Ci sono lutti che restano privati e lutti che diventano collettivi senza che nessuno lo decida: accade quando la morte di una bambina di quattro anni smette di essere una notizia di cronaca e comincia a somigliare a un avvertimento. È successo a Palermo, nel quartiere Zen, da quando Anna Rosa Bartolotta è morta di difterite nella notte tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana. Da allora, davanti ai centri vaccinali della città, non si vedono più le file rade dei giorni feriali di fine agosto: si vedono genitori che tengono per mano bambini piccoli e aspettano il proprio turno con un'espressione che i medici del quartiere non ricordavano da anni.

L'Azienda sanitaria provinciale di Palermo ha reso noto che le vaccinazioni sono aumentate del 10 per cento, senza però precisare rispetto a quale periodo si misuri l'incremento. Al centro vaccinale della borgata Pallavicino, che serve il territorio del quartiere San Filippo Neri, lo stesso in cui viveva la famiglia della bambina, è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici per gestire l'afflusso. In almeno tre altri centri, tra venerdì e lunedì mattina, si sono esaurite le scorte del vaccino esavalente, quello che protegge anche dalla difterite insieme a tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae di tipo b: sono dovute intervenire le scorte di riserva. Le vaccinazioni, fanno sapere dall'Asp, sono ancora in corso.

Lunedì l'Istituto Superiore di Sanità ha reso definitivo ciò che fino a quel momento era una ricostruzione clinica solida ma non ancora certificata: gli esami sui campioni arrivati dall'ospedale pediatrico Di Cristina hanno dato esito positivo al Corynebacterium diphtheriae e hanno rilevato il gene della tossina responsabile della forma respiratoria della malattia, quella che ha causato il decesso della bambina. Fino a quel momento, come ha spiegato il direttore sanitario dell'ospedale Domenico Cipolla, il nesso causale non era stato accertato con un documento ufficiale, ma sul piano clinico non c'erano dubbi reali.

È la prima morte per difterite in Italia dal 1996: trent'anni in cui il vaccino, obbligatorio dal 1939 e somministrato nel primo anno di vita, ha reso quella parola quasi astratta, un capitolo di manuale più che un pericolo concreto. All'inizio di quest'anno l'Istituto Superiore di Sanità aveva diffuso un dato che oggi si legge con un peso diverso: il 94,45 per cento dei bambini nati nel 2022 ha ricevuto il vaccino contro la poliomielite, utilizzato come indicatore approssimativo della copertura anche per la difterite, perché entrambe le protezioni sono comprese nell'esavalente. È una percentuale alta, ma resta leggermente sotto la soglia del 95 per cento raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità per garantire quella che si chiama immunità di gregge: il margine che protegge anche chi, per età o per condizioni di salute, non può vaccinarsi.

I genitori di Anna Rosa sono indagati dalla procura di Palermo per omicidio colposo mediante omissione: secondo l'accusa avrebbero scelto di non vaccinare la figlia, come già avvenuto per gli altri fratelli, convinti che il vaccino potesse provocare l'autismo. È una tesi complottista, priva di ogni fondamento scientifico e smentita da decenni di letteratura medica, ma che nel quartiere Zen, hanno raccontato ai magistrati la pediatra e i medici ascoltati nelle prime fasi dell'inchiesta, resta una credenza diffusa, capace di orientare scelte che riguardano la vita dei figli. La procura per i minorenni, guidata da Claudia Caramanna, ha aperto un fascicolo civile per valutare la responsabilità genitoriale e ha disposto controlli urgenti nelle scuole materne ed elementari della zona nord della città, per verificare quanti bambini non vaccinati vi siano iscritti: secondo quanto ricostruito, alcuni genitori avrebbero utilizzato le ricevute di prenotazione della vaccinazione, senza poi presentarsi all'appuntamento, come scorciatoia per aggirare l'obbligo di legge al momento dell'iscrizione.

Nel frattempo l'Asp ha avviato un'indagine epidemiologica per risalire al cosiddetto paziente zero, la prima persona che ha contratto il batterio e lo ha trasmesso, e per ricostruire la rete dei contatti della bambina. Ai familiari è stato chiesto di sottoporsi a un tampone: non ci sono numeri ufficiali, ma la stampa locale riporta che almeno una decina di parenti sarebbero risultati positivi, in prevalenza bambini, tutti in buone condizioni perché già vaccinati. Lunedì pomeriggio l'Asp ha diffuso un bollettino in cui esclude, al momento, nuovi casi accertati oltre ai due già noti: la bambina morta e il cugino di quattro anni, ricoverato ma con un quadro clinico in miglioramento, proprio perché aveva già completato i primi cicli vaccinali.

È qui che la biologia della malattia racconta più di ogni bollettino. Una persona vaccinata può contrarre comunque la difterite e risultare positiva a un tampone, ma il vaccino agisce sulla tossina prodotta dal batterio, non sul batterio in sé, che continua a circolare nel mondo: per questo, nei vaccinati, la malattia si manifesta in forme lievi. Nel corpo di Anna Rosa, non protetta da alcuna immunizzazione, la tossina ha aggredito cuore, fegato e colon, fino a renderla irrecuperabile. È la differenza, misurabile in organi, tra una copertura vaccinale che funziona come una rete e un corpo che quella rete non l'ha mai avuta.

MASSIMO PERCOSSI
MASSIMO PERCOSSI
MASSIMO PERCOSSI (ANSA)

La Regione Siciliana ha reagito istituendo, con un decreto firmato dall'assessore alla Salute Marcello Caruso, una task force incaricata di monitorare l'evoluzione dei casi e di proporre interventi non solo per contenere la circolazione del batterio, ma per rilanciare in generale la copertura vaccinale pediatrica. È un provvedimento che arriva, come spesso accade in sanità pubblica, dopo il danno: la stessa settimana in cui la notizia della morte di Anna Rosa si intrecciava, nel dibattito pubblico, con quella di un'amministrazione americana tornata a rilanciare la falsa correlazione tra vaccini e autismo. Due vicende lontane, tenute insieme da una stessa disinformazione che attraversa i continenti più velocemente di qualsiasi batterio.

Resta la fila davanti ai centri vaccinali dello Zen, che è la parte più semplice da raccontare e insieme la più difficile da interpretare. Non è detto che duri: le code aumentano nei giorni dopo una tragedia e si diradano quando la paura si stempera nella normalità, come accade quasi sempre. Ma per ora, in un quartiere dove fino a pochi giorni fa la vaccinazione era percepita da alcuni come un rischio più temibile della malattia, il rischio ha cambiato volto. Ha preso quello di una bambina di quattro anni che non tornerà a casa, e quello, ancora aperto, di un cugino che i medici dicono destinato a guarire, perché qualcuno, per lui, aveva scelto diversamente.