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«La Chiesa ha accompagnato Carlo nella maturazione della fede», ha sottolineato il presule di Assisi Domenico Sorrentino, ricordando il suo incontro “inconsapevole” con Carlo: «Nel 2005, l’anno prima di diventare vescovo, ero alla Congregazione del culto divino e visitai la mostra sui miracoli eucaristici da lui allestita; lui era presente ma non lo misi a fuoco: la mamma Antonia mi ha rammentato quell’incontro. Gli sono passato accanto e ho letto questo episodio come un messaggio: i santi non additano se stessi ma Gesù. Lui mi ha suggerito di far diventare Assisi una città eucaristica, un’autostrada per il Cielo, come lui amava ripetere».
Presente anche monsignor Paolo Martinelli, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Milano, dove Acutis ha vissuto la sua infanzia e adolescenza, che ha definito Carlo «un dono grande per la Chiesa e per tutti. È la figura di un giovane libero, determinato dall’amore di Dio che lo ha pervaso totalmente, nella vita quotidiana. Una santità adolescente, come ha detto il nostro arcivescovo Mario Delpini, che scuote i giovani e non solo. Ci ha insegnato che Cristo si fa contemporaneo alla nostra vita, qui e ora. Non siamo testimoni di seconda mano: diceva che siamo più fortunati degli apostoli e dei discepoli, perché sapeva bene che Gesù è presente nei tabernacoli e in ogni celebrazione eucaristica riaccade l’incarnazione: aveva la stessa convinzione Francesco d’Assisi».
Anche i giovani Emilia e Matteo, studenti lavoratori e responsabili di un gruppo giovani di Azione cattolica a Milano Centro, hanno testimoniato come per loro sia «una grazia aver incontrato la figura di Carlo: ci interroga la sua vita, il suo modo di stare nel mondo in continua evoluzione. Lui ci invita a essere originali e la sua storia ci riporta a una vocazione laica vissuta con consapevolezza. La sua disponibilità ci disarma, con .il suo naturale protrarsi verso il prossimo, dal compagno di scuola al povero».





