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Leone XIV pianta l'ulivo della pace nel sito archeologico di Annaba in Algeria, l'antica Ippona.
Sono stato invitato dal Cardinale arcivescovo di Algeri, assieme a un piccolo gruppo, presso la casa diocesana come suo ospite. Quindi non sono qui come giornalista, ma come pellegrino e figlio del Paese, nel senso che sono nato ad Algeri nell'agosto del 1962, un mese dopo l'Indipendenza, quando la maggior parte degli europei aveva lasciato l'Algeria e la mia famiglia scelse di restare.


In questi giorni ho potuto rivedere con commozione la chiesa Notre Dame de Lourdes, dove fui battezzato e la mia casa natale nel quartiere di Hydra. Appartengo alla sesta generazione nata in Algeria, le precedenti sono sepolte nel cimitero di Saint-Eugène, che si trova proprio sotto Notre-Dame d'Afrique. Perciò ho sempre mantenuto rapporti con questa basilica, dove sono cresciuto fino all’età di 17 anni, con il cardinale Léon-Étienne Duval, che era il padre della Chiesa algerina dopo l’Indipendenza, con Pierre Claverie, che era sacerdote quando lo conobbi, diventato poi Vescovo di Orano e martire, e i monaci di Tibhirine, i suoi compagni di martirio.
Li frequentavo perché il monastero era il cuore della nostra comunità. Ci andavamo per partecipare agli incontri quando ero bambino e adolescente. E poi anche Henri Teissier, che diventerà arcivescovo di Algeri. Quindi conosco la casa diocesana dove andavo spesso per gli incontri fino alla mia adolescenza. Ritrovarmi ad alloggiare lì, ovviamente, è stato molto emozionante.
Abbiamo pregato tutti per il viaggio del Papa davanti a un affresco nella cappella della casa diocesana, che raffigura i 19 martiri d'Algeria. Le figure del mio passato sono scomparse. Nella casa diocesana ci sono le suore italiane del Pime che si occupano di tutto: dell’economato, dell’accoglienza, dell’organizzazione. Sono le padrone di casa perché l’arcivescovo, il cardinale Vesco, tiene molto a valorizzare tutti i carismi in questa piccola Chiesa che è numericamente esigua dove i laici e le donne, in particolare, hanno molte responsabilità.
La presenza dei Focolari è importante, sono lì da 60 anni e sono molto attivi. Per esempio, la segretaria generale della diocesi è una focolarina e tutti loro fanno molto per il dialogo e l’amicizia islamico-cristiana. Un certo numero di musulmani sono anch’essi membri dei Focolari e cercano di vivere tutte le frasi del Corano che portano ad amare il prossimo e a costruire l’unità e la fraternità. Lo racconta anche un film dal titolo Au-delà du dialogue (Oltre il dialogo), realizzato da un mio amico, Fabio Bertagnin.
Abbiamo vissuto questo pellegrinaggio ad Algeri in comunità. Siamo andati insieme a Notre-Dame d'Afrique in autobus, percorrendo poi una stradina che sale tortuosa fino al santuario, un po' come quella di Notre-Dame de la Garde a Marsiglia. Nel tempio sono riaffiorati nella mia memoria tanti ricordi, anche su una delle ultime volte che ero stato lì, nel 1990, con il cardinale Léon-Étienne Duval, che aveva organizzato un concerto con un coro islamico-cristiano, chiamato Vent du Sud (Vento del Sud), che cantava la fratellanza, mentre il partito islamista aveva appena vinto le elezioni in Algeria. C'era un grande contrasto tra questa ondata “islamista” e il desiderio di una parte del popolo di vivere la fraternità. E ora, la mia emozione è stata quella di ritrovare il cardinale Duval nell'affresco che decora l'abside della basilica di Notre-Dame d'Afrique: vi sono raffigurati con lui, il cardinale Charles-Martial-Allemand Lavigerie, fondatore dei Missionari d’Africa, e i martiri dei primi secoli dell'Algeria. Vedere il “mio” cardinale Duval in cielo in quel modo, con il suo camail rosso e la sua tunica bianca, è stato molto commovente perché il Papa era esattamente sotto di lui e indossava ugualmente il camail rosso e la tonaca bianca. Così, ho avuto la percezione molto chiara che il sacrificio di Duval e dei martiri d'Algeria abbia permesso il miracolo di questa visita del Papa qui. È davvero il frutto della loro perseveranza, della loro sofferenza.


Se questa visita del Papa è stata possibile è grazie a quel sacrificio. Una visita che testimonia ancora una volta la fratellanza universale in un grande Paese musulmano. Il cardinale Duval, va ricordato, morì di dolore quando gli fu comunicato che erano state ritrovate le teste dei 7 monaci di Tibhirin. E il suo funerale fu celebrato in Notre-Dame d'Afrique assieme ai religiosi martiri. I primi “Padri Bianchi”, come vengono chiamati i Missionari d’Africa, furono martirizzati nel 1876, traditi dalle loro guide e massacrati mentre attraversavano il Sahara diretti a Timbuctù. Le loro reliquie, oggi, sono custodite a Roma, sulla Via Aurelia, nella casa generalizia del loro ordine, in una cripta dove amo ritornare spesso. Il sangue versato, «seme di amicizia», come dice il cardinale Vesco, è la chiave per capire questo viaggio di Leone XIV in Algeria. È il sangue dei 19 martiri, versato assieme a quello dei musulmani che sono morti con essi durante il “decennio nero” (1992-2002) a causa del terrorismo e dell’antiterrorismo, o comunque della guerra tra l’esercito algerino e i gruppi islamisti. Ci sono stati ben 200 mila morti e tra questi i 19 martiri cattolici, ma proprio il loro sangue “mescolato” a quello dei musulmani ha reso possibile la rinascita della Chiesa in questo Paese, o forse la sua vera e propria nascita come entità del tutto indipendente dal legame con la Francia, di cui l’Algeria era una colonia.
Oggi è composta da circa 6 mila cattolici nelle 4 diocesi, ovvero Orano, Costantina, Algeri e il Sahara. La maggior parte dei sacerdoti e delle religiose proviene dall'Africa nera, quella subsahariana, e così la maggior parte dei fedeli. In particolare, studenti subsahariani o migranti. Alcuni migranti sono in carcere e, se sono cristiani, ricevono la visita dei cappellani o delle cappellane della Chiesa, religiosi o laici, come il mio amico di vecchia data Pascal, cappuccino francese, con cui ho frequentato il liceo, che ha scelto di trasferirsi qui da un po’ d’anni. Parla molto bene l'arabo e si occupa di coordinare le visite ai detenuti di credo cristiano. Questa è una pastorale del Buon Samaritano molto importante in Algeria.
Più in generale e dal punto di vista dell’attualità, penso che il viaggio di Leone XIV qui sia stato la migliore risposta che potesse dare a Donald Trump, che strumentalizza e distorce il Vangelo. Una risposta di tutta la Chiesa cattolica alla folle postura messianica, al delirio di onnipotenza del presidente Usa, perché è apparso evidente come i veri credenti dell’islam compongano una religione di pace e che il dipingere la guerra in Iran, o i bombardamenti in Libano, come una crociata sia solo una menzogna. È stato molto toccante vedere le strade di Algeri in ogni angolo con le bandiere del Vaticano accanto a quelle algerine. È un sogno che si è avverato per la nostra piccola Chiesa: il Papa è venuto a parlare di perdono e di riconciliazione. Indimenticabili le sue parole al monumento dei martiri, costruito ad Algeri nel 1982 in memoria dei caduti della guerra d’indipendenza, cioè degli algerini uccisi dall’esercito francese. Il Papa non poteva schierarsi, anche per non creare tensioni nelle relazioni tra la Santa Sede e la Francia. Per questo ha preferito invitare al perdono, ossia onorare la memoria di coloro che sono morti andando oltre il passato. Ma, nello stesso tempo, ha chiesto di fare un passo in avanti verso la riconciliazione. In questo senso la pioggia incessante di questi due giorni, cosa molto rara in questo Paese, è stata interpretata dagli algerini come una benedizione per “purificare i tempi”. E questo è interessante perché i cristiani che ho incontrato qui vogliono solamente essere artigiani di pace. Sono attivi soprattutto nel sociale, ma mi dicono in realtà che la loro missione principale è quella di tessere legami di amicizia con i musulmani, perché è come se si facessero delle esercitazioni pratiche: dato che l’Islam si definisce una religione di pace, non può rimanere da solo. Se l'Islam è da solo in Algeria, non può testimoniare la pace. Ha bisogno di qualcuno di diverso con cui esercitarsi a creare legami di amicizia. Quindi, in un certo senso, la Chiesa cattolica in Algeria aiuta i musulmani a mettere in pratica ciò che professano. Ed è questo che si sta costruendo qui, una sorta di piccolo “laboratorio” a dimensione universale. Non è una piccola Chiesa isolata in un Paese musulmano, ma una piccola Chiesa che è diventata un faro per il mondo, per la fratellanza islamico-cristiana, la fratellanza di tutti coloro che credono nell'unico Dio e vogliono la pace. Quindi non si abbraccia il razzismo, il nazionalismo, ma l'universalismo della fraternità secondo l’insegnamento di papa Francesco, che, nel 2019, firmò ad Abu Dhabi la storica dichiarazione universale sulla fratellanza col grande imam Al-Azhar, Ahmad al-Tayyib.


Commovente, poi, l’omaggio al monumento, proprio di fronte alla basilica di Notre-Dame d'Afrique, alla memoria di tutti morti nel Mediterraneo. Un gesto che ha fatto entrare nella preghiera di tutti i migranti per i quali il Mare nostrum s’è trasformato in una tomba. Va sottolineato, poi, il significato della visita del Santo Padre alla basilica di Sant'Agostino ad Annaba. Della grande figura sentii parlare dal cardinale Duval quand’ero piccolo, come del “Dottore dell'amore”. Il rettore del tempio, originario del Kenya, ha scritto un libro sull'amicizia in Sant'Agostino. Leone XIV ha sottolineato proprio quest’aspetto della spiritualità del santo cui si ispira l’ordine di cui è stato priore generale. Ha parlato dei suoi insegnamenti sull’amore da condividere e sull’amicizia da far crescere tra tutti gli uomini e in particolare tra i cristiani e i musulmani nel mondo. I musulmani algerini hanno riscoperto sant'Agostino in occasione di un convegno tenutosi nel 2001, che il presidente Bouteflika aveva voluto organizzare con l'Alto Consiglio Islamico. E da allora, questo santo è diventato davvero parte integrante del patrimonio culturale algerino. Qualche volta si sente dire dagli islamici: «Ma non si può rimproverargli di non essere musulmano, dato che ai suoi tempi l’Islam non esisteva».
Davvero, questa visita del Papa alla basilica di Annaba ha segnato ancora di più il popolo locale, perché onora un figlio della terra algerina che è diventato un filosofo universalmente citato e riconosciuto. Bisogna sottolineare che tra chi visita ogni anno la basilica di Sant’Agostino sono nel 98% musulmani…
Per una curiosa coincidenza, poi, san Charles de Foucauld, altro profeta del dialogo e dell’armonia interreligiosa, si convertì a Parigi in una chiesa dedicata proprio a Sant'Agostino, e dunque c'è un forte legame tra lui e il Vescovo di Tagaste. La svolta interiore di un uomo adulto che ha voluto vivere il Vangelo in modo radicale e “l'opera di amicizia” di Charles de Foucauld, nel deserto algerino, sono stati vissuti alla luce della conversione di sant'Agostino, che ha interceduto per il suo risveglio del cuore nel tempio dedicatogli nella capitale francese. I monaci martiri di Tibhirin avevano tutti nel loro percorso l'incontro con de Foucauld, una figura molto importante nella Chiesa algerina. Il Papa ne ha citato le parole a Notre-Dame d'Afrique, evidenziando come si sia dovuto emancipare dal timore delle critiche che alcuni avrebbero potuto muovergli, a cominciare da quella di aver collaborato alla colonizzazione. Il popolo algerino ha subito capito che quell’uomo, prima di tutto, sapeva e voleva amare. Amava questo paese e il suo popolo, vivendo sul serio la piena fratellanza. Furono i Tuareg a salvargli la vita, quando non aveva più niente da mangiare e stava per morire, portandogli del latte di capra. È lì che Charles de Foucauld aveva scritto, per quello che ricordo, in una mia sintesi libera: “Si può essere salvati anche se non si è battezzati, ed è l’amore che ci salva, è l’amore che abbiamo gli uni per gli altri che ci salva, poiché Dio è amore”. Questa è stata la sua grande grande scoperta, un messaggio che fa sì che oggi sia amato e considerato anche lui come una sorta di discepolo di Agostino di Tagaste, testimone dell’amicizia di Dio per l’umanità, attraverso Gesù, quasi una proiezione moderna della sua eredità spirituale».
Testimonianza raccolta dalla redazione




