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di Ludovico Bianchi
Prove generali di nuovo ordine mondiale. A condurle, con metodo e pazienza, è Xi Jinping, che ha scelto il palcoscenico di Shanghai e il vertice della Sco – l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai – per rilanciare la sua visione: un Sud globale coeso e capace di contrapporsi al dominio occidentale. L’organizzazione, che riunisce quasi venti Paesi in via di sviluppo, rappresenta il 23% del Pil mondiale e costituisce il laboratorio geopolitico di Pechino per ridisegnare gli equilibri internazionali. La cornice non è casuale. Da anni Xi lavora alla costruzione di una rete di alleanze che vada oltre l’Asia, saldando interessi economici e militari, facendo leva su malumori storici verso l’Occidente. E oggi, con un’America attraversata dalle fratture interne e con un’Europa incerta e divisa, la strategia di Pechino sembra trovare terreno fertile. Non è un caso che l’onda lunga della guerra dei dazi lanciata da Donald Trump continui a pesare come una frattura profonda nelle relazioni transatlantiche.
Per il leader cinese questa è la settimana del trionfo. Dopo il summit di Tianjin, trasformato in un vero e proprio show geopolitico, è in programma la parata militare a Pechino, in piazza Tienanmen. Missili ipersonici, droni di nuova generazione e retorica patriottica scandiranno un evento che, più che celebrare il passato, lancerà un messaggio al futuro: la Cina si considera ormai potenza globale, capace di competere sul terreno simbolico e militare con gli Stati Uniti. Ma la vetrina non basta a nascondere le ombre. Alcune assenze di peso tra i vertici militari alla parata alimentano le voci di nuove purghe interne all’esercito popolare di liberazione. Segnale che il controllo di Xi si fonda non solo sul consenso, ma anche sulla costante riorganizzazione dei ranghi.
L’«asse del disordine mondiale» evocato da più osservatori prende forma nelle immagini di Vladimir Putin, Narendra Modi e Xi Jinping fianco a fianco, Putin e Modi addirittura insieme, mano nella mano. Una foto che racconta più di tanti discorsi: l’India, tradizionalmente prudente, è oggi l’ago della bilancia tra Oriente e Occidente, mentre la Russia di Putin resiste alle sanzioni grazie anche all’appoggio cinese. Sul fronte opposto, l’Occidente osserva e scruta. L’Europa, in particolare, appare sempre più un puntino nella mappa geopolitica, incapace di incidere davvero. A Bruxelles si discute di sanzioni e dazi, mentre a Shanghai si immaginano nuove architetture globali. È lo scarto tra chi reagisce e chi propone. Il vertice della Sco non segna ancora la nascita di un nuovo ordine mondiale, ma mostra la direzione che Xi Jinping intende imprimere. Una direzione che passa per la costruzione di un Sud globale guidato da Pechino, capace di sfidare l’impero americano e l’intero Occidente sul terreno delle alleanze, della tecnologia e della potenza militare.




