Brillantezza e pragmatismo vanno di pari passo in Esther Duflo: seconda donna a vincere il Nobel per l’economia nel 2019, è la più giovane di sempre ad aver conquistato il prestigioso premio, che le è stato riconosciuto per i suoi studi sulla povertà e su come combatterla. Studi che, mettendo da parte approcci ideologici e astratti, sperimenta sul campo l’efficacia di una strategia, per poi abbandonarla quando si rivela inefficace, o estenderla quando la risposta è positiva. In questo modo le risorse stanziate – che a suo giudizio andrebbero incrementate con una più equa tassazione degli ultraricchi del pianeta – non vengono sprecate ma ottimizzate. Argomenti che affronterà il 21 giugno al Taobuk Festival.

Esther Duflo, una delle domande che avete affrontato nelle vostre ricerche è: perché i poveri sono poveri?

«“Perché i poveri sono poveri” non è una domanda ben definita, noi ci chiediamo invece: “Che cosa si può fare per migliorare la vita di chi vive in povertà e renderlo meno povero?”. Posta in questo modo, è una domanda che ne contiene milioni, con milioni di risposte, perché la povertà non è una dimensione unica: essere poveri significa non avere accesso a una buona istruzione, all’assistenza sanitaria, al credito per realizzare i propri progetti imprenditoriali, a un ambiente dignitoso in cui vivere, e così via. E per ciascuno di questi aspetti esistono delle risposte».

La vostra ricerca è caratterizzata da un approccio “sperimentale” e pragmatico, attraverso i Randomized Controlled Trials (Rct): in cosa consistono?

«Gli Rct sono l’equivalente, per le politiche sociali, delle sperimentazioni cliniche in medicina. Se si vuole testare un nuovo programma – ad esempio un tutor basato sull’intelligenza artificiale nelle scuole – si può scegliere un campione di 500 scuole: 250 ricevono il nuovo tutor IA e 250 no. Dopo alcuni mesi o un anno si confronta quanto gli studenti abbiano imparato. J-PAL, il laboratorio che abbiamo creato, è una rete di oltre 1.000 ricercatori che applicano questo metodo in tutto il mondo e che hanno realizzato circa 2.000 Rct in molti Paesi e in molti settori (istruzione, salute, agricoltura, clima ecc.). Quando qualcosa funziona, può essere ampliato su larga scala: oggi i progetti di J-PAL hanno inciso sulla vita di circa 850 milioni di persone grazie all’estensione di interventi dimostratisi efficaci».

I Nobel per l'Economia del 2019. Da sinistra, Michael Kremer, Esther Duflo e Abhijit Banerjee: questi ultimi due sono moglie e marito.
I Nobel per l'Economia del 2019. Da sinistra, Michael Kremer, Esther Duflo e Abhijit Banerjee: questi ultimi due sono moglie e marito.

I Nobel per l'Economia del 2019. Da sinistra, Michael Kremer, Esther Duflo e Abhijit Banerjee: questi ultimi due sono moglie e marito.  

(EPA)

Un tema centrale dei vostri studi è la disuguaglianza, che risulta in crescita.

«In realtà la povertà estrema è in gran parte diminuita dagli anni Ottanta fino alla pandemia di Covid. Allo stesso tempo, però, la disuguaglianza è esplosa, soprattutto a causa dell’aumento dei redditi e delle ricchezze ai vertici della società. Questo avviene principalmente perché non esistono veri limiti sociali a quanto gli ultraricchi possano retribuire sé stessi, e perché sono riusciti anche a mantenere molto basse le proprie tasse».

Tassare maggiormente gli ultraricchi può essere una soluzione?

«Oggi gli ultraricchi non pagano le stesse tasse che paga la maggior parte delle persone, pagano imposte bassissime. Questo è profondamente ingiusto. Per cominciare, dunque, dovremmo tassare gli ultraricchi come tutti gli altri. Questo genererebbe molte risorse per i governi, e la mia proposta è che queste vadano direttamente ai più poveri!».

Qual è il rapporto tra sviluppo economico e uguaglianza di genere?

«Non esiste una relazione automatica in nessuna delle due direzioni. Alcuni Paesi si sviluppano rapidamente senza che la condizione delle donne migliori. Per esempio, anche mentre l’India cresceva molto velocemente, sempre meno donne lavoravano, pur desiderando farlo. Per questo parte della mia ricerca si è concentrata su come garantire alle donne l’accesso ai trasferimenti sociali, alle cariche politiche e a conti bancari personali. Le ricerche mostrano che le donne prendono decisioni diverse dagli uomini, quindi la loro rappresentanza in tutti gli ambiti – dalla politica all’accademia, fino alle imprese – è essenziale affinché il loro punto di vista venga preso in considerazione».

Quali sono le azioni più efficaci contro la povertà?

«Non esiste una soluzione magica, dipende dal problema. Gli interventi che migliorano la qualità dell’istruzione sono estremamente efficaci: costano relativamente poco e i benefici per i bambini durano tutta la vita. In Ghana abbiamo dimostrato che, quando alle ragazze viene concessa una borsa di studio per pagare le scuole superiori, dieci anni dopo i loro figli hanno maggiori probabilità di sopravvivere e ottengono punteggi cognitivi più elevati».

Gli aiuti allo sviluppo vengono talvolta percepiti come uno spreco di denaro: è davvero così?

«Non esiste una valutazione complessiva di tutti gli aiuti internazionali, ma esistono molti programmi e progetti estremamente efficaci: sono quelli che aiutano i Paesi ad affrontare emergenze che non riuscirebbero a gestire da soli – per esempio, durante il Covid i Paesi ricchi hanno aiutato molto i propri cittadini, mentre quelli poveri non avevano le risorse per farlo, e lì la povertà è esplosa – oppure quando aiutano i Paesi ad analizzare che cosa funziona davvero».

Esiste un legame tra povertà e cambiamento climatico?

«I poveri quasi non contribuiscono al cambiamento climatico, perché consumano poco e quindi le loro emissioni di CO2 sono estremamente basse. Eppure, sono le persone più colpite, perché vivono in luoghi molto caldi e non sono in grado di proteggersi dal calore. Quasi tutte le morti aggiuntive dovute al cambiamento climatico si concentreranno tra i poveri. Una delle grandi questioni del nostro tempo è: come affronteremo questo problema? I Paesi ricchi volteranno loro le spalle? Continueranno a consumare ed emettere carbonio senza fare nulla per compensare o proteggere i poveri? Papa Francesco era profondamente impegnato a evitare questo scenario. Spero che il suo spirito continui a guidarci».