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«L'idea è semplice: garantire al migrante il controllo su quello che guadagna e sul suo progetto familiare». Così è nato Baluwo (parola che significa "esigenze di base" in lingua mandinga), la prima azienda che permette a chi migra dall'Africa subsahariana in Europa di capire come vengono spesi i soldi mandati ai familiari nei Paesi di origine.


Il progetto è stato lanciato nel 2017 da una piccola comunità di espatriati africani in Spagna, ed è stato presentato da Abdoulaye Fall, Retail Manager dell'azienda, durante il SEOC (Social Enterprise Open Camp), il principale summit di imprese sociali, promosso da Fondazione Opes-Lcef in collaborazione con il Consorzio CGM, che ha avuto luogo dal 28 al 30 novembre tra Torino, Cuneo e Pollenzo. Fall, senegalese d’origine che oggi vive a Barcellona, conosce bene il rapporto tra diaspora e famiglie di origine. «Ho vissuto per due anni senza documenti, poi ho fatto il cameriere e infine ho avuto l’opportunità di ricominciare a studiare». All’università catalana riesce a prendere prima una laurea magistrale e poi un dottorato in demografia, e oggi si occupa di migrazioni. Prima di iniziare a lavorare in Baluwo ne è stato cliente.


«Chi come me arriva in Europa dall’altra parte del Mediterraneo non ha solo un progetto personale, ma familiare» spiega. Che si riassume così: raggiungere una capitale europea, lavorare, fare soldi per sé e per chi è rimasto a casa, spedirli. Secondo la banca mondiale, il volume di denaro che segue questo tragitto si aggira intorno ai 53 milioni di dollari. Tra i Paesi dove atterrano più risorse ci sono la Nigeria, il Senegal, il Ghana, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo e il Mali. «Ma capita che questi soldi non vengono usati per il cibo, l’elettricità o la scuola - continua Fall - e lo dicono gli studi più recenti: l’82% dei migranti restano vittime di questo fenomeno». Il denaro, infatti, può essere utilizzato da fratelli, mogli o genitori per coprire altre spese non indispensabili alle spalle del parente che vive in Europa. Qui interviene Baluwo: «Invece di inviare i soldi, la persona può acquistare direttamente il bene che vuole destinare alla famiglia» continua Fall. Baluwo opera in diciotto Paesi africani tramite un’app che offre i prodotti acquistabili tramite convenzioni con negozi o gestori di servizi. In Italia e Spagna, poi, ci sono anche mille negozi in cui si può accedere all'acquisto. Quest'ultimo servizio è pensato soprattutto per chi «arriva in Europa con un livello di istruzione molto basso e senza documenti - spiega Fall - ed è costretto a lavorare in settori massacranti. Il nostro obiettivo è rendere più semplice soprattutto il loro progetto di vita».




