Ki vikete un esempio di buona politica? Il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali rivolte ai minori, già licenziata dalla Camera lo scorso gennaio. Il provvedimento ha ottenuto 105 voti favorevoli, nessun contrario e 19 astensioni (e ci piacerebbe sapere chi si è astenuto).

È un riconoscimento atteso soprattutto da quelle realtà che, spesso grazie al volontariato e all’impegno silenzioso di parrocchie, educatori e associazioni, accompagnano quotidianamente la crescita di milioni di bambini e adolescenti. Luoghi nei quali si gioca e si fa sport, ma si impara anche a vivere insieme, ad assumersi responsabilità, a rispettare le regole e a prendersi cura degli altri.

La legge affida ora al Governo il compito di adottare, entro nove mesi dalla sua entrata in vigore, uno o più decreti legislativi. L’obiettivo è costruire un quadro stabile per sostenere le attività extrascolastiche, contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale, aiutare le famiglie e favorire la partecipazione dei ragazzi alle decisioni che li riguardano.

Particolare attenzione dovrà essere riservata alle famiglie numerose e ai nuclei con figli portatori di bisogni speciali. Le attività potranno essere organizzate attraverso accordi promossi dai comuni e svolgersi negli istituti scolastici, nei centri estivi, negli oratori, nei servizi socio-educativi territoriali e negli altri spazi ricreativi disponibili.

La presidente di Azione Elena Bonetti.
La presidente di Azione Elena Bonetti.
La presidente di Azione Elena Bonetti all’evento di Azione “Una visione per Milano”, Milano 29 Giugno 2026 ANSA/MATTEO CORNER (ANSA)

I Comuni potranno infatti stipulare convenzioni per utilizzare, nel rispetto dell’autonomia scolastica, gli ambienti liberi degli edifici scolastici. Le proposte educative potranno riguardare le materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, ma anche lo sport, l’arte e la musica.

Un ruolo centrale sarà affidato agli enti del Terzo settore e agli enti religiosi che svolgono attività di oratorio. La collaborazione con le amministrazioni locali potrà avvenire attraverso gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione già previsti dal Codice del Terzo settore. L’intento è superare la logica degli interventi occasionali e creare una rete educativa stabile tra istituzioni, famiglie e comunità locali.

Per l’attuazione della delega sono previsti 3,5 milioni di euro nel 2026, 4 milioni nel 2027 e un milione di euro all’anno dal 2028. A queste risorse si aggiunge il Fondo per le attività socio-educative a favore dei minori, istituito dalla legge di bilancio 2026 con una dotazione di 60 milioni di euro annui destinata alle iniziative dei comuni per potenziare i centri estivi e i servizi territoriali.

La legge istituisce inoltre un tavolo tecnico nazionale per l’educazione non formale, che dovrà essere costituito entro novanta giorni. Avrà il compito di raccogliere e diffondere le esperienze migliori, assistere gli enti locali e il Terzo settore e favorire modalità più semplici di organizzazione e affidamento dei servizi. Ne faranno parte anche le associazioni rappresentative del mondo giovanile.

«Con questa legge diamo finalmente pieno riconoscimento a chi ogni giorno nei territori svolge una funzione educativa fondamentale accanto alle famiglie e alla scuola», ha dichiarato Elena Bonetti, presidente di Azione e prima firmataria della proposta. «Centri estivi, oratori, associazioni del Terzo settore e volontariato, organizzazioni sportive e culturali entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano come soggetti educativi, con un riconoscimento, tutele e strumenti di sostegno».

Il passaggio parlamentare rappresenta però soltanto il primo passo. Trattandosi di una legge delega, saranno i decreti del Governo a stabilire concretamente modalità, criteri e strumenti di finanziamento. Il riconoscimento giuridico è importante, ma dovrà essere accompagnato da risorse continuative e procedure semplici, per evitare che il provvedimento rimanga una dichiarazione di principio.

Per gli oratori e per tutto l’associazionismo educativo si tratta comunque di un risultato significativo. Lo Stato riconosce finalmente ciò che generazioni di famiglie hanno sempre saputo: la crescita di un ragazzo non avviene soltanto tra i banchi di scuola, ma anche su un campo da gioco, durante un laboratorio, in una sala parrocchiale o nell’incontro con un adulto disposto a dedicargli tempo e attenzione.