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Finalmente luce sul caso che ha avvolto la tragica fine di Francesco Bonifacio (1912-1946), beato della prima metà del secolo scorso. Una figura molto spesso dimenticata sia dalla storia che dalla coscienza collettiva. Grazie al libro di Marco Ravalico chiunque potrà conoscere la vita, la scomparsa e il martirio del giovane sacerdote proveniente dall’Istria, impreziosito della prefazione di monsignor Enrico Trevisi, vescovo di Trieste e dell’introduzione dello storico Roberto Spazzali.


L’ultima notizia di don Bonifacio è che venne prelevato l’11 settembre 1946 da un gruppo delle Guardie del popolo, presenti in Istria all’epoca dell’occupazione Jugoslava. Don Francesco venne fatto sparire misteriosamente mentre percorreva una strada di campagna e da lì non si sono mai più avuto notizie su di lui. Il suo nome venne eretto a simbolo di un’intera generazione che veniva perseguitata per il proprio orientamento religioso.
Il libro nasce dopo anni di ricerche e ispezioni da parte dell’autore tra archivi, documenti e memorie. Un lavoro che si è rivelato lungo e complesso, specialmente a causa dell’omertà che ha pervaso la comunità di Crassiza, ultimo luogo in cui don Bonifacio aveva avuto dimora. «... No so!... no me ricordo!... iera bruti tempi!...» (... non lo so!... non me lo ricordo!... erano tempi brutti!), si è sentito ripetere più volte lo scrittore.


Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il presidente del senato La Russa e la premier Giorgia Meloni a Palazzo Montecitorio in occasione della Celebrazione del Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata
(ANSA)L’indagine di Ravalico non si limita però alla cronaca del sequestro, ma scava nelle ragioni profonde di un oblio durato decenni. Perché un martirio riconosciuto dalla Chiesa ha incontrato così a lungo l’indifferenza delle autorità civili e perfino di alcuni ambienti ecclesiastici? Attraverso questa analisi morale e storica, il volume riaccende i riflettori su una delle pagine più buie del Novecento: quella persecuzione sistematica attuata dal regime comunista jugoslavo che, nell’estate del 1946, colpì duramente il clero locale, costringendo molti alla fuga e portando altri, come don Bonifacio, al sacrificio estremo.
Oggi, a distanza di ottant'anni, il lavoro di ricerca dell'autore sembra aver trovato un nuovo, fondamentale alleato. Se in passato il muro del silenzio pareva invalicabile, oggi le indagini proseguono anche grazie al supporto del governo croato. In linea con una legge del 2011 dedicata alle vittime del regime, sono infatti in corso sforzi per l'identificazione e la degna sepoltura dei resti degli scomparsi. Quello di Mario Ravalico si configura così non solo come un tributo a un beato, ma come un atto di giustizia storica necessario per restituire pace a una terra e a una memoria troppo a lungo calpestate.







