Monsignor Dario Edoardo Viganò ha 51 anni e dal 22 gennaio 2013 è direttore del Centro televisivo vaticano (Ctv).
È vero che avete filmato dentro il Conclave?
«No, non è possibile filmare l’elezione del Papa. Abbiamo le prime immagini dopo l’elezione, quando Jorge Mario Bergoglio si ritira in preghiera poi esce con la veste bianca e cammina un po’ impacciato».
Ma non le avete mai mostrate?
«No, perché le abbiamo girate con un sistema ultramoderno in 4K e nessun televisore in Italia è in grado di farle vedere. La definizione è quella del cinema, l’ultima frontiera della Tv».
Con la rinuncia di papa Benedetto e l’elezione di papa Bergoglio avete fatto le cose in grande...
«Era l’evento della Storia, non potevamo mancarlo. Abbiamo studiato ogni inquadratura, abbiamo fatto le prove e con telecamere mobili, montate su bracci meccanici, abbiamo portato lo spettatore dentro, non solo davanti, all’evento. Soltanto in Italia l’elezione di papa Francesco è stata seguita da 30 milioni di persone con l’89 per cento di share».
Com’è papa Francesco davanti alle telecamere?
«Curioso dei meccanismi, disponibile per i videomessaggi, fuori non è imbarazzato dalla telecamera che lo segue, però non la guarda: cerca piuttosto il volto degli interlocutori, lasciando fare ai cameramen il loro lavoro».
È difficile filmare il Papa?
«Abbiamo due operatori bravissimi. Sono Cesare Cuppone e Fabrizio Stinellis. Hanno imparato ad anticipare gli spostamenti del Papa, a rimanergli alle spalle, senza intralciare il Santo Padre e la folla che interagisce con lui, tenendo nello stesso tempo l’immagine fissa su di lui».
Chi compera le immagini?
«Tutto il mondo. Con Francesco le richieste sono aumentate del 30 per cento. E diamo immagini a tante televisioni cattoliche delle periferie, dove la comunità cristiana fatica e il messaggio del Papa infonde speranza».
Tecnologie e novità?
«Accordo con Sky per il 3D che la Rai ancora non ha. Insieme a Sony, che è nostro partner tecnologico, stiamo mettendo a punto una nuova sala controllo per gestire un numero maggiore di satelliti in contemporanea. E, infine, un sistema digitale di archiviazione di immagini più efficiente»
È vero che avete filmato dentro il Conclave?
«No, non è possibile filmare l’elezione del Papa. Abbiamo le prime immagini dopo l’elezione, quando Jorge Mario Bergoglio si ritira in preghiera poi esce con la veste bianca e cammina un po’ impacciato».
Ma non le avete mai mostrate?
«No, perché le abbiamo girate con un sistema ultramoderno in 4K e nessun televisore in Italia è in grado di farle vedere. La definizione è quella del cinema, l’ultima frontiera della Tv».
Con la rinuncia di papa Benedetto e l’elezione di papa Bergoglio avete fatto le cose in grande...
«Era l’evento della Storia, non potevamo mancarlo. Abbiamo studiato ogni inquadratura, abbiamo fatto le prove e con telecamere mobili, montate su bracci meccanici, abbiamo portato lo spettatore dentro, non solo davanti, all’evento. Soltanto in Italia l’elezione di papa Francesco è stata seguita da 30 milioni di persone con l’89 per cento di share».
Com’è papa Francesco davanti alle telecamere?
«Curioso dei meccanismi, disponibile per i videomessaggi, fuori non è imbarazzato dalla telecamera che lo segue, però non la guarda: cerca piuttosto il volto degli interlocutori, lasciando fare ai cameramen il loro lavoro».
È difficile filmare il Papa?
«Abbiamo due operatori bravissimi. Sono Cesare Cuppone e Fabrizio Stinellis. Hanno imparato ad anticipare gli spostamenti del Papa, a rimanergli alle spalle, senza intralciare il Santo Padre e la folla che interagisce con lui, tenendo nello stesso tempo l’immagine fissa su di lui».
Chi compera le immagini?
«Tutto il mondo. Con Francesco le richieste sono aumentate del 30 per cento. E diamo immagini a tante televisioni cattoliche delle periferie, dove la comunità cristiana fatica e il messaggio del Papa infonde speranza».
Tecnologie e novità?
«Accordo con Sky per il 3D che la Rai ancora non ha. Insieme a Sony, che è nostro partner tecnologico, stiamo mettendo a punto una nuova sala controllo per gestire un numero maggiore di satelliti in contemporanea. E, infine, un sistema digitale di archiviazione di immagini più efficiente»



