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All’uscita della lunga udienza nell’Aula delle Benedizioni, la prima con papa Leone XIV, monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra, restituisce l’immagine di un Pontefice in «chiara continuità con papa Francesco», ma animato da un «rinnovato slancio pastorale» che rimette al centro «l’annuncio di Gesù e il cammino sinodale».
«Certamente una chiara continuità con papa Francesco – spiega Morrone –: i temi che stavano a cuore a Bergoglio, pur nella discontinuità del porgersi e del taglio pastorale di papa Leone, sono stati ripresi e rilanciati. La pace e i poveri, per esempio, chiedendoci più impegno su questi versanti».
Il presule parla di un clima di incoraggiamento diffuso tra i vescovi: «Ci ha esortato a non scoraggiarci e a guardare avanti con la sana e bella fiducia di quella “speranza certa” di cui ci parla l’Apostolo Paolo». L’impressione più forte è racchiusa in un’espressione colloquiale: «Questa speranza – scusate se utilizzo un termine un po’ giovanile – si è rivelata come “una botta di vita, meglio, di speranza”, un bel respiro, una bella spinta a guardare in avanti». Secondo Morrone, il Papa ha proposto «un taglio cristologico e antropologico insieme», richiamando più volte «unità tra di noi vescovi e con lui con lo stile collegiale e sinodale, citando, com’era immaginabile, il suo caro sant’Agostino».
Interpellato sulle urgenze affidate alle Chiese calabresi, il presidente della CEC non ha dubbi: «Per le nostre Chiese in Calabria ritengo che la priorità, fra quelle che lui ci ha consegnato, sia certamente annunciare Gesù. Sembra scontato». L’annuncio, però, deve assumere una forma precisa: «Da noi l’annuncio di Gesù dovrebbe essere declinato con più forza in chiave di liberazione dalla paura che nasce da una sottile sottomissione atavica a quei poteri più o meno forti, di ogni colore e matrice, che condizionano pesantemente la vita sociale, economica e culturale di noi calabresi». Il Papa, aggiunge Morrone, «ci ha messo in guardia da un certo nostro potere che se non è evangelico non potrà offrire quella libertà dei figli di Dio» indispensabile al riscatto culturale e umano del territorio.
Nel contesto di «tempi accelerati» segnati da secolarismo, intelligenza artificiale e biotecnologie, Leone XIV ha richiamato l’attenzione sulla centralità della persona: «Ci ha esortati ad essere attenti alla dimensione antropologica con tutte le sue dimensioni imprescindibili per l’annuncio del Vangelo». Un invito, conclude Morrone, a «mettere insieme speranze, bellezze ed energie» della Calabria, «con un coordinamento e creativa collaborazione sinodale per il riscatto della nostra terra».





