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Per il vikingo Erling Haaland, 1,95 per 88 chili, secondo al pallone d’oro con una grandine di gol imperiosi in Premier League, ci sarà tempo, ha 23 anni e l’anagrafe dalla sua. Ma per questa volta ancora il pallone d’oro si alza nelle mani di Lionel Messi, l’ottava meraviglia ha detto qualcuno, di certo degli otto il meno scontato e il più significativo. Perché arriva a 36 anni quando il tempo fugge più veloce mentre le gambe rallentano, ma soprattutto perché arriva a suggello del successo desiderato da una vita e che stava rischiando di allontanarsi come una fata morgana, mentre il deserto aumentava intorno: il titolo mondiale con l’Argentina.
Se l’è preso Messi quasi da solo, caricandosi lui, piccolo e vicino al tramonto, sulle spalle l’albiceleste: a suon di gol, ma anche di assist, in una delle finali mondiali più spettacolari ed emozionanti a memoria di sportivo, pur nella cornice di un mondiale fuori posto e fuori tempo, giocato d’inverno – per motivi climatici – in un Paese senza prati, a un prezzo umano troppo alto, e che come tutti quelli che ci mettono i soldi tanti soldi non fa niente per niente e che ha finito per imporre, fingendo di proporla, nella foto di rito con la Coppa del mondo il manto del potere locale a coprire quella che doveva essere l’unica protagonista: la maglia della squadra vincente.
L’ottavo pallone d’oro di Lionel Messi è nella partita con la storia, giocata nel giorno del compleanno di Maradona nel campo dei destini incrociati, la rivincita del talento sull’atletismo, la rivincita del genio sul dominio della forza, la rivincita dei piccoli, cui tante volte da bambini hanno detto: “Hai i numeri, ma nel calcio moderno ci vuole il fisico”, mentre Lionel cresceva poco anche per un deficit di partenza; è la rivincita di quelli cui dicono ogni giorno che il caso di riconsiderare i sogni perché manca qualcosa in avvio; di quelli che si sono sentiti sempre a rincorrere un passo indietro agli altri e sempre bisognosi di spremersi un passo in più per arrivare.
Lionel Messi, con il suo metro e 70 dichiarato con il vento nel ciuffo, è arrivato dove nessuno mai: un assist fantastico a tutte le mamme che insegnano ai loro figli a non rassegnarsi ai limiti di una partenza difficoltosa nello sport, a scuola, nella vita. Da oggi quella frase: «Non sarà facile, ma intanto impegnati, poi si vedrà», avrà un significato diverso. Perché passare la vita a sentirsi chiamare la pulce e batterli tutti lungo il corso del tempo la dice lunga più di tante parole.




