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All’indomani delle 75 candeline, spente lo scorso dicembre, l’assemblea generale dell’Associazione cattolica degli esercenti di cinema e delle sale della comunità (Acec-SdC) ha rinnovato i propri organi direttivi. Don Gianluca Bernardini è stato riconfermato nella carica di presidente nazionale anche per il quadriennio 2025-2028. Bernardini ha definito il quadriennio 2021-2024 «un periodo cruciale per l’Acec, sfidante nel contesto della post-pandemia e segnato dall’evoluzione del panorama cinematografico. Le sale della comunità sono esercizi commerciali sul mercato e dopo il Covid hanno saputo ricreare un rapporto di fiducia con il pubblico in modo naturale. È questa la nostra vocazione. Riportare le persone al cinema dopo gli anni della distanza, richiedeva anche una risposta valoriale. E gli oltre 600 presidi che fanno parte dell’Acec in tutta Italia, hanno nelle fondamenta la malta per rispondere ai periodi di crisi: le persone».


Durante l’assemblea sono state rinnovate anche le cariche del consiglio direttivo dei Acec: Don Adriano Bianchi di Acec Brescia, Fabio Zenadocchio del raggruppamento di Lazio e Abruzzo, Don Elio Girotto di Acea Triveneta, Giancarlo Giraud per la Liguria.
Gli obiettivi del futuro a medio e lungo termine per il presidente Bernardini sono chiari: 1Il mantenimento della sostenibilità delle nostre sale in uno scenario che cambia rapidamente, non può che passare attraverso il consolidamento della nostra rete e un sempre più attivo dialogo con le istituzioni. Sarà fondamentale spingere sulla formazione di nuovi professionisti per le nostre sale».
Oggi il sistema di Sale della comunità conta su oltre 20mila volontari: «Loro sono uno degli aspetti più belli, dinamici e resilienti delle nostre sale. Grazie a loro i nostri cinema sono aperti quasi tutti i giorni della settimana tra programmazione ordinaria, eventi e cineforum e si trovano a pochi minuti di auto o raggiungibili a piedi da una popolazione di quasi 26 milioni di persone».
In continuità con il primo mandato, «la nostra volontà è quella di coltivare la passione dei nostri volontari e lavorare sullaloro professinalizzazione, soprattutto tra i più giovani. Sono tante le storie di registi, attori, ma anche produttori e maestranze che si sono innamorati del cinema nelle nostre sale e sono sempre disponibili a tornarci per incontrare gli spettatori. Le dico questo perché da anni stiamo puntando sia a professionalizzare i volontari che nella vita fanno altri lavori o sono in pensione, e vogliono essere operatori della sala della comunità. Ma con ancor più energia dedichiamo tempo e soprattutto investimenti nel dare un contributo e dove possibile assumere ragazzi che vogliono lavorare nell’ambito della programmazione culturale di un cinema».


In Italia si produce tanto cinema, molto più di quello che la distribuzione e gli schermi possono ospitare: «Il nostro obiettivo è continuare a lavorare con le istituzioni per migliorare la qualità di quello che le nostre sale possono programmare. Anche perché la cultura visiva permea sempre di più la nostra quotidianità e sempre più spesso si chiede alla scuola di educare i ragazzi alla lettura delle immagini». Invece che portare il cinema a scuola con questo scopo voi state lavorando sempre più per portare le scolaresche al cinema, è così?
«In classe», conclude Berbardini «si usano gli audiovisivi a scuola, ma anche durante negli incontri di catechesi e in tante occasioni pastorali che si presentano nelle nostre comunità cristiane. Come Acec non abbiamo fatto altro che accogliere le domande provenienti da più parti. E le nostre matinée sono sempre di più uno strumento di formazione e un modo per dialogare e far appassionare i ragazzi al cinema ma anche un modo per educare alla lettura delle immagini in movimento grazie ancora all’intervento dei nostri formatori e critici preparati. E spesso cresciuti a loro volta sulle poltroncine della sala della comunità del loro quartiere o paese».




