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Un boato dopo l’altro, la notte di Gaza è diventata un inferno di fuoco e macerie. Le strade piene di polvere, i palazzi sventrati, le famiglie in fuga con poche borse strette al petto: così si è aperto un nuovo capitolo della guerra. «Questa potrebbe essere la loro ultima notte», gridano i parenti degli ostaggi, mentre cercano di fermare l’invasione sotto casa di Netanyahu.
Nella notte tra lunedì 15 e martedì 16 settembre l’esercito israeliano ha avviato una massiccia invasione di Gaza City. L’operazione è stata condotta con aerei, droni, missili ed elicotteri, mentre tank e corpi speciali hanno avanzato fino al centro della città, dove, secondo l’intelligence, sarebbero nascosti molti degli ostaggi.
«Questa operazione è solo l’inizio», hanno spiegato i vertici militari israeliani. Il presidente Usa Donald Trump ha avvertito Hamas: «Non usi gli ostaggi come scudi umani o tutto sarà possibile». Un avvertimento seguito dai ringraziamenti del premier Benjamin Netanyahu per «l’incrollabile sostegno».
Intanto, le famiglie degli ostaggi hanno protestato davanti all’abitazione del primo ministro israeliano per bloccare l’avanzata, temendo che i loro cari restino intrappolati sotto le bombe.
Secondo i dati diffusi dall’Idf alle 8:32 di martedì 16 settembre, oltre 350.000 palestinesi hanno già lasciato Gaza City, circa un quarto della popolazione residente. Migliaia di persone sono fuggite durante la notte, spinte dalla nuova ondata di bombardamenti aerei.
Una fonte della Difesa, citata dal Times of Israel, ha sottolineato che il numero degli sfollati è destinato a crescere con l’avanzata dell’offensiva terrestre, il cui obiettivo dichiarato è la conquista della città. Prima dell’attacco, si stimava che circa un milione di palestinesi vivesse a Gaza City.




