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«Il pianeta è segnato da conflitti e divisioni, e a maggior ragione siete uniti da un forte e coraggioso “no” alla guerra e dal “sì” alla pace e alla fraternità. Come Papa Francesco ci ha insegnato, infatti, la guerra non è la via giusta per uscire dai conflitti. Al “business delle guerre”, bisogna opporre un’economia che nasca dalla cura, dal dono, dalla fiducia reciproca.».
È l’appello che papa Leone XIV ha rivolto agli organizzatori della terza edizione del World Meeting on Human Fraternity organizzato dalla Basilica di San Pietro, dalla Fondazione Fratelli tutti, dall'Associazione Be Human e dalla Fondazione Saint Peter for Humanity in programma venerdì e sabato. Un evento con 15 tavoli tematici e laboratori di confronto, con la partecipazione di personalità di rilievo internazionale. Tra loro, il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica, vicario generale della Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro; Graça Machel Mandela, attivista e politica, co-fondatrice di The Elders, realtà impegnata nella promozione di pace, giustizia, diritti umani e sostenibilità ambientale; e Maria Ressa, premio Nobel per la Pace 2021. Il Papa ha ricevuto gli organizzatori in udienza venerdì mattina in Vaticano rivolgendo loro un discorso in italiano e in inglese: «La vostra presenza testimonia tale sapienza, che unisce le culture e le religioni, quella forza silenziosa che ci fa riconoscere fratelli e sorelle, nonostante tutte le nostre differenze».
Poi ha citato il racconto biblico di Caino e Abele. «Quel primo omicidio non deve indurre a concludere: “è sempre andata così”. Per quanto antica, per quanto diffusa, la violenza di Caino non si può tollerare come “normale”. Al contrario, la norma risuona nella domanda divina rivolta al colpevole: “Dov'è tuo fratello?”. È in questa domanda la nostra vocazione, la regola, il canone della giustizia. Dio non si vendica di Abele con Caino, ma gli pone una domanda che accompagna tutto il cammino della storia», ha sottolineato Papa Leone. Sempre sulla scia del racconto biblico di Caino e Abele il Papa ha rivolto questa domanda: «Fratello, sorella, dove sei? Dove sei nel business delle guerre che distruggono la vita di giovani costretti a imbracciare le armi; prendono di mira civili indifesi, bambini, donne e anziani; devastano città, campagne e interi ecosistemi, lasciando solo macerie e dolore al loro passaggio? Fratello, sorella, dove sei tra i migranti che sono disprezzati, imprigionati e rifiutati, tra coloro che cercano salvezza e speranza ma trovano muri e indifferenza? Dove sei, fratello, sorella, quando i poveri sono incolpati della loro povertà, dimenticati e scartati, in un mondo che valorizza il profitto più delle persone? Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa dove la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei persino a noi stessi?».
Papa Leone ha sottolineato che «la risposta non può essere il silenzio. La risposta è scegliere una direzione diversa nella vita, nella crescita e nello sviluppo». Riconoscere un fratello o una sorella nel prossimo libera da due logiche, secondo il Papa: la «finzione di crederci figli unici» e quella “dei soci”, che hanno in comune solo specifici interessi. Infatti, non sono questi ultimi “a farci vivere insieme”. Le tradizioni spirituali e il pensiero critico più maturo hanno insegnato a superare legami esclusivamente etnici o di sangue: quelle “fratellanze” che riconoscono il “simile”, negando il “diverso”.
Leone XIV ha infine ricordato che, nella Bibbia, i testi più recenti dipingono una fraternità fondata sulla “comune umanità”, oltre i “confini etnici del popolo di Dio”. Lo testimoniano i racconti di creazione e le genealogie: una sola è l’origine dei diversi popoli – anche dei nemici – e la Terra, coi suoi beni, è per tutti, non per alcuni. Il Papa ha poi invocato “un’alleanza dell’umano” e ha chiesto di «individuare percorsi, locali e internazionali, che sviluppino nuove forme di carità sociale, di alleanze tra saperi e di solidarietà tra le generazioni. Siano percorsi popolari, che includano anche i poveri, non come destinatari di aiuto, ma come soggetti di discernimento e di parola. Abbiamo bisogno di una estesa "alleanza dell'umano", fondata non sul potere, ma sulla cura; non sul profitto, ma sul dono; non sul sospetto, ma sulla fiducia. La cura, il dono, la fiducia» sono «pilastri di un'economia che non uccide».




