Famoso come paggetto appena undicenne nelle foto del matrimonio di Carlo e Diana, Lord Nicholas Windsor, primo cugino della Regina, ha trovato nella Chiesa Cattolica lo sbocco dopo una adolescenza un po’ difficile. Ammonito perchè trovato in possesso di cannabis, quando era giovane il figlio minore del duca e della duchessa di Kent ha studiato teologia ad Oxford con scarsa convinzione prima di diventare patrono di una serie di charities e di legare il suo nome alla battaglia contro l’aborto nella vita pubblica britannica.
Cattolicissimo, come la madre Katharine, il cui passaggio al cattolicesimo, nel lontano 1994, fece i titoli di tutti i giornali (tanto che il leader della Chiesa inglese Basil Hume dovette avvertire i fedeli di non fare del trionfalismo), Lord Nicholas è stato il primo reale maschio a passare a Roma dopo Carlo II nel 1685. Ha rinunciato, cosiì, al trono.
In questo Paese, dove la Chiesa di stato è stata fondata da Enrico VIII in contrapposizione a quella cattolica, una legge del 1701, l’Act of settlement, stabilisce che i cattolici non possono occupare il trono, nè gli eredi possono sposare cattolici. Anche nel matrimonio Lord Nicholas non ha avuto dubbi e ha sposato la principessa cattolica Paola de Doimi de Frankopan, reale da favola, bionda, alta, intelligente, religiosa, in Vaticano, nel 2006. Tra gli ospiti anche il principe Carlo, padrino dello sposo. Il primo figlio della coppia, Albert, ha quattro anni e il secondo due.
Patrono di Bromley mind, una charity per chi soffre di problemi mentali, Lord Nicholas ha lavorato anche per il Refugee Council, la più importante agenzia britannica per i profughi e chi cerca asilo politico, la san Vincenzo e in una scuola per bambini autistici. E’ anche uno degli amministratori della biblioteca nazionale cattolica inglese, del Trust Right to life per la protezione dei bambini non nati, della Accademia Pontificia per la vita ed è stato appena scelto come direttore dell’istituto Dignitatis Humanae che ha sede a Roma.
Uno dei possibili candidati al posto di ambasciatore britannico alla Santa Sede nel 2010 Lord Nicholas è stato anche vicepresidente onorario di una charity che sostiene l’ordinariato ovvero la struttura avviata dal Papa per accogliere gli anglicani che sono contrari all’ordinazione delle donne vescovo.
L'articolo di Lord Nicholas contro l’aborto è stato pubblicato sulla prima pagina del Daily Telegraph, il più venduto quotidiano britannico, perchè il primo cugino della Regina che critica una legge di stato dicendo che “non avrebbe mai dovuto essere approvata”, fa notizia.
Lord Nicholas Windsor ha portato la sua campagna fino alla Camera dei Lords, dove ha detto che si sta montando una campagna sovversiva per stabilire l’aborto come diritto umano internazionale e costringere alcuni Paesi a dare alle donne il diritto a procedere con la terminazione della gravidanza. A un incontro sponsorizzato dal Gruppo per la vita del parlamento britannico, il figlio del duca di Kent ha lanciato i cosiddetti “articoli di san Jose’”, un documento firmato da intellettuali che è stato presentato all’Onu due settimane fa e punta a impedire che un diritto all’aborto venga recepito dalle leggi internazionali.
“Sono nato nel 1970”, scrive Lord Windsor sul Telegraph, “ma altri della mia generazione non sono stati così fortunati e alcuni di loro erano i nostri fratelli e le nostre sorelle”.
“Siamo stati la prima generazione che era davvero vulnerabile nel grembo”, aggiunge il primo cugino della Regina ricordando che l’aborto è stato legalizzato in Gran Bretagna nel 1967. “Di certo il grembo dovrebbe essere il posto più sicuro nel mondo nel quale trovarsi. Non è più così’”.
In un altro passaggio Lord Nicholas ricorda che, dopo tre generazioni alle qua “Così quanti non hanno quelle sorelle e fratelli che la legge, secondo la mia opinione, avrebbe dovuto proteggere?”, aggiunge.li è stato possibile abortire, si è persa la percezione innata del feto come essere umano. “Abbiamo bisogno di interminabili dibattiti filosofici per stabilire lo status dell’embrione o del feto o del bambino non nato, ma per me molto di questo è pura sofisticheria”, scrive il primo cugino della Regina.
Per capire perchè il cattolicesimo di Lord Nicholas Windsor e la sua presa di posizione contro l’aborto fanno notizia in Gran Bretagna, bisogna rileggere la storia dei cattolici inglesi e il loro ruolo nella vita pubblica e ricordarsi che i diritti civili, tolti al tempo della Riforma di Enrico VIII nel sedicesimo secolo, sono stati restituiti ai fedeli di Roma soltanto nel 1829.
“Nessuna Chiesa è stata perseguitata così a lungo”, ha detto una volta Basil Hume, proprio il Primate di Inghilterra e Galles che seppe negli anni Ottanta e Novanta sprovincializzare questa comunità formata da poveri immigrati irlandesi e guardata con sospetto dall’establishment del Paese. E’ stato proprio con Hume, lui stesso membro dell’aristocrazia e quindi accolto con simpatia dalle classi dirigenti, che la duchessa di Kent, prima cugina della Regina e mamma di Lord Nicholas, diventò cattolica. Un gesto inimmaginabile soltanto venti o trent’anni prima, segno di un nuovo ecumenismo.
Per i cattolici di qui l’ingresso nella vita pubblica è un risultato solo recente. Confermato dall’invito della Regina al Papa lo scorso anno, la prima volta che un monarca inglese organizza una visita di Stato per il capo della Chiesa di Roma e dal successo del viaggio di Benedetto XVI.
Il cattolicesimo del primo cugino della Regina e il suo impegno contro l’aborto suona una nota nuova nel dibattito pubblico. Un membro della famiglia reale passato a Roma che critica una legge di stato fa notizia ma non suscita scandalo. Perchè tocca ormai ai cristiani tutti, cattolici o protestanti, difendere la vita nel grembo e questa battaglia non conosce le divisioni delle chiese di una volta.
Cattolicissimo, come la madre Katharine, il cui passaggio al cattolicesimo, nel lontano 1994, fece i titoli di tutti i giornali (tanto che il leader della Chiesa inglese Basil Hume dovette avvertire i fedeli di non fare del trionfalismo), Lord Nicholas è stato il primo reale maschio a passare a Roma dopo Carlo II nel 1685. Ha rinunciato, cosiì, al trono.
In questo Paese, dove la Chiesa di stato è stata fondata da Enrico VIII in contrapposizione a quella cattolica, una legge del 1701, l’Act of settlement, stabilisce che i cattolici non possono occupare il trono, nè gli eredi possono sposare cattolici. Anche nel matrimonio Lord Nicholas non ha avuto dubbi e ha sposato la principessa cattolica Paola de Doimi de Frankopan, reale da favola, bionda, alta, intelligente, religiosa, in Vaticano, nel 2006. Tra gli ospiti anche il principe Carlo, padrino dello sposo. Il primo figlio della coppia, Albert, ha quattro anni e il secondo due.
Patrono di Bromley mind, una charity per chi soffre di problemi mentali, Lord Nicholas ha lavorato anche per il Refugee Council, la più importante agenzia britannica per i profughi e chi cerca asilo politico, la san Vincenzo e in una scuola per bambini autistici. E’ anche uno degli amministratori della biblioteca nazionale cattolica inglese, del Trust Right to life per la protezione dei bambini non nati, della Accademia Pontificia per la vita ed è stato appena scelto come direttore dell’istituto Dignitatis Humanae che ha sede a Roma.
Uno dei possibili candidati al posto di ambasciatore britannico alla Santa Sede nel 2010 Lord Nicholas è stato anche vicepresidente onorario di una charity che sostiene l’ordinariato ovvero la struttura avviata dal Papa per accogliere gli anglicani che sono contrari all’ordinazione delle donne vescovo.
L'articolo di Lord Nicholas contro l’aborto è stato pubblicato sulla prima pagina del Daily Telegraph, il più venduto quotidiano britannico, perchè il primo cugino della Regina che critica una legge di stato dicendo che “non avrebbe mai dovuto essere approvata”, fa notizia.
Lord Nicholas Windsor ha portato la sua campagna fino alla Camera dei Lords, dove ha detto che si sta montando una campagna sovversiva per stabilire l’aborto come diritto umano internazionale e costringere alcuni Paesi a dare alle donne il diritto a procedere con la terminazione della gravidanza. A un incontro sponsorizzato dal Gruppo per la vita del parlamento britannico, il figlio del duca di Kent ha lanciato i cosiddetti “articoli di san Jose’”, un documento firmato da intellettuali che è stato presentato all’Onu due settimane fa e punta a impedire che un diritto all’aborto venga recepito dalle leggi internazionali.
“Sono nato nel 1970”, scrive Lord Windsor sul Telegraph, “ma altri della mia generazione non sono stati così fortunati e alcuni di loro erano i nostri fratelli e le nostre sorelle”.
“Siamo stati la prima generazione che era davvero vulnerabile nel grembo”, aggiunge il primo cugino della Regina ricordando che l’aborto è stato legalizzato in Gran Bretagna nel 1967. “Di certo il grembo dovrebbe essere il posto più sicuro nel mondo nel quale trovarsi. Non è più così’”.
In un altro passaggio Lord Nicholas ricorda che, dopo tre generazioni alle qua “Così quanti non hanno quelle sorelle e fratelli che la legge, secondo la mia opinione, avrebbe dovuto proteggere?”, aggiunge.li è stato possibile abortire, si è persa la percezione innata del feto come essere umano. “Abbiamo bisogno di interminabili dibattiti filosofici per stabilire lo status dell’embrione o del feto o del bambino non nato, ma per me molto di questo è pura sofisticheria”, scrive il primo cugino della Regina.
Per capire perchè il cattolicesimo di Lord Nicholas Windsor e la sua presa di posizione contro l’aborto fanno notizia in Gran Bretagna, bisogna rileggere la storia dei cattolici inglesi e il loro ruolo nella vita pubblica e ricordarsi che i diritti civili, tolti al tempo della Riforma di Enrico VIII nel sedicesimo secolo, sono stati restituiti ai fedeli di Roma soltanto nel 1829.
“Nessuna Chiesa è stata perseguitata così a lungo”, ha detto una volta Basil Hume, proprio il Primate di Inghilterra e Galles che seppe negli anni Ottanta e Novanta sprovincializzare questa comunità formata da poveri immigrati irlandesi e guardata con sospetto dall’establishment del Paese. E’ stato proprio con Hume, lui stesso membro dell’aristocrazia e quindi accolto con simpatia dalle classi dirigenti, che la duchessa di Kent, prima cugina della Regina e mamma di Lord Nicholas, diventò cattolica. Un gesto inimmaginabile soltanto venti o trent’anni prima, segno di un nuovo ecumenismo.
Per i cattolici di qui l’ingresso nella vita pubblica è un risultato solo recente. Confermato dall’invito della Regina al Papa lo scorso anno, la prima volta che un monarca inglese organizza una visita di Stato per il capo della Chiesa di Roma e dal successo del viaggio di Benedetto XVI.
Il cattolicesimo del primo cugino della Regina e il suo impegno contro l’aborto suona una nota nuova nel dibattito pubblico. Un membro della famiglia reale passato a Roma che critica una legge di stato fa notizia ma non suscita scandalo. Perchè tocca ormai ai cristiani tutti, cattolici o protestanti, difendere la vita nel grembo e questa battaglia non conosce le divisioni delle chiese di una volta.



