I primi deferimenti per la vicenda chiamata Scommettopoli non hanno riservato sorprese, e questo è il brutto: perché dice di una ormai acclarata mitridatizzazione generale. Siamo ormai abituati a condire il pane calcistico (e i suoi circensi), di cui pare non si possa fare a meno, con i veleni, che non ci fanno più effetto alcuno: né un mal di pancia né un mal di cuore né un mal di testa. 

E non basta: la quantità di reati e di rei, la prima tranche di 61 tesserati, in larghissima maggioranza giocatori (ma attenzione, il termine ormai potrebbe passare a indicare specificamente i calciatori che sono giocatori nel senso di giocate non calcistiche, che sono insomma scommettitori), e di 22 società, da quelle della serie A - che però starà nella prossima infornata di deferimenti – a quelle dei dilettanti, la quantità dicevamo di rei potrebbe creare due tipi di reazione, entrambe immorali:
1) troppi da condannare, il “tutti colpevoli dunque nessun colpevole” fa parte ormai del rituale nostrano e sacro della politica, dunque le pene non dovranno e potranno essere tali da azzerare un movimento;
2) in ogni caso, quando la senape viene spalmata su troppo pane se ne perde il gusto, e in questo caso anche l’eventuale auspicabile sua funzione lassativa. 

La  Federcalcio, alla quale le impuntature anzi le provocazioni della neoscudettata Juventus (trenta stelle esposte dovunque, a Torino) per dire suoi gli scudetti del 2005 e 2006, toltile da Calciopoli potrebbero addirittura far comodo come diversivo, dosa i tempi ed i modi dei rinvii a giudizio quindi dei processi quindi delle sentenze. Anche se verrà adottato il pugno di stagnola al posto di quello di ferro, la serie B risulterà sconvolta, e patirà anche un bel po’ della serie A, e ci saranno graduatorie di club da ridefinire, quando non addirittura un calciomercato da rassicurare. Meglio aspettare fine del campionato dei cadetti nel senso di regular season (27 maggio), meglio non aspettare l’inizio dei playoff e dei playout (inizio di giugno).


E però bisogna anche pensare al campionato europeo, che comincia l’8 giugno, dunque non turbare troppo la serie A che fornisce i vitellini azzurri. Poi meglio aspettare che finisca il campionato stesso, se lo si vince può scattare una provvida amnistia generale, è già accaduto, e sarebbe il trullalleru-trullallà. Aspettare ma non troppo, perché bisogna pure stilare i calendari della stagione 2012-13. E gran fortuna è che la Nazionale azzurrina non si sia qualificata per i Giochi olimpici di Londra, sennò ci sarebbero state altre complicazioni, tanto più che Ferrara pesca per essa nella sciagurata serie B. 

Insomma, tanti giochetti di modi e tempi per bypassare senza danni letali anche questo momentaccio: quando sarebbe più semplice e onesto ammettere che il calcio è imprescindibile, e amen, bisogna comunque adorarlo e mai odorarlo. Tanto ormai internet permette, già scritto ma da ri-ri-riscrivere, a un maori neozelandese di scommettere puntando soldi siberiani in una ricevitoria di Parigi su quel che accade in un incontro fra due squadre della Patagonia. 

E allora? Sentenze dure, se possibile, per bloccare un poco i truffatori attuali e scoraggiare un poco i loro succedanei: la razza è immortale, e prospera quando c’è tanto denaro. Poi speranza (vaga) in un dimensionamento del calcio, a forza di conati di vomito, così che calino gli interessi e dunque si riduca la sporcizia legata di fisso al troppo denaro. E poi sempre l’assunto personale di battersi per l’onestà: non per sconfiggere lo scommettitore maori, perché lui o chi per lui vincerà sempre, visto che il male esisterà sempre nei suoi più riusciti travestimenti, ma per non sconfiggere noi stessi con l’autorenderci indegni di guardarci allo specchio.                                        

 Gian Paolo Ormezzano

Attorno alla Juventus cresce il dibattito sulla "terza stella": mettere o non mettere il sigillo del 30° scudetto sulla maglia dei campioni d'Italia, che rivendicano anche gli scudetti resi fantasmatici dalle sanzioni di Calciopoli? Sono passati sei anni, lo strascico accende ancora gli animi  e un altro tsunami si abbatte, come allora a campionato ancora caldo, come allora a ridosso di una grande manifestazione calcistica internazionale, sul pallone sgonfiato.

Il responso dei primi deferimenti notificati a calciatori e società, coinvolte per responsabilità oggettiva, dal procuratore sportivo Palazzi porta a un lungo elenco, che finirà per rivoluzionare la Serie B. C'è di mezzo anche la A con Atalanta, Novara e Siena, promosse nella stagione 2010/2011, e chiamate in causa per responsabilità oggettiva a causa del coivolgimento di coinvolgimento di Cristiano Doni, Cristian Bertani e Filippo Carobbio, per le partite truccate quando erano in B. 

I provvedimenti sono figli della prima parte dell'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Cremona sul calcioscommesse, che ha messo nel mirino 33 partite di cui 29 in B (stagioni diverse); due di Tim Cup (Chievo-Novara della scorsa stagione e Cesena-Gubbio di quest'anno, la partita della denuncia di Farina); due di Coppa Italia Lega pro, 2010/2011 (Monza-Cremonese e Pisa-Monza). Si tratta ovviamente dell'esito dell'indagine, non ancora della sentenza di primo grado, che si calcola potrebbe arrivare, prima dell'inizio dei playoff e dei playout, cioè entro la fine di maggio, dato che i playoff cominciano il 30. 

Coinvolte 22 società (dalla Serie A ai Dilettanti) e 61 tesserati, di cui 52 calciatori in attività. Facile prevedere che l'effetto della giustizia sportiva sarà nell'immediato capace di rimettere in gioco la classifica del campionato cadetto. Se infatti la giustizia ordinaria farà il suo corso con i suoi tempi (sno aperte altre indagini aperte a Napoli e Bari e Cremona ha concluso solo la prima tranche d'inchiesta, mentre un secondo filone sta andando avanti e finirà per coinvolgere i club di A citati da Gervasoni e Carobbio), la giustizia sportiva deve fare in fretta perché incide sui calendari. E deve punire. La sanzione sportiva ha infatti sempre carattere afflittivo.

Tra i nomi dei deferiti, si trovano in una posizione particolarmente delicata Cristiano Doni, Mario Cassano, Cristian Bertani, Alessandro Zamperini, Filippo Carobbio e Luigi Sartor. Per loro si parla di «associazione fra loro, in numero di tre o superiore a tre, e con altri soggetti, fra cui quelli già deferiti con provvedimento del 25 luglio 2011 e giudicati responsabili dagli Organi giudicanti della Figc, al fine di commettere una serie indeterminata di illeciti disciplinari, fra i quali illeciti sportivi»


Di seguito la lista dei nomi dei 61 tesserati, tra cui 4 dirigenti o collaboratori di società e 3 iscritti all'Albo dei tecnici: Paolo Domenico Acerbis, Andrea Alberti, Mirko Bellodi, Cristian Bertani, Davide Caremi, Filippo Carobbio, Mario Cassano, Edoardo Catinali, Marco Cellini, Roberto Colacone, Alberto Comazzi, Luigi Consonni, Kewullay Conteh, Achille Coser, Federico Cossato, Filippo Cristante, Andrea De Falco, Franco De Falco, Alfonso De Lucia, Cristiano Doni, Nicola Ferrari, Riccardo Fissore, Luca Fiuzzi, Alberto Maria Fontana, Ruben Garlini, Carlo Gervasoni, Andrea Iaconi, Vincenzo Iacopino, Vincenzo Italiano, Thomas Hervé Job, Inacio José Joelson, Tomas Locatelli, Giuseppe Magalini, Salvatore Mastronunzio, Vittorio Micolucci, Nicola Mora, Antonio Narciso, Maurizio Nassi, Gianluca Nicco, Marco Paoloni, Gianfranco Parlato, Dario Passoni, Alex Pederzoli, Alessandro Pellicori, Mirco Poloni, Cesare Gianfranco Rickler, Gianni Rosati, Francesco Ruopolo, Nicola Santoni, Vincenzo Santoruvo, Maurizio Sarri, Luigi Sartor, Alessandro Sbaffo, Mattia Serafini, Rijat Shala, Mirko Stefani, Juri Tamburini, Marco Turati, Daniele Vantaggiato, Nicola Ventola, Alessandro Zamperini.

E le 22 società: AlbinoLeffe, Ancona, Ascoli, Atalanta, Avesa, Cremonese, Pescara, Empoli, Frosinone, Grosseto, Livorno, Modena, Monza, Novara, Padova, Piacenza, Ravenna, Reggina, Rimini, Sampdoria, Siena, Spezia.

E siamo solo all'inizio.

Elisa Chiari

A rischio di sembrare pedanti, vale la pena, anche per capire di che cosa si parla, di mettere i paletti sulle violazioni contestate ai deferiti negli atti fimati dal procuratore della Figc Stefano Palazzi, nell'ambito del primo troncone dell'inchiesta sul calcio scommesse.  

Le ragioni del rinvio a giudizio ruotano soprattutto intorno alla violazione degli articoli 7 e 9 del Codice di giustizia sportiva. All'articolo 7 comma 1 si legge: Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica costituisce illecito sportivo. Lo stesso articolo prevede la possibilità che sia accertata e contestata la responsabilità oggettiva della società cui appartengono le persone che si sono rese responsabili di illecito sportivo e l'obbligo di denuncia per le società, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, gli ufficiali di gara, che siano venuti a conoscenza di persone che abbiano compiuto o stiano per compiere illeciti sportivi.

L'articolo 9 punisce in particolare l'associazione finalizzata alla commissione di illeciti, che si verifica quando: tre o più soggetti tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti, con sanzione aggravata nei confronti di coloro che promuovono, costituiscono o gestiscono l’associazione, nonché per i dirigenti federali e gli associati all’Associazione italiana arbitri. 

Nel provvedimento di Palazzi si citano però anche l'articolo 1 e l'articolo 6. Il primo riguarda la violazione dei doveri e degli obblighi generali, compresi lealtà, correttezza e probità: Le società, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, gli ufficiali di gara e ogni altro soggetto che svolge attività di carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevante per l’ordinamento federale, sono tenuti all'osservanza delle norme e degli atti federali e devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva.

Il 6 riguarda invece il divieto di scommesse: Ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC.  

Ad alcuni (come Acerbis, Doni, Gervasoni, Carobbio, Conteh, Ruopolo) è contestata l'aggravante di cui al comma 6 dell'articolo 7 prevista nel caso di pluralità di illeciti compiuti.

Elisa Chiari