PHOTO
L'arca in cui è sepolto Sant'Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia
Mentre Pavia il 20 giugno 2026 accoglie il primo papa agostiniano della storia, Leone XIV, che ha già visitato altre volte in passato in altre vesti la tomba del santo cui ha consacrato la vita, è naturale chiedersi come siano finite in riva al Ticino le spoglie del Padre della Chiesa morto a Ippona nell’odierna Algeria e che ora riposa nell’arca custodita in San Pietro in Ciel d’oro dove già Benedetto XVI nel 2007 era stato a pregare. Ci aiuta in questo viaggio nella storia Renata Crotti, appassionata storica del Medioevo, già docente all’Università di Pavia e oggi parte del Comitato Pavia città di Sant’Agostino.
Professoressa Crotti, come ha fatto la capitale del regno Longobardo a diventare la città di Sant’Agostino?
«Dobbiamo fare una premessa: siamo nella prima metà dell’VIII secolo durante la seconda violenta ondata delle incursioni saracene nel Mediterraneo. In quel momento, Liutprando, 17° re dei Longobardi, persegue con un piano preciso di ampio respiro l’intento di unificare la penisola sotto il proprio dominio. I Longobardi sono da tempo cattolici, dopo essere stati a lungo ariani e aver vissuto momenti di pesante conflittualità con i cattolici latini. Liutprando interpreta bene il ruolo di campione del cattolicesimo: i documenti lo definiscono Christianus ac catholicus princeps (principe cristiano e cattolico): titolo che si è guadagnato sul campo prendendo più volte posizione in difesa della cattolicità, combinando veri sentimenti e malcelati calcoli politici. E intanto il re andava tessendo una rete di rapporti internazionali, di respiro europeo, forte del prestigio ottenuto per iniziative volte a rafforzare il ruolo politico e strategico della capitale Pavia, centro di eccellenza di cristianità e di cultura».
La traslazione del corpo di Sant’Agostino è parte del piano politico?
«Il primo e più evidente obiettivo del recupero e della traslazione del corpo del santo dalla Sardegna a Pavia, in sinergia con la chiesa locale il cui vescovo Pietro era parente del re, era quello di sottrarre le spoglie alla profanazione in un momento in cui la minaccia araba pendeva sul Mediterraneo, ma anche sul regno longobardo e sulla Chiesa di Roma, che sollecitati da questa molla avviarono un periodo di solidarietà reciproca. Il secondo, ma non secondario, obiettivo di Liuptrando era dotare la capitale Pavia di un elemento di grande attrattività e di valore esclusivo attraverso il quale acquisire sempre maggior prestigio».
Per quale ragione nell’VIII secolo il corpo di Sant’Agostino si trovava in Sardegna?
«Il santo era morto a Ippona nel 430. È documentata una prima translatio del corpo a Cagliari, per sottarlo alla violenza di un altro popolo, questa volta barbaro: i Vandali che durante la prima ondata delle invasioni si erano insediati sulle coste dell’Africa settentrionale, minacciando di profanare il luogo di sepoltura del grande santo diventato così peregrinus anche in morte, dopo esserlo stato in vita per il suo vagare da Oriente e a Occidente e per l’inquietudine dello spirito».
Davvero come si racconta Sant’Agostino arrivò a Pavia comprato a peso d’oro da Liutprando?
«La fonte coeva più antica è come noto il De temporum ratione liber del venerabile Beda, il padre della storiografia anglicana, che scrive: “Liutprando, saputo che i Saraceni, dopo aver saccheggiato la Sardegna avevano profanato anche quei luoghi dove un tempo le ossa di Sant’Agostino vescovo erano state traslate e onorevolmente collocate, a motivo della devastazione dei barbari, mandò a riprenderle e, avendo sborsato una ingente somma di danaro, le trasferì a Ticinum e qui le collocò con l’onore dovuto a un così grande padre”, questo conferma che la notizia della grandiosa impresa si era tempestivamente diffusa in aree lontane, come l’Inghilterra. Mentre fa specie che un evento così significativo per la cristianità di allora, con un re, un vescovo e il corpo di un santo, non sia stato tramandato da fonti celebrative coeve e prossime al re longobardo, al suo entourage e alle zone che furono teatro dell’epica impresa: le fonti coeve non dicono neppure dove sia stato collocato. Per avere un riferimento puntuale circa il luogo della sepoltura, bisogna attendere la tarda età carolingia con la testimonianza di Adone, vescovo di Vienne, là dove specifica che il corpo del Santo fu inumato a Pavia nel monastero che è chiamato “Cella Aurea”, che lo stesso Liutprando fece costruire e abbellire cum digno honore”».
Nel 2023 si è celebrato il XIII centenario, anche la data è incerta?
«Anche la data rappresenta un’anomalia nel panorama documentario. Nessuna fonte fa infatti riferimento all’anno della translatio: il 723 è una data convenzionalmente scelta in base ad alcune prove: la certezza che sia avvenuta tra il 722, anno della grande incursione araba, e il 725, anno in cui Beda terminò la sua opera. Si sceglie convenzionalmente il 723, anno in cui diventa vescovo di Pavia Pietro, parente di Liutprando con il quale il re di mise d’accordo per organizzare la translatio. In altri testi si racconta dell’evento come di un grande evento popolare: “Saputo dell’arrivo di tanto importante corpo, tutti i pavesi, maschi e femmine, andarono al fiume chiamato Ticino e accompagnarono il feretro al monastero. E in altra fonte si aggiunge “con inni e laudi tutta la città là si recò e ringraziando il Signore per tanta grazia, lo accompagnarono alla basilica”».
Che ruolo ha avuto Sant’Agostino nel prosieguo della storia della città?
«In momenti drammatici, come nel 1522 in seguito all’assedio dell’esercito francese, la città fece ricorso alla intercessione dei tre co-patroni, San Siro, Teodoro e Sant’Agostino: a ricordo del beneficio ricevuto con la liberazione dall’assedio fu posto nella chiesa di San Teodoro il grandioso affresco dove la città, rappresentata a volo d’uccello, è difesa dai tre santi. Il richiamo di Sant’Agostino lascia tracce anche in ambiente laico. Per secoli una fiera intitolata a Sant’Agostino, nelle due settimane a cavallo del 28 agosto anniversario delle morte del santo, era organizzata una fiera che portava a Pavia mercanti carichi di oro e stoffe da ogni dove. Sant’Agostino è citato negli statuti del 1393 della Universitas iuristarum e dell’Universitas artistarum et medicorum (le facoltà di giurisprudenza e medicina) come ‘universitatis patronus’, patrono dell’università».





