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Ed ecco: se la realtà è difficile, facciamo una legge che la renda facile. Poiché gli adolescenti sono creature complesse in fase di formazione, inventiamo una legge che li dichiari quel che non sono, cioè adulti: già cresciuti mentre stanno crescendo, già formati mentre si stanno costruendo, capaci di intendere e di volere.
Questo è in sostanza il significato del disegno di legge governativo che capovolge il criterio vigente: oggi si presume che il ragazzo o la ragazza non siano pienamente maturi e si attribuisce al processo e al giudice il compito di valutare se nel caso concreto fossero capaci di intendere e di volere.
Questo capovolgimento del punto di partenza muove da una mistificazione della realtà e già solo per questo non potrà che avere effetti negativi. Certo, la difesa potrà assumersi il compito di persuadere il giudice che il minore non è pienamente capace; e sarà sempre il giudice a decidere, però con più fatica e disagio per tutti. Ma il cambiamento ha rilevanti profili e significati di ordine generale: si sposta l'attenzione dalla centralità del minore verso la repressione. Come se non sapessimo che le politiche familiari, la lotta all’emarginazione sociale, l’accrescimento delle prospettive di futuro, la scuola, l’accoglienza, i servizi sociali sono la vera forma di contrasto della devianza.
La criminalità minorile esiste, eccome, ed è aumentata in modo preoccupante in alcune città. Quando il Tribunale ha davanti il giovane accusato, può affermarne la responsabilità se si dimostra la sua sufficiente maturità, disponendo anche di diverse opzioni: particolarmente efficace è la messa alla prova, tramite un programma di vita concordato con i Servizi sociali e da questi seguito. Per una tradizione culturale che esiste e resiste da tempo, si mettono insieme, al centro del sistema, l’interesse generale e quello del minore, che a ben vedere sono la stessa cosa. Se è necessario, il Tribunale condanna ma non si arrende all’irrecuperabilità.
È proprio il capovolgimento di prospettiva a inquietare, quando poi giunge come anello di una catena fatta di decreti “sicurezza” che minano diritti fondamentali ed eludono i problemi veri. L’inseguimento da parte del governo, fino al terreno del fascismo più evidente, financo di figure come il generale Vannacci, si sta ormai accentuando.
Bisogna opporre a questa deriva chiari e fermi pensieri e azioni: la Costituzione ci aiuta ancora una volta, dove afferma all’articolo 31 che la Repubblica protegge la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo. Seguiamola, promuovendo vere iniziative di educazione e prevenzione e praticando la giusta repressione, insomma una politica onesta.




