Dall’inizio del 2008, quando già si avvertivano i primi sinistri scricchiolii della recessione, al 31 maggio 2011 i depositi bancari medi per famiglia sono cresciuti di circa 1.500 euro, da 21.821 a 23.426. In valori nominali, un +7,4%. Nello stesso periodo, però, costellato di continue rinunce e da progressivi disinvestimenti da altre forme di risparmio (come la Borsa), a erodere questo pacchetto ci si è messa anche l’inflazione. Il Centro Studi Sintesi ha calcolato, infatti, che considerando l’indice di rivalutazio- ne monetaria dell’Istat (relativo a famiglie di operai e impiegati), la crescita dei prezzi è stata del 6,8%. Dunque, in termini reali, il deposito bancario medio della famiglia italiana è aumentato di un piccolo 0,6 per cento.
Analizzando, però, il dettaglio territoriale, la situazione non è omogenea. Infatti i depositi sono aumentati in 11 regioni, mentre nelle altre nove sono diminuiti. La più brillante si è dimostrata la Valle d’Aosta (+5,3%), che ha superato di un’incollatura la Liguria (+5,2%), mentre più di- stante si è piazzato il Friuli Venezia Giulia (+4%). Maglia nera all’Umbria (-7,9%), ma nel gruppo dei territori di segno “meno” spiccano soprat- tutto realtà del Centro (pesante anche la recessione in Toscana) e del Mezzogiorno.
Nelle tabelle allegate, le classifiche regionali e per Provincia riportano il totale dei depositi (a sinistra) e quelli delle famiglie (a destra), sempre al netto dell’inflazione.
Analizzando, però, il dettaglio territoriale, la situazione non è omogenea. Infatti i depositi sono aumentati in 11 regioni, mentre nelle altre nove sono diminuiti. La più brillante si è dimostrata la Valle d’Aosta (+5,3%), che ha superato di un’incollatura la Liguria (+5,2%), mentre più di- stante si è piazzato il Friuli Venezia Giulia (+4%). Maglia nera all’Umbria (-7,9%), ma nel gruppo dei territori di segno “meno” spiccano soprat- tutto realtà del Centro (pesante anche la recessione in Toscana) e del Mezzogiorno.
Nelle tabelle allegate, le classifiche regionali e per Provincia riportano il totale dei depositi (a sinistra) e quelli delle famiglie (a destra), sempre al netto dell’inflazione.



