PHOTO
Un frame tratto da un video della Comunità ebraica di Roma. Le urla con lo slogan nazista 'sieg Heil', è il tentativo di entrare in albergo dove si trovavano giovani ebrei italiani, molti della Comunità romana. E' successo a Sofia.
«Eravamo solo un gruppo di ragazzi in vacanza…». Così Gabriel, 16 anni, ha commentato con i giornali italiani il terribile episodio di antisemitismo del 4 agosto scorso che ha avuto come teatro il centro di Sofia, capitale della Bulgaria. Qui Gabriel, insieme ad altri 250 adolescenti di diverse comunità ebraiche europee, stava per concludere due settimane di escursioni in montagna, giochi e svago con i Bené Akiva, il movimento scoutistico ebraico. Il loro albergo è stato circondato da diverse decine di estremisti di destra, che li hanno minacciati e intimiditi urlando slogan antisemiti. L’intervento della polizia bulgara ha evitato che succedesse di peggio, ma certo si è trattato di un episodio gravissimo, che si somma a tantissimi altri – in Italia e nel resto d’Europa – e che mostra come l’odio razziale, e in particolare l’antisemitismo, sia un mostro in pericolosa crescita nel Vecchio continente.
Da tempo numerosi esponenti del mondo ebraico lanciano l’allarme: scritte antisemite, episodi di vandalismo contro cimiteri ed edifici ebraici, insulti, pestaggi. «Sono episodi che continuano a ripetersi in un crescendo sempre più preoccupante», afferma una nota dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei). E il presidente della comunità ebraica di Firenze, Enrico Fink, ci dice: «È quantomai avvilente, e indigna, che dei ragazzi debbano essere sottoposti a tutto questo. Esprimo tutta la solidarietà e l’abbraccio della nostra Comunità ebraica alle famiglie coinvolte, in particolare a una giovane partecipante fiorentina che era nel gruppo - ho finito ora di parlare con la madre. Un episodio come questo è l’ennesimo segnale di quanto l’antisemitismo, in forme nuove o antiche, sia una corrente carsica che continua a scorrere nella coscienza collettiva europea; e contrastarlo non significa assumere, come da molte parti si insinua vergognosamente, un atteggiamento “vittimista”, ma rendersi conto di quanto l’odio per gli ebrei sia endemico, radicato e potente in Europa. Chi non se ne rende conto e minimizza le tante forme in cui oggi si esprime, apre la via a innumerevoli espressioni di razzismo, xenofobia, odio per il diverso».
Ma perché questa esplosione di antisemitismo negli ultimi mesi? Da dove viene tale odio? C’entra il 7 ottobre e la violenza del governo israeliano contro i palestinesi? «Dal 7 ottobre in poi certo vediamo un aumento drastico di episodi di antisemitismo in tutto il mondo», continua Fink. «Il che è ovviamente ancor più paradossale, considerando l’orrore di quella giornata. Ma l’insofferenza per la reazione israeliana, o la critica al governo d’Israele, non crea nuovo antisemitismo. Se per odio verso le politiche di Israele diventi razzista, mi dispiace ma evidentemente eri razzista anche prima. Semplicemente, oggi è diventato più accettabile, normale, quasi di moda, prendersela con gli ebrei».
Dal canto suo, Gad Lerner, attento osservatore politico e voce “scomoda” anche all’interno del mondo ebraico, aggiunge: «Instillare nell'ebreo, fin da ragazzo la percezione di essere un corpo estraneo alla società è pulsione antica che si rinnova nelle guerre contemporanee. Può accomunare personalità settarie di tendenze culturali diverse per le quali Israele – con o senza i suoi crimini – resta un'anomalia della storia insopportabile». Secondo Lerner, però, «di fronte a episodi odiosi come quello di Sofia noi ebrei non dobbiamo ricadere nell'errore speculare dell'autoghetizzazione, addirittura di compiacerci del “soli contro tutti”».
Una trappola pericolosa, che anche l’Unione delle Comunità ebraiche sembra voler evitare: «Da parte nostra», conclude la nota dell’Ucei, «metteremo in atto tutte le possibili azioni affinché la vita ebraica in tutte le sue manifestazioni possa continuare a svolgersi in sicurezza e tranquillità per gli ebrei italiani ed europei».





