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"Stando insieme tanti anni si entra in simbiosi, si assomigliano perfino le calligrafie, stare insieme è garanzia di armonia nella diversità. L'amore è concreto, prende tutto il corpo ma anche tutta l'anima. È un legame abbondantemente d'oro che ha legato Flavia a Romano, dove si confonde la metà dell'uno alla metà dell'altro. Dove lo sguardo li univa tanto da sembrare che non ci fosse, ma c'era". Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, in un passaggio dell'omelia.
"Il loro legame richiede quel trucco, che come ha detto intelligentemente Romano, è la manutenzione. Manutenzione che c'è stata, fino alla fine ed è sempre richiesta. Il legame di tutti i legami è quello con Gesù", ha aggiunto il cardinale Zuppi. Quello di Romano Prodi e della moglie Flavia "è un legame di amore che unisce Giorgio, Antonio, con le loro famiglie, e la grande, non dico quanto le stelle del cielo ma quasi, famiglia Prodi. Legame che unisce Flavia anche alle sue e ai suoi nipoti". Flavia "li contemplava, li ascoltava, discuteva con loro ma le piacevano molto. Insomma, è stata anche una grande nonna", ha sottolineato il cardinale Zuppi.
"Mite lo è sempre stata - ha continuato Zuppi - con quel radicalismo dolce che era la sua fermezza e che la coinvolgeva intimamente alle vicende dei suoi e del suo prossimo". "Amava i piccoli, era riservata - ha aggiunto - In un mondo spesso sguaiato, di vanagloria, che riduce l'amore ad apparenze, Flavia preferiva la solida vicinanza e la delicatezza - ha proseguito - partendo proprio dai più fragili, legandosi a loro nella sua ricerca anche accademica che non era chiusa nei corridoi, ma facendo dei luoghi dell'umanità le vere aule in cui imparare e vivere, da studiare con cuore e intelligenza, per sentire l'urgenza di cambiare e per trovare le soluzioni"
"È giusto ricordare - ha detto Zuppi - come con Achille Ardigò e tanti altri, scelse una branca della sociologia vicina alla marginalità, che per certi versi verifica e corregge le decisioni anche degli effetti degli economisti: certi tagli alla spesa ad esempio con conseguenze spesso lasciate ai più fragili o a chi viene dopo". "Lei scelse sempre di vedere il mondo a partire dai poveri e non viceversa - ha aggiunto - con tanta passione civile per i servizi sanitari e sociali, uniti alla comunità umana. L'assistenza domiciliare va dentro una comunità che rende la città 'casa'; indispensabile ai servizi sociosanitari e sociali perché sia pubblica e universalistica, con prossimità e cura, che ripeteva con la pazienza di un lavoro all'uncinetto", ha precisato l'arcivescovo di Bologna.
"Il loro legame richiede quel trucco, che come ha detto intelligentemente Romano, è la manutenzione. Manutenzione che c'è stata, fino alla fine ed è sempre richiesta. Il legame di tutti i legami è quello con Gesù", ha aggiunto il cardinale Zuppi. Quello di Romano Prodi e della moglie Flavia "è un legame di amore che unisce Giorgio, Antonio, con le loro famiglie, e la grande, non dico quanto le stelle del cielo ma quasi, famiglia Prodi. Legame che unisce Flavia anche alle sue e ai suoi nipoti". Flavia "li contemplava, li ascoltava, discuteva con loro ma le piacevano molto. Insomma, è stata anche una grande nonna", ha sottolineato il cardinale Zuppi.
"Mite lo è sempre stata - ha continuato Zuppi - con quel radicalismo dolce che era la sua fermezza e che la coinvolgeva intimamente alle vicende dei suoi e del suo prossimo". "Amava i piccoli, era riservata - ha aggiunto - In un mondo spesso sguaiato, di vanagloria, che riduce l'amore ad apparenze, Flavia preferiva la solida vicinanza e la delicatezza - ha proseguito - partendo proprio dai più fragili, legandosi a loro nella sua ricerca anche accademica che non era chiusa nei corridoi, ma facendo dei luoghi dell'umanità le vere aule in cui imparare e vivere, da studiare con cuore e intelligenza, per sentire l'urgenza di cambiare e per trovare le soluzioni"
"È giusto ricordare - ha detto Zuppi - come con Achille Ardigò e tanti altri, scelse una branca della sociologia vicina alla marginalità, che per certi versi verifica e corregge le decisioni anche degli effetti degli economisti: certi tagli alla spesa ad esempio con conseguenze spesso lasciate ai più fragili o a chi viene dopo". "Lei scelse sempre di vedere il mondo a partire dai poveri e non viceversa - ha aggiunto - con tanta passione civile per i servizi sanitari e sociali, uniti alla comunità umana. L'assistenza domiciliare va dentro una comunità che rende la città 'casa'; indispensabile ai servizi sociosanitari e sociali perché sia pubblica e universalistica, con prossimità e cura, che ripeteva con la pazienza di un lavoro all'uncinetto", ha precisato l'arcivescovo di Bologna.



