di Lorenzo Rossi

Per la prima volta in quasi ottant’anni di attività, il Secours Catholique si trova costretto a tagliare posti di lavoro. L’associazione francese, punto di riferimento della Caritas Internationalis, ha annunciato internamente la soppressione di 130 posti, pari al 14% del personale, attraverso un piano di salvaguardia dell’occupazione.
La misura, comunicata il 9 ottobre, è oggetto in questi giorni di una consultazione con le rappresentanze sindacali presso la sede di Rue du Bac a Parigi e rappresenta un passaggio doloroso per un’organizzazione che da sempre si batte per la dignità del lavoro e dei più fragili.

Un piano sociale senza precedenti

Il piano prevede una prima fase di uscite volontarie, ma non esclude licenziamenti economici. Oltre ai 130 posti effettivamente occupati, sarebbero soppressi 58 posti vacanti e modificati 28 ruoli, 25 dei quali già coperti: un totale potenziale di oltre 150 licenziamenti. La decisione, spiegano dalla direzione, è motivata da « risorse sempre più instabili e meno prevedibili » in un contesto di inflazione crescente e di bisogni sociali in forte aumento, sia in Francia che all’estero. Negli ultimi sedici anni, l’associazione ha registrato undici bilanci in perdita. Dopo il picco positivo del 2020, legato alle donazioni straordinarie durante la pandemia, il Secours Catholique ha chiuso il 2022 con 5 milioni di euro di deficit.
A questo si aggiunge, secondo la Corte dei Conti francese, un « deficit strutturale » aggravato dal calo e dall’invecchiamento dei donatori, che forniscono il 78% delle risorse totali.

I sindacati: « La povertà aumenta, ma si tagliano gli aiuti »

La notizia del piano sociale ha scatenato preoccupazione tra i dipendenti e i sindacati. « Sapevamo che volevano ridurre la massa salariale, ma non ci aspettavamo tanto. Centotrenta posti sono davvero tanti », ha dichiarato un dipendente al quotidiano La Croix.
Il sindacato Asso Solidaires, maggioritario, denuncia una contraddizione di fondo: « La povertà esplode e si tagliano posti di lavoro proprio nei servizi più vicini alla realtà ».
Un nuovo sciopero è già in preparazione, dopo la prima mobilitazione del 18 settembre. Il Comitato Sociale ed Economico (CSE) ha espresso riserve sull’urgenza di tali misure, proponendo soluzioni alternative come un prestito per finanziare gli investimenti o la messa in vendita della sede centrale, considerata ormai troppo grande.
Criticato anche l’incarico affidato alla società di consulenza Oasys, che seguirà la ristrutturazione per un costo di 500 mila euro, una cifra vicina ai risparmi attesi dai blocchi delle assunzioni del 2024.

Che cos’è il Secours Catholique

Fondato nel 1946 dall’abate Jean Rodhain, il Secours Catholique è la principale organizzazione caritativa della Chiesa di Francia. È la branca francese della Caritas Internationalis, una rete mondiale presente in oltre 160 Paesi.
La sua missione è combattere ogni forma di povertà, esclusione e solitudine, promuovendo la dignità e l’autonomia delle persone. Ogni anno, grazie a una rete di 932 dipendenti e 60.000 volontari, l’associazione assiste oltre un milione di persone in Francia e all’estero, offrendo pasti, sostegno abitativo, accompagnamento amministrativo e progetti di reinserimento sociale. Due luoghi simbolo testimoniano questa vocazione: la Cité Saint-Pierre di Lourdes, che accoglie pellegrini poveri e famiglie in difficoltà, e la Maison d’Abraham a Gerusalemme, aperta a volontari e gruppi di preghiera di tutto il mondo.

Ottant’anni di storia in bilico

Nel 2026 il Secours Catholique celebrerà ottant’anni di impegno al servizio dei poveri. Ma questa ricorrenza rischia di essere offuscata da una crisi finanziaria che mette in discussione il suo modello di solidarietà.
Nonostante le difficoltà, la direzione assicura che la missione dell’associazione « resta intatta »: servire i più vulnerabili con spirito di condivisione e fraternità. Un principio che il fondatore, l’abate Rodhain, riassumeva così:
« Non si tratta di fare la carità ai poveri, ma con i poveri ».