A qualche giorno di distanza, l’eco dell’81ª Assemblea nazionale della Fidae, svoltasi a Roma lo scorso 11 aprile presso la Curia dei Passionisti, restituisce un messaggio netto: la scuola cattolica non intende arretrare, nemmeno in un tempo segnato da tensioni globali e fragilità diffuse.

Il tema scelto – “Educare come atto di speranza” – non è rimasto uno slogan. È diventato il filo conduttore di un confronto che ha toccato nervi scoperti: la crisi educativa, il disorientamento delle nuove generazioni, la fatica economica delle scuole paritarie. Ma anche la necessità, sempre più urgente, di tornare a una visione forte dell’educazione.

La presidente nazionale Virginia Kaladich lo aveva detto senza giri di parole: «Non possiamo cedere allo scoraggiamento». E a rileggerla oggi, quella frase suona come una presa di posizione. Perché il rischio, reale, è quello di una scuola che si limita a inseguire i cambiamenti invece di governarli.

Dall’assemblea romana è emersa invece un’idea diversa: la scuola cattolica come “porto sicuro”, capace di reggere le tempeste culturali senza rinunciare alla propria identità. Non un rifugio nostalgico, ma un luogo dove la tradizione educativa si traduce in responsabilità concreta verso il futuro.

I lavori hanno messo sul tavolo questioni molto pratiche. Dalla sostenibilità economica – con il nodo dell’esenzione Imu e delle norme sul Terzo Settore – fino alle sfide della digitalizzazione e del Pnrr. Temi che non sono tecnicismi, ma condizioni di sopravvivenza per un sistema scolastico che rischia, senza interventi strutturali, di ridursi progressivamente.

Accanto a questo, il cuore del dibattito è rimasto pedagogico. L’intervento di Claudio Giuliodori ha richiamato la necessità di una pastorale scolastica capace di ascoltare davvero i giovani, non di parlare sopra le loro teste. Un punto che ritorna: senza relazione, l’educazione si svuota.

Non è mancato il confronto su temi emergenti come il bullismo e la sicurezza scolastica, con l’impegno a strutturare strumenti concreti di prevenzione. Segno che la scuola cattolica, quando vuole, sa stare dentro la realtà senza moralismi.

A distanza di giorni, resta una sensazione precisa: la Fidae ha provato a rimettere ordine in un tempo confuso. Senza illusioni, ma anche senza alibi. Perché educare, è stato ripetuto più volte, non è un mestiere neutrale. È una scelta. E oggi, più che mai, una scelta controcorrente.