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Milano Cortina 2026 Olympics - Figure Skating - Men Single Skating - Short Program - Milano Ice Skating Arena, Milan, Italy - February 10, 2026. Ilia Malinin of United States after his performance during the Short Program REUTERS/Amanda Perobelli
Per lui si fa il tifo a prescindere, talmente è emozionante vederlo in azione. È come Senna per la Formula Uno, o Maradona per il calcio. A queste Olimpiadi abbiamo imparato a conoscerlo e, soprattutto, ad ammirarlo. Ieri sera alla Milano Ice Skating Arena nella prima delle due prove, il programma corto, il ventunenne Ilia Malinin ha dato spettacolo. Volando sul ghiaccio, con forza e grazia, e soprattutto mettendo in mostra il suo asso nella manica, quel “salto quadruplo Axel” che solo lui ha fatto finora nelle competizioni ufficiali. Lo vedi spiccare quel salto e, dopo quattro rotazioni e mezzo in aria, trattieni il fiato finché Ilia non atterra sui pattini. Boato del pubblico, applausi sfrenati, primo posto in classifica. In confronto il backflip, il salto mortale all'indietro, vietato per 50 anni dalla Federazione per la sua pericolosità, passa in secondo piano, o quasi…
Venerdì sera è in programma la seconda e ultima prova, il programma libero, e sarà per tutti l’occasione per rivederlo sul ghiaccio. Partirà da favorito? Senza dubbio. Vincerà l’oro? Sul ghiaccio non si è mai al sicuro dalle cadute. In ogni caso, ci terrà incollati davanti al televisore. O dagli spalti dell’Ice Skating Arena, per chi ha avuto la fortuna di regalarsi un biglietto.


Già, Ilia Malinin l’americano. Dal nome non si direbbe che sia uno yankee. Per fortuna degli Stati Uniti i suoi genitori si sono trasferiti in Virginia abbandonando per sempre l’Uzbekistan nel 1998. Lì nel 2000 Tatiana Malinina e Roman Skorniakov si sono sposati e un anno dopo hanno dato alla luce il primogenito Ilia (che poi ha preso il cognome della madre). Oltre ad assicurargli una nuova e più democratica patria, hanno trasmesso al ragazzo la loro stessa passione per il pattinaggio di figura: Tatiana Malinina è stata per 10 volte campionessa nazionale uzbeka, sette volte Roman Skorniakov. Dalla loro scuola in America sono usciti tanti validi atleti, e il buon Ilia rappresenta l’apice del loro insegnamento.
Una domanda sorge, però, nel frattempo: alla luce delle nuove politiche migratorie volute dall’amministrazione Trump, molto più restrittive rispetto agli anni Novanta quando i genitori di Ilia Malinin emigrarono negli Stati Uniti, cosa succederebbe oggi se una situazione simile si ripresentasse? Verrebbero rimandati indietro? E Ilia non sarebbe mai nato negli Stati Uniti? Gli Usa oggi avrebbero un campione in meno di cui gloriarsi?


I fenomeni migratori, lo sappiamo, sono di difficile controllo e si cerca sempre di gestirli e canalizzarne i flussi, ma a volte essere accoglienti “paga” anche in termini di successi sportivi. Insomma, solidali e vincenti, perché no?





