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L'ATTACCO DI UN POPOLO CRUDELE: GLI HYKSOS
Anche se avrei preferito inghiottire la spada piuttosto di ammetterlo apertamente, in cuor mio sapevo che ormai era finita.
Inizia con queste parole L’ultimo faraone di Wilbur Smith, con le parole di un uomo – Taita, il protagonista di tutti i romanzi della saga egizia dell’autore – che vede avvicinarsi l’ineluttabile sconfitta a opera degli acerrimi nemici, gli Hyksos. Ed è a tutti gli effetti l’ultimo atto di un feroce scontro fra civiltà, quello che si va definendo in quel frangente. Taita è allo stesso tempo una sorta di sacerdote/stregone e un generale dell’esercito egizio, da sempre persona di fiducia della stirpe regnante. Ma soprattutto è uno strenuo difensore della civiltà egizia, quell’antico Egitto che ancora oggi esercita il suo fascino grazie alla sua civiltà particolarmente avanzata per l’epoca e ai numerosi misteri che ancora la ammantano.
Molti decenni prima le orde di hyksos erano apparse all’improvviso entro i confini del nostro Egitto, giungendo dalle desolate lande orientali. Il loro era un popolo selvaggio e crudele, privo di qualsivoglia dote, e disponeva di un unico elemento che lo rendeva invincibile in battaglia: il carro trainato da cavalli, che prima di allora noi egizi non avevamo mai visto né sentito nominare e che consideravamo una cosa orribile.Gli scontri di civiltà sono spesso dei punti cardinali della storiografia, e non a caso: è infatti soprattutto attraverso l’arte militare, l’epopea e la crudeltà delle guerre, a volte delle singole battaglie, a decidere le sorti di una regione, di un paese se non di un intero continente. E in molti casi a fare la differenza è proprio lo ‘stato dell’arte’ di un esercito in merito ai ritrovati bellici e alle tecniche di combattimento – come, nel brano appena riportato, il «carro trainato da cavalli». Ma proprio come succede in molti altri campi, anche in quello della guerra le mosse vincenti spesso nascono dalla capacità di imparare dal nemico, invece di arroccarsi sulle proprie posizioni.
... E L'INVENZIONE DI TAITA
Fortunatamente ero riuscito a catturare un gran numero di cavalli del nemico e a portarli con noi, scoprendo ben presto che, lungi dall’essere orrendi, erano gli animali più intelligenti e mansueti che esistessero. Avevo creato una mia versione del carro, più leggero, più rapido e più facile da manovrare di quello degli hyksos.
Chi leggerà L’ultimo faraone avrà modo di scoprire se l’espediente di Taita sarà sufficiente a ribaltare le sorti della guerra in quell’ultima, fatidica battaglia, e a salvare la civiltà egizia dall’essere totalmente travolta… Di certo l’abilità del narratore di razza, qual è Wilbur Smith, sa cogliere una verità fondamentale, riscontrabile in moltissimi episodi della storia antica e moderna. E cioè che in molte occasioni non sono le grandi strategie o le più accurate pianificazioni a fare la differenza. Sono i dettagli.
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