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Antonella Clerici
Ancora adesso, dopo quarant’anni di carriera, quando si accende la luce della telecamera Antonella Clerici pensa: «Vorrei sparire. Non ce la faccio, adesso torno indietro…». Tutta colpa della timidezza. Anzi, no. Non è affatto una colpa: «La timidezza è una forma di pudore che a me piace molto. Oggi va di moda l’arroganza, il saper rispondere a tono. Ma io preferisco la gentilezza e l’educazione. Prima di andare in scena, mi tornano alla mente le parole di Pippo Baudo: “Inizia sempre facile”. Allora sorrido e dico un semplice: “Buonasera”. E la parte forte di me, quella che sa che questo è il mio lavoro e che io mi sono preparata bene per farlo, esce fuori».
Sei sempre stata timida?
«Credo che in questo mio non sentirmi mai all’altezza delle cose c’entri molto il fatto di essere cresciuta in provincia, non in una città. A Legnano ci conoscevamo tutti e provavo un senso di diffidenza, che resta ancora oggi, verso una città come Milano dove ti senti sempre sotto esame».
Nonostante questo, sei stata la prima giornalista donna a condurre programmi sportivi alla Rai, in un ambiente quindi molto maschile. Come ci sei riuscita?
«È vero, era un ambiente maschile, ma era molto accogliente. Ero giovane, arrivavo a Roma da Milano senza conoscere nessuno, ma la redazione sportiva del Tg2, dove c’erano colleghi fantastici come Gianfranco De Laurentiis e Furio Focolari, faceva a gara per farmi sentire a casa. Ma soprattutto mi hanno aiutata dandomi fiducia, valorizzandomi: per una persona timida questo è fondamentale. Da loro ho imparato tutto, a partire dal senso del ritmo».
Quando non sei in onda non ti si vede molto in giro. Timidezza per te fa rima anche con riservatezza?
«Sì, quando finisce la stagione scompaio dai radar. Non vado a feste, a ritirare premi in giro. Dopo tanti mesi in onda, ho bisogno di tornare a casa, di mettermi in tuta e di riprendere una vita normale. Mi piace stare con i miei romanzi, con la mia musica, con i cani, fare delle passeggiate nei boschi e spettegolare con le amiche».
L’Antonella di oggi è quindi più o meno timida rispetto a quella degli inizi?
«Non penso di essere cambiata molto. Tranne sul lavoro, mi sento a disagio quando mi trovo al centro dell’attenzione. Se vado al ristorante, vorrei essere invisibile. Quando mi riconoscono e mi trattano con troppi salamelecchi non mi piace».
I timidi esprimono la loro condizione con il corpo: c’è chi diventa rosso, chi balbetta. E tu?
«Io tendo a incassare le spalle, una cosa che non ti dà una bella postura da vedere in Tv. E infatti ogni tanto, mentre sono in onda, la mia assistente mi fa segno di stare più dritta».
Molti timidi, per mascherare un po’ la loro insicurezza, sono dei gran chiacchieroni. Lo sei anche tu?
«Sì, sono una gran chiacchierona, ma ora sono migliorata. I timidi parlano tanto per paura che gli altri, quando non parli tu, possano chiederti cose che non conosci. Ora chiacchiero, ma ho imparato ad ascoltare di più e a preoccuparmi di meno».
In amore che ruolo ha giocato la timidezza?
«Da ragazza questo non sentirmi mai all’altezza è stato deleterio: ero convinta che quanto davo non era mai abbastanza per poter conquistare l’amore. Ma quando poi incontri la persona giusta, che per me è stata il mio compagno Vittorio, capisci che si crea una complicità, una sintonia che fa sì che tu possa essere sempre te stessa».
Tua figlia Maelle ha 17 anni. È timida come lo eri tu alla sua età?
«Lei ha una punta di cinismo che io non ho: ogni tanto tira fuori delle battute, delle stilettate che io non direi mai. Ma in fondo è anche lei una timidona. Fa una vita molto normale: frequenta una scuola pubblica a Novi Ligure, in alcune materie è brava e in altre meno, e non dice mai di essere la figlia di Antonella Clerici. E se qualcuno glielo chiede, lei nega».
Che rapporto hai con i social?
«È come la maggior parte dei suoi coetanei che postano pochissimi contenuti relativi a loro stessi: usano i social soprattutto per vedere cosa fanno gli altri. E allora tu come mamma devi spiegare che quello che vedi spesso non è la realtà, a partire da quei corpi femminili sempre perfetti che si aggiungono al racconto di vite anch’esse spesso irreali. Bisogna insegnare ai nostri ragazzi a guardare queste cose così, con il sorriso, senza prenderle sul serio. E comunque ogni tanto le dico: smettila con questi social, perché non ci guardiamo un bel film o ascoltiamo un podcast? Insomma, facciamo qualcosa assieme».
Quindi stiamo crescendo una generazione di timidi?
«È una generazione che tende a chiudersi in sé, che pensa di sapere tutto del mondo mentre invece non è così. Per restare alle adolescenti, prendiamo ad esempio il trucco: oggi ci sono mille tutorial che ti spiegano perfettamente come si fa. Sì, ma poi? Noi imparavamo a truccarci da sole. Poi si andava in cortile e, dal confronto con gli altri, capivi se avevi fatto bene o no. Oggi il rischio è che la timidezza si accompagni a una scarsità di relazioni».
In definitiva, che consigli daresti a una persona timida?
«Quando sono sul palco, anche quando accanto a me ho degli ospiti importanti, cerco di avere sempre quell’atteggiamento curioso tipico dei timidi e non di chi fa le domande e non ascolta le risposte perché tanto sa tutto lui. Quindi, non nascondiamo le emozioni legate alla timidezza, ma trasformiamole in punti di forza».







