PHOTO
Il gioielliere Mario Roggero al suo arrivo nel carcere di Bollate a Milano
di Adriano Sansa
Abbiamo perso il senso del tragico, dell’invincibilità di certi dilemmi, dell’irrevocabilità delle scelte. Diciamo comunemente, e ancora forse crediamo, che la persona e la vita siano i valori preminenti. Ma davanti a diverse vicende formuliamo altre verità, diamo la precedenza ad altri beni. In questi anni sembra prevalere quello della sicurezza, che è minacciato in molti modi, per quanto non più numerosi e gravi rispetto ad altre epoche.
Il gioielliere Mario Roggero ha subìto una rapina, quindi una sottrazione di oggetti di valore attuata con violenza e minaccia. Egli ha patito una sofferenza fatta di paura, smarrimento, ira.
È stata una orribile esperienza, che avrebbe provato chiunque. Vedendo i rapinatori fuggire con la refurtiva, li ha inseguiti e ha sparato quando ormai non era più in atto un grave pericolo per la sua persona e quella dei suoi cari. Non ha mirato all'auto, alle gomme ma, fuori di sé, ha colpito un corpo, poi un altro, poi ancora preso a calci un morente.
Da una parte la patita minaccia e la possibile perdita dei gioielli, dall'altra la perdita della vita: a lui, la vittima della rapina, è sembrato di poter dare la precedenza al proprio male. Agli altri è toccato morire per la sciagurata decisione di rapinare.
A noi, che comprendiamo e compatiamo la sorte del Roggero, ma più ancora quella degli uccisi, tocca scegliere, come abbiamo collettivamente fatto dando la preminenza al valore della vita.
Contempliamo una tragedia, dalla quale non è umanamente lecito uscire indenni, né certo smentendo i tribunali che ne attestano l’inesorabile necessità.






