con la visita di papa Francesco. Il filo conduttore delle due visite è l’attenzione ai popoli in cammino, che non sono turisti o viaggiatori. Papa Francesco prima e papa Leone poi ci ricordano, venendo qui, che i migranti sono persone che hanno una storia, delle relazioni, dei sentimenti, degli affetti che bruscamente hanno dovuto abbandonare. E che portano con loro questo fardello, questo peso». Cita la Madonna di Porto Salvo, monsignor Damiano, per dire che «i migranti si muovono perché fuggono da situazioni di ingiustizia e si ricoverano in un “porto salvo” per sfuggire al naufragio. Questo è il titolo mariano della Madonna a cui i lampedusani sono profondamente devoti. Lampedusa è diventato il porto salvo per tanti uomini e donne. Questa comunità ha saputo accogliere con prossimità. Ha fatto quello che dice il Vangelo accogliendo nello stile del Samaritano: curando le ferite, vestendoli, rifocillandoli, lavandoli da quella mistura di acqua salata e carburante che brucia la pelle. In un contesto che diventa sempre più ostile nei confronti de migranti, con proposte legislative che rendono l’accoglienza sempre più difficoltosa, i lampedusani non dimenticano di avere di fronte esseri umani, fratelli e sorelle».




