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FRANCO BATTIATO
«Io chi sono?». La domanda con cui Franco Battiato iniziò e terminò un suo tema alle elementari aleggia fin dalle prime suggestive immagini, ambientate su un Etna innevato, di Il lungo viaggio, film sulla vita del cantautore siciliano che, dopo un passaggio al cinema, approda su Rai 1 e su RaiPlay il 1° marzo. «Franco è stato prima di tutto un ricercatore», dice Dario Aita che lo interpreta. «Per tutta la vita si è chiesto e ha cantato: “Chi sono? Dove sono? Da dove vengo? Dove vado?».


Il film, tra i tanti meriti, ha quello di illuminare anche aspetti poco noti di questo lungo viaggio. Per esempio, scopriamo che il mistico Franco era un ottimo calciatore. «Ricevette anche una buona offerta da una società. Rifiutò e per questo litigò con il fratello pur di inseguire il suo sogno di diventare un musicista», racconta Aita. Vediamo quindi Franco capellone e con il frigo sempre vuoto nella Milano degli anni ’70, quelli della sperimentazione più estrema. Fino a quando decise, con una lucidità incredibile, di diventare un cantante pop, proclamando davanti ai discografici: «Saranno sette pezzi, sette hit».
Nacque così, con l’album La voce del padrone, il Battiato che conosciamo tutti e che Aita interpreta benissimo: nelle movenze, nel modo velocissimo e aulico di parlare e anche nel canto: «Ho sempre trascurato la mia voce. Ma quando ho saputo che stavano cercando un attore per interpretarlo e che era necessario fare un provino con Prospettiva Nevski mi sono lanciato. Ho scoperto dentro di me un suono che non credevo di possedere: è come se Franco fosse venuto a farmi visita».


Nel film compaiono anche gli amici artisti che condividevano la sua sete di spiritualità: da Juri Camisasca, divenuto poi monaco benedettino, a Giuni Russo, per cui il cantautore confezionò il tormentone estivo per eccellenza, Un’estate al mare (che dietro la leggerezza della musica nasconde il dramma di una prostituta che sogna gli ombrelloni per dimenticare «le sere quando c’era freddo e si bruciavano le gomme di automobili»). Fino all’esibizione del 1989 di fronte a papa Giovanni Paolo II, in cui si dimenticò delle parole finali di E ti vengo a cercare («...perché ho bisogno della Tua presenza»). Racconta Aita: «Spiegò lui stesso in seguito che, arrivato lì, gli sembrò che quelle parole fossero state scritte proprio per quel momento: l’emozione che provò fu tale da impedirgli di continuare». Quell’uomo così teso verso l’Assoluto che, sul lavoro e negli incontri con i giornalisti sfoggiava spesso un’ironia sferzante ai limiti della supponenza, quando tornava a casa con la madre che ha sempre vissuto con lui o quando ritrovava i vecchi amici siciliani scherzava e raccontava barzellette in dialetto. Insomma, quanto era Battiato e quanto “faceva” Battiato? «Lui stesso in una canzone, Lode all’Inviolato, confessa: “E quanti personaggi inutili ho indossato”. Tutti noi indossiamo delle maschere. Io poi, che faccio l’attore, le cambio continuamente. Di sicuro, Franco tornava sempre alle sue radici siciliane. Ha viaggiato tantissimo, ma poi ha scelto di vivere alle pendici dell’Etna. E ha sempre composto canzoni in lingua siciliana. La più bella? Stranizza d’amuri, che si sente anche nel film».
Scopriamo anche, pur con il giusto rispetto dell’estrema riservatezza che Battiato ha sempre avuto su quest’aspetto, che Franco piaceva molto alle donne. In particolare è stato legato da un’amicizia che si è protratta nei decenni con la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy, moglie dell’editore di Adelphi Roberto Calasso, che collaborò anche alla stesura di alcuni testi di sue canzoni. La trilogia di dischi di cover Fleurs è dedicata a lei? «Sì», risponde Aita. «Ha scritto dei romanzi incredibili. Conduce una vita molto appartata».
E lei, Aita, canta ancora le canzoni di Battiato? «Sì, ma solo per me. Alcune, come Bandiera bianca o Cuccurucucù sono divertentissime da cantare, hanno una forza liberatoria incredibile. Ma ce n’è una che faccio fatica anche ad ascoltare. Ha bisogno di un momento sacro tutto per lei: si intitola L’ombra della luce». Cantava Franco: «Ricordami come sono infelice/Lontano dalle tue leggi/Come non sprecare il tempo che mi rimane/E non abbandonarmi mai/Non mi abbandonare mai».




