Microsoft ha deciso di revocare all’esercito israeliano l’accesso ad alcuni dei suoi servizi cloud e di intelligenza artificiale, dopo aver scoperto che venivano utilizzati per archiviare intercettazioni di massa sui civili palestinesi in Cisgiordania e a Gaza. Lo ha comunicato l’azienda al ministero della Difesa israeliano in una lettera, visionata dal Guardian. La mossa segue un’inchiesta congiunta di +972 Magazine, Local Call e Guardian, che aveva svelato come l’Unità 8200 – l’élite della cyber-guerra israeliana – conservasse milioni di telefonate intercettate tramite la piattaforma Azure di Microsoft. Secondo l’indagine, queste informazioni sarebbero state usate negli ultimi due anni per pianificare raid aerei a Gaza e per arresti in Cisgiordania.

La lettera e la presa di posizione di Microsoft

Nella missiva al ministero della Difesa, Microsoft ha spiegato di aver avviato un’indagine “urgente” e indipendente che ha confermato la violazione dei termini di servizio. «Non è nel nostro business facilitare la sorveglianza di massa dei civili», ha scritto l’azienda, annunciando la sospensione del progetto. Il presidente Brad Smith ha ribadito la linea anche in una comunicazione interna: «Abbiamo cessato e disabilitato un insieme di servizi a un’unità del ministero della Difesa israeliano. Questo principio lo applichiamo in ogni Paese da oltre due decenni».

Proteste e pressioni internazionali

La decisione arriva mentre crescono le proteste contro i colossi tech accusati di sostenere indirettamente l’offensiva israeliana su Gaza. A giugno, attivisti hanno manifestato nei Paesi Bassi davanti a un data center Microsoft, dopo la rivelazione che ospitava oltre 11.500 terabyte di dati militari israeliani. Secondo il Guardian, l’Unità 8200 avrebbe già trasferito i dati altrove, puntando sulla piattaforma Amazon Web Services. Intanto, numerosi altri progetti militari israeliani che coinvolgono Microsoft non risultano toccati dal provvedimento.

Rapporti controversi

Il legame tra Microsoft e l’Unità 8200 risale al 2021, quando il comandante Yossi Sariel incontrò a Seattle l’amministratore delegato Satya Nadella, proponendo di archiviare fino al 70% dei dati dell’unità – compreso materiale altamente classificato – sui server Azure. Un progetto ambizioso, che secondo fonti israeliane puntava a conservare «un milione di chiamate all’ora». Documenti interni citati dal Guardian mostrano che Microsoft considerava questa collaborazione «critica» e «un potente momento di branding». Oggi, però, di fronte al malcontento pubblico e alle accuse internazionali di genocidio a Gaza, il colosso sembra aver cambiato rotta.