Il Sinodo non è un compito da fare e poi mettere da parte, ma deve diventare lo «stile permanente» della Chiesa cattolica del nostro Paese. Lo dice monsignor Giuseppe Baturi, 58 anni, arcivescovo di Cagliari e neosegretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei) in un’intervista che Famiglia Cristiana pubblica nel numero da domani in edicola e in parrocchia.  Nelle 226 diocesi s’è conclusa la prima fase del Sinodo, «che», assicura monsignor Baturi, «ha suscitato l’interesse e la gioia dell’incontro, facendo riscoprire la bellezza dell’ascoltarsi e del dialogare. Questi aspetti sono importanti e devono diventare lo stile permanente della Chiesa. Ora siamo chiamati a immaginare proposte e cammini di cambiamento perché l’annuncio del Vangelo oggi richiede l’autorevolezza di chi annuncia e una lettura sapiente di questo tempo»»

Uno dei temi su cui la Cei dovrà misurarsi nei prossimi anni è quello degli abusi del clero sui minori: «L’assemblea generale ha messo in campo diverse azioni a cominciare dal primo Report nazionale sulle attività di prevenzione e sui casi segnalati o denunciati negli ultimi anni», assicura monsignor Giuseppe  Baturi, «penso che si debba dare fiducia a questo percorso e attendere i primi risultati. Non dobbiamo avere fretta, anche perché la Chiesa italiana non vuole nascondere nulla, ma affrontare il problema». »