Sant’Angela Merici è considerata la più originale interprete delle istanze religiose e sociali del mondo femminile nel secolo XVI. Fonda la Compagnia di Sant’Orsola, una originale forma di associazione di vergini consacrate che vivono nel mondo, anticipando le future congregazioni di vita attiva con voti semplici e gli istituti secolari, e ponendosi all’avanguardia per quanto riguarda l’istruzione femminile (ai suoi tempi, per le ragazze povere non c’erano scuole).
Angela nasce il 21 marzo 1474 a Desenzano sul Garda, allora territorio della Repubblica Veneta. Rimasta orfana a quindici anni, andò a vivere insieme alla sorella presso uno zio a Salò, entrando poi nel Terz’Ordine Francescano dove fece voto di povertà, spogliandosi di tutto ciò che possedeva e desiderosa di vivere di elemosine. A vent’anni, morto lo zio, tornò a Desenzano e tra il 1497 e 1498 ebbe una visione che le suggerì la prima idea della Compagnia: le apparve la scala di Giacobbe popolata da un gran numero di giovinette che salivano verso il cielo, ciascuna accompagnata da un angelo. Una di queste, nella quale lei ravvisò la sorella da poco defunta, la incoraggiò a costituire una comunità di giovani. Angela cominciò a radunare attorno a sé bambine e ragazze povere per istruirle nel catechismo, nel lavoro e nell’assistenza agli infermi. Erano quelli tempi difficili per Brescia, a causa della presenza delle truppe francesi di Luigi XII che favorivano solo l’alta aristocrazia, finendo così per suscitare una violenta ribellione popolare che nel febbraio 1512 fu soffocata nel sangue da Gastone di Foix in quello che venne chiamato «il carnevale di lacrime e sangue» (ci furono diecimila morti in un solo giorno, in una città di sessantacinquemila abitanti), accrescendo la miseria della povera gente.
Nel 1516, su invito della famiglia di una vedova benestante, Caterina Patengola, Angela si trasferì a Brescia, dove continuò la sua attività assistenziale. In quel periodo fece diversi pellegrinaggi: nel 1522 a Mantova sulla tomba di Osanna Andreasi, una Terziaria domenicana che era stata beatificata nel 1515, quindi in Terra Santa; e qui nell’andata, durante una sosta nell’isola di Creta perdette misteriosamente la vista, che, dopo aver visitato i luoghi di Gesù sempre accompagnata per mano da una persona, recuperò altrettanto misteriosamente al ritorno; infine, nel 1525 si recò a Roma per lucrare il Giubileo: qui papa Clemente VII la invitò a restare, ma lei rifiutò preferendo tornare a Brescia. Analoga proposta le era stata fatta in precedenza a Milano dal duca Francesco II Sforza, e a Venezia dai dirigenti dell’ospedale degli Incurabili, ma essa aveva detto no, decisa com’era a cominciare la sua opera, stimolata in questo dal suo confessore, il canonico regolare padre Serafino da Bologna. Così il 25 novembre 1535 convocò le prime dodici giovani presso la Collegiata di Sant’Afra e costituì il nucleo originario della Compagnia delle Dimesse di Sant’Orsola. La scelta di questa santa si collega ad una antica leggenda nordica che ebbe una straordinaria diffusione nel Medioevo e nel periodo rinascimentale: quella di Orsola, principessa britannica, convertita e consacrata a Cristo, che volle fuggire da un matrimonio indesiderato e, mentre stava tornando da Roma dove si era recata in pellegrinaggio accompagnata da undicimila vergini, fu martirizzata insieme a loro dagli Unni a Colonia (in questa città una chiesa fu effettivamente costruita nel secolo IV sopra i sepolcri di undici giovani martiri cristiane: probabilmente qualche segno ornamentale sulla cifra romana ne moltiplicò per mille il numero).
Le compagne di Angela, appartenenti ad ogni ceto sociale, vivevano ognuna nella propria famiglia di origine, ma essendo socialmente indifese e bisognose di guida e di istruzione, Angela divise la città in quattro quartieri ai quali corrispondevano quattro gruppi di consacrate e a capo di essi mise quattro vergini-maestre che dovevano prendersi cura della educazione delle giovani vigilando sulla loro dignità, la loro libertà e perfino sulla giusta retribuzione del loro lavoro. Se sorgevano dei problemi gravi, si faceva riferimento a quattro “matrone vedove”, scelte tra l’aristocrazia bresciana, che avendo dimostrato di saper educare bene i propri figli e reggere una famiglia, avevano il compito di garantire alle giovani difesa e inserimento nella realtà sociale. Ovviamente, come sempre succede di fronte a novità dal taglio profetico e lungimirante, non mancarono coloro che reagirono con scetticismo e addirittura con acredine all’iniziativa, che tuttavia si sviluppò in modo confortante. Le “Dimesse” si riunivano con Angela in determinati giorni per pregare in comune e concordare la loro attività a favore delle fanciulle orfane o abbandonate. Non professavano voti né avevano abito. La santa dettò al suo confessore, Gabriele Cozzano, una regola molto semplice in 12 capitoli e la sottomise al cardinale Cornaro, vescovo di Verona, che la approvò l’8 agosto 1536. Essa ebbe un grande influsso sulle costituzioni di sodalizi caritativi, fondandosi su un minimo di vita comune e su un massimo di sacrificio a servizio della Chiesa e della società.
L’8 marzo 1537, nel primo Capitolo delle Orsoline, Angela fu eletta superiora a vita. Il 27 gennaio 1540, dopo una breve malattia, si spense a Brescia lasciando 159 compagne. A un discepolo che le chiedeva un ultimo consiglio spirituale disse semplicemente: «Fate in vita quello che in morte vorreste aver fatto». Il suo corpo restò insepolto – ma intatto come vivo - per trenta giorni perché i canonici di Sant’Afra e quelli della Cattedrale se lo contendevano. Poi fu collocato nella chiesa della Collegiata. Il culto di Angela si sviluppò rapidamente: Desenzano la scelse subito come sua protettrice e nel 1587 ne fu permessa l’esposizione dell’immagine. San Carlo, che nel 1566 aveva chiamato a Milano alcune Orsoline di Brescia stabilendole in comunità con l’approvazione del papa Gregorio XIII, verso il 1608 iniziò il processo diocesano di canonizzazione, mentre il decreto di confermazione del culto fu promulgato da Clemente XIII nel 1768 e Pio VII canonizzò Angela il 24 maggio 1807.
Le Orsoline, moltiplicatesi enormemente, sono diffusissime in tutto il mondo nelle tre forme di Secolari, Collegiali e Claustrali. La vitalità dell’istituzione fu particolarmente intensa nel secondo ottocento, quando vennero fondati istituti diocesani che si ispiravano alle finalità della Compagnia di Sant’Orsola e che in seguito ne assunsero le regole, dando vita successivamente ad una federazione con sede a Roma. L’Annuario Pontificio contiene i nomi di 31 congregazioni denominate “Orsoline”, con centinaia di case in tutti i continenti.