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Fratelli e sorelle in Cristo,
questa settimana rendiamo pubblici i documenti sui sacerdoti che abusarono sessualmente di minori mentre erano al servizio dell'arcidiocesi di Los Angeles. Sono fatti successi decenni or sono, ma questo non li rende meno gravi.
Leggere questi documenti è stata per me un'esperienza brutale e dolorosa. Il comportamento in essi descritto è terribilmente triste e maligno. Non c'è modo di scusare né di spiegare quanto fu fatto a quei bambini. I sacerdoti coinvolti avevano il dovere di essere per loro veri padri spirituali, e hanno fallito. Un fallimento che oggi abbiamo il dovere di riconoscere.
Abbiamo bisogno di pregare per tutti coloro che sono stati feriti da esponenti della Chiesa. E dobbiamo continuare ad aiutarli nel lungo e doloroso processo di guarigione dalle ferite e di ricostruzione della fiducia che fu così terribilmente tradita. Non posso cancellare i misfatti che troviamo in questi documenti. Leggerli, riflettere sul dolore inflitto a quelle persone, è stata la più triste esperienza da quando sono diventato il vostro arcivescovo nel 2011.
Il mio predecessore, l'arcivescovo emerito cardinal Roger Mahony, ha espresso il proprio rincrescimento per non essere stato capace di garantire la giusta protezione ai giovani affidati alle sue cure. Con effetto immediato, ho informato il cardinale Mahony di averlo privato di qualunque incarico amministrativo o pubblico. Anche il vescovo ausiliare Thomas Curry ha manifestato dispiacere per le decisioni prese mentre serviva copme vicario per il clero. Ho accettato la sua richiesta di essere sollevato dalla responsabilità di vescovo di Santa Barbara.
A tutte le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti della nostra Chiesa dico: voglio aiutarvi e sono profondamente addolorato dai peccati commessi contro di voi. A tutti i cattolici dell'arcidiocesi di Los Angeles dico: come ormai facciamo da diversi anni, continueremo anche in futuro a denunciare alle autorità di polizia qualunque credibile informazione su ulteriori abusi e a rimuovere dal ministero tutti coloro che saranno credibilmente accusati. Continueremo a lavorare ogni giorno affinché i nostri ragazzi siano amati e protetti nelle nostre parrocchie, nelle scuole e in qualunque luogo riconducibile all'arcidiocesi.
Nelle prossime settimane fornirò altre informazioni con maggiori dettagli. Ora è tempo di pregare e riflettere e abbracciare le vittime degli abusi sessuali. Affido tutti noi, i nostri figli e le nostre famiglie alla Santa Madre Maria.
Sinceramente vostro in Cristo
Reverendo José H. Gomez
Arcivescovo di Los Angeles
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Il post scritto dal cardinale Mahony nel quale pubblica una lettera indirizzata all'arcivescovo di Los Angeles José H. Gomez per fare chiarezza sulle voci che lo accusano di aver coperto abusi di pedofilia da parte di alcuni preti della diocesi ai tempi in cui era Arcivescovo della diocesi di Los Angeles (versione integrale: http://j.mp/cardmahonypedofilia ).Il testo integrale della lettera del cardinale
Amici in Cristo,
Questa mattina ho inviato questa lettera a Mons. José H. Gomez cercando di fornire un quadro completo del contesto di ciò che abbiamo vissuto dalla metà degli anni '80. Non c'è nulla di riservato nella mia lettera. Sono stato incoraggiato da altri a pubblicarla, quindi ho deciso di riproporla qui sul mio blog. Spero che vi sia utile.
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1 febbraio 2013
Caro Arcivescovo Gomez:
In questa lettera desidero illustrare brevemente come l'Arcidiocesi di Los Angeles ha affrontato lo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero, specialmente nel caso di minori.
Nel mio percorso di istruzione non ho mai ricevuto una formazione che mi aiutasse a prepararmi per affrontare gravi problemi come questo. Nei due anni [1962-1964] nei quali ho frequentato la scuola di specializzazione in Servizi Sociali, nessun testo e nessuna lezione ha mai trattato la materia degli abusi sessuali sui bambini. Mentre sono stati trattati i casi di violenza sui bambini, l'abuso sessuale sui minori è un tema che non è mai stato approfondito.
Poco dopo essere stato nominato arcivescovo della diocesi di Los Angeles, il 5 settembre 1985, ho provveduto a istituire un Ufficio del Vicario per il Clero in modo che tutti i nostri sforzi per aiutare i nostri sacerdoti avessero un punto di riferimento unico. Nell'estate del 1986 ho invitato un avvocato-amico da Stockton a incontrare i sacerdoti della diocesi durante il nostro ritiro annuale presso il Seminario di San Giovanni, organizzando una conferenza sul tema degli abusi sessuali su minori. Verso la fine del 1986 sono iniziati i lavori che hanno visto il Consiglio dei sacerdoti in prima linea per la promozione di politiche e procedure per istruire tutti noi su come gestire le eventuali accuse di cattiva condotta sessuale. Le norme sono state vagliate a lungo da tutta l'Arcidiocesi, e sono state adottate nel 1989.
Nel corso degli anni successivi si è presentato qualche caso di abusi sui minori. Ho chiesto consiglio a diversi altri Vescovi in tutto il Paese, tra cui il Cardinale John O'Connor di New York, il cardinale Joseph Bernardin di Chicago, e poi al Vescovo Adam Maida di Green Bay. Mi sono consultato con la nostra Conferenza Episcopale di frequente. Da tutti mi è stato consigliato di sollevare i sacerdoti dal ministero attivo se si avesse avuto evidenza che l'abuso si fosse effettivamente verificato, e quindi fare riferimento a uno dei numerosi centri di trattamento residenziale in tutto il Paese per la valutazione del caso specifico.
Questa procedura è standard in tutto il Paese per tutte le Arcidiocesi e le Diocesi, per i distretti scolastici, per le altre Chiese, e per tutte le organizzazioni giovanili che svolgono attività con i minori. Nessuno è mai intervenuto per dirci che quelle procedure non fossero adeguate e che i colpevoli in quel modo non avrebbero ricevuto le cure necessarie per rendere sicura la loro permanenza negli incarichi ecclesiali.
Negli anni '90 le nostre politiche e procedure per affrontare questi eventi sono diventate ancora più rigorose. Abbiamo imparato dagli errori degli anni '80 e le nuove procedure riflettono questo cambiamento. Siamo stati una delle prime diocesi al mondo, nel 1994, ad istituire l'Advisory Board per gli abusi sessuali [SAAB] che ha dato spunti utili e raccomandazioni al Vicario per il Clero su come trattare questi casi. Attraverso l'aiuto di questo Consiglio, ci siamo orientati verso una politica di "tolleranza zero" verso tutti i casi confermati di abuso sessuale sui minori da parte di esponenti del clero.
Nel 2002 abbiamo notevolmente ampliato il gruppo SAAB nel nuovo Organismo di Vigilanza di cattiva condotta del Clero. Questa innovazione è stata fondamentale per l'attuazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani: una risorsa preziosa per me e la nostra Arcidiocesi. L'Organismo di Vigilanza ha affrontato ogni caso con grande cura, con giustizia e con preoccupazione per i nostri giovani.
Dal 2003 al 2012 la diocesi ha subito diversi controlli per verificare la qualità delle azioni intraprese da parte delle imprese professionali specializzate. La maggior parte di chi ha condotto le verifiche sono ex agenti dell'FBI, quindi estremamente competenti. Tutti hanno pienamente confermato che l'Arcidiocesi ha seguito perfettamente ciò che indica la Carta per la protezione dei bambini e dei giovani.
Quando Le è stata indicata la nomina a Arcivescovo di Los Angeles, il 26 maggio 2010, è stato prontamente informato di tutto ciò che era stato fatto nel corso degli anni per la protezione dei bambini e dei giovani. È diventato il nostro Arcivescovo ufficialmente il 1 ° marzo 2011 ed ha quindi verificato personalmente che il controllo di conformità del 2012 ha dato esito pienamente positivo.
Non una sola volta nel corso di questi ultimi anni ha mai sollevato domande circa le nostre politiche, pratiche o procedure per affrontare il problema di cattiva condotta sessuale del clero circa gli abusi sui minori.
Ho detto più e più volte che ho fatto degli errori, soprattutto a metà degli anni '80. Ho chiesto scusa per gli errori, e mi sono impegnato per far si che l'Arcidiocesi fosse più attenta a queste problematiche e sicura per tutti.
Purtroppo, non posso tornare ora al 1980 e invertire le azioni e le decisioni prese allora. Ma quando sono andato in pensione, ho consegnato a voi un Arcidiocesi che seconda a nessuno nella protezione dei bambini e dei giovani.
Con ogni migliore augurio,
Sinceramente suo in Cristo,
Sua Eminenza
Il cardinale Roger M. Mahony
Arcivescovo emerito di Los Angeles
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"Cardinale Mahony, resta a casa!". Non potrebbe essere più semplice né più esplicito il titolo che Catholics United ha dato alla petizione lanciata per spingere il cardinale di Los Angeles a rinunciare al conclave. E' un tema spinoso: da un lato, 129 casi di abusi sessuali che il cardinale avrebbe in qualche modo "coperto", dall'altro la scelta del nuovo Papa. Ma il gruppo di pressione americano, che secondo le nostre categorie potrebbe essere definito di "cattolici di sinistra", non ha dubbi: Mahony non deve andare a Roma, nonostante che l'arcivescovo Gomez abbia invitato i fedeli a pregare per lui ew per il difficile copmpito che dovrà affrontare insieme con gli altri cardinali.
A questo punto diventa però interessante capire meglio la natura e gli scopi del gruppo che si fa chiamare Catholics United, Cattolici Uniti. Il gruppo si è formato nel 2003 per promuovere il documento della Conferenza episcopale americana intitolato Forming Conscience for Faithful Citizens: a Call to Political Responsability e nel 2004 ha cominciato le propria attività con la nuova denominazione. Oggi vanta circa 50 mila membri. Vanta anche una natura non partizan, cioè politicamente indipendente, ma di quest'affermazione è più che lecito dubitare.
Sono infatti più che noti gli stretti legami di Catholics United con il Partito Democratico, al punto che alle ultime elezioni per il Congresso il movimento ha raccolto 500 mila dollari per sostenere alcuni candidati democratici. Dai registri dei visitatori della Casa Bianca (negli Usa accessibili alla stampa), inoltre, risulta che James Salt, direttore esecutivo del gruppo, viene regolarmente ricevuto dallo stesso Barack Obama.
Proprio in questa confidenza, e forse più che nella questione di principio sul cardinal Mahony, vanno trovate le radici dell'ultima campagna dei Catholics United. Da tempo, infatti, il fiancheggiamento all'amministrazione Obama (visibile anche dalla home page del sito del gruppo: tre articoli su Mahony, tre sulle dimissioni del Papa e quattro sulla riforma
sanitaria di Obama) ha portato l'organizzazione su posizioni di aperta contestazione alla Conferenza episcopale americana. Quest'ultima ha duramente contestato i capitoli della riforma sanitaria che prevedono il finanziamento delle pratiche abortive e di controllo delle nascite, rendendolo obbligatorio, a favore dei dipendenti, anche per le istituzioni cattoliche come ospedali o scuole.
Questa posizione, come si sa, ha provocato frizioni anche tra i fedeli e ha animato in parte anche la protesta degli ordini religiosi femminili, più attenti ai problemi registrati "sul terreno" nelle attività di assistenza alle famiglie e ai poveri. Catholics United si è schierato senza se e senza ma dalla parte di Obama, criticando aspramente la Conferenza episcopale e animando tutta una serie di attività di contestazione ai vescovi che si esponevano nella critica alla riforma di Obama.
Lo scontro (ideale, ideologico, politico e religioso) has perso un po' dell'attenzione della stampa ma è tuttora in corso. La Corte Suprema Usa ha dato via libera alla riforma ma i vescovi, insieme con molti cattolici, non hanno ceduto. Un mese dopo la sentenza della Coerte Suprema, un tribunale del Colorado ha accolto il ricorso della famiglia Newland, industriali cattolici, contro l'obbligo di assicurare i propri lavoratori per le spese relative agli interventi medici che il magistero cattolico considera abortivi. Il giudice ha dato ragione alla tesi dei vescovi americani: imponendo l'obbligo di finanziare un aborto, si attenta alla libertà religiosa dei cattolici e dunque si viola il primo emendamento della Costituzione.
Come raccontiamo in altre parti di questo dossier, lo scandalo dei preti pedofili e degli abusi sessuali è enorme e ha scosso la Chiesa americana fin nelle fondamenta. Ma è chiaro che tener alta la pressione sulla Chiesa sfruttando il suo imbarazzo e le sue difficoltà in proposito, è un ottimo sistema per provare a spezzare la sua resistenza su un tema che per la Casa Bianca è politico, mentre per vescovi e fedeli va all'essenza stessa del Credo.
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Di origini messicane e ordinato presbitero nei seminari dell’Opus Dei, José Horacio Gómez viene nominato da Benedetto XVI prima coadiutore dell’arcidiocesi di Los Angeles nel 2010 e poi arcivescovo titolare il primo marzo 2011. Papa Ratzinger contava su di lui per far luce sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti della diocesi negli anni Settanta e Ottanta.
Resosi conto delle accuse, con una decisione senza precedenti, monsignor Gomez, all’inizio di quest’anno ha sollevato il suo predecessore, il cardinale Roger Mahony, da ogni impegno pubblico per la cattiva gestione dei presunti abusi negli anni in cui ha retto la diocesi. Con una parziale retromarcia, in questi giorni, l’arcivescovo di Los Angeles ha precisato che il cardinale può celebrare i sacramenti anche se restano nei suoi confronti le sanzioni annunciate.
L’arcivescovo, dopo aver letto l’enorme mole di documenti riservati che riguardavano i sacerdoti colpevoli di abusi aveva dichiarato che la lettura era stata “un’esperienza brutale e dolorosa” e che i documenti rivelavano “comportamenti terribili e diabolici” da parte dei sacerdoti. “Non ci sono scuse né giustificazioni” aveva concluso monsignor Gomez prima di consegnare i documenti ai giudici.
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Boston, Chicago e Los Angeles. Sono queste le tre principali diocesi americane dove è esploso lo scandalo pedofilia. A Boston, già nel 2002 l’allora cardinale Bernard Francis Law fu costretto a dimettersi in seguito allo scandalo portato alla luce dalla stampa. Il cardinale fu costretto ad ammettere pubblicamente di aver coperto i sacerdoti che, nella sua diocesi, avevano commesso abusi sessuali su minori. Il porporato, dopo essersi scusato per le sue colpe, consegnò alla magistratura i nomi di circa un centinaio di sacerdoti colpevoli di abusi. In totale finirono sotto accusa più di 200 sacerdoti sui 1.500 della diocesi. Intanto, in seguito alle inchieste e alle richieste di risarcimento, avevano dovuto dichiarare bancarotta le diocesi di Portland, Tucson e Spokane.
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